Bonifacio VIII nella Divina Commedia
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria in sinergia con la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 18 marzo 2026, nella sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso il settimo incontro “Bonifacio VIII nella Divina Commedia”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, Anagni, circa 1235 – Roma, 1303) fu papa della Chiesa cattolica dal 1294 al 1303. Figura di transizione tra il Medioevo e la prima età moderna, è ricordato per la sua affermazione dell’autorità papale e per la proclamazione del primo Giubileo cristiano nel 1300. Bonifacio VIII è legato soprattutto all’Inferno, Canto XIX, nella bolgia dei simoniaci (coloro che vendevano cariche ecclesiastiche). Le ragioni dell’odio di Dante nei confronti di papa Bonifacio VIII sono di natura morale e politica. Accusato di simonia e abuso del potere papale, per Dante, Bonifacio VIII rappresenta la degenerazione e corruzione della chiesa, e per l’intervento del papa nel conflitto politico di Firenze a favore dei Guelfi Neri, tali decisioni politiche provocarono l’allontanamento di Dante da Firenze.
Antigone, ultimo anello di una catena maledetta
Nell’ambito degli incontri promossi dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, venerdì 13 marzo 2026, nella Sala conferenze dello stesso Museo, nell’ambito del ciclo Tragedia on the stage (Siracusa-INDA stagione 2026) si è tenuto il secondo incontro “Antigone, ultimo anello di una catena maledetta” che rivedremo al teatro Greco di Siracusa. Ha introdotto la manifestazione Loreley Rosita Borruto, Presidente del CIS della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia Classica, dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Con il contributo di videoproiezione Paola Radici Colace ha proposto la rilettura scientifica della tragedia di Sofocle. Antigone è una giovane donna piena di coraggio, che lotta con tutte le sue forze per difendere la sua famiglia da un’ingiustizia subita, anteponendo alle leggi degli uomini quella del cuore e dell’amore, in una storia di ribellione contro soprusi e ingiustizie. Dopo una guerra a Tebe, i fratelli Eteocle e Polinice si uccidono a vicenda. Il nuovo re, Creonte, decide che Eteocle sarà sepolto con onori mentre Polinice, considerato traditore, dovrà restare insepolto. Creonte crede fermamente che la legge dello stato debba prevalere su qualsiasi altra considerazione, inclusi i legami familiari. La sua decisione di non seppellire Polinice, considerato un traditore, è motivata dalla necessità di affermare il potere e prevenire disordini. Quando una legge giusta diviene ingiusta? Quando è bene trasgredire una legge che confligge con altri valori supremi? Cosa fare quando la punizione inflitta da una legge è palesemente sproporzionata rispetto al gesto compiuto? E come la tragedia di Sofocle del V sec. a.C., incontriamo a più riprese riletture in chiave moderna della tragedia di Sofocle, che scardinano i rituali convenzionali di una giustizia che funziona in automatico, senza mai chiedersi, allora come oggi, cosa sia veramente ‘giusto’. Al dibattito, coordinato da Maria Caccamo Caltabiano, già Ordinario di Numismatica dell’Università di Messina, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria, sono intervenuti: Domenico Suraci, Caterina De Stefano, Caterina Silipo, Francesca Martorano, Carlo Caccamo, Maria Florinda Minniti.
Cormac McCarthy “La strada”
Nell’ambito del ciclo di Letteratura Mondiale di lingua Inglese”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, mercoledì 11 marzo 2026, presso la sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, hanno organizzato la conferenza: “Cormac Mccarthy “La strada”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. “La strada” è un romanzo post-apocalittico scritto da Cormac McCarthy e pubblicato nel 2006. È considerato uno dei suoi libri più celebri e ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007. Dal libro è stato tratto il film “The Road” (2009) diretto da John Hillcoat e interpretato da Viggo Mortensen nel ruolo del padre.
Alcesti di Euripide. Morte per sostituzione, vecchiaia e morte, il confine tra la vita e la morte
Nell’ambito degli incontri promossi dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, venerdì 20 febbraio 2026, nella Sala conferenze dello stesso Museo, nell’ambito del ciclo Tragedia on the stage (Siracusa-INDA stagione 2026) è stata proposta “Alcesti di Euripide. Morte per sostituzione, vecchiaia e morte, il confine tra la vita e la morte” che rivedremo al teatro Greco di Siracusa. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, Presidente del CIS della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia Classica, dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Con il contributo di videoproiezione Paola Radici Colace ha proposto la rilettura scientifica della tragedia per illustrare un racconto mitico che sollecita le nostre emozioni, ma, anche, per isolare i nodi critici del pensiero di Euripide a dimostrazione del fatto che i grandi tragici greci hanno portato sulla scena non racconti, ma problemi esistenziali dell’uomo, ancora oggi discussi e irris
Giacomo Leopardi oltre la siepe
Martedì 10 febbraio 2026, nei locali della Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS, con il patrocinio del comune di Reggio Calabria ha organizzato la conferenza “Giacomo Leopardi oltre la siepe”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Giuseppe Rando, Prof. Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università di Messina, Responsabile della Sezione Italianistica del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837), i suoi versi parlano all’uomo di ogni epoca, e per questo ancora oggi dopo tanti anni questa poesia conserva il suo fascino. “Oltre la siepe" in Leopardi si riferisce a un concetto chiave de L'infinito, dove la siepe (un ostacolo visivo concreto) stimola l'immaginazione a figurarsi spazi infiniti, silenzi sovrumani e una quiete assoluta, permettendo al pensiero di superare i limiti e le barriere che ci circondano per esplorare nuovi orizzonti, pensieri e prospettive. Leopardi oltre ad essere un grande poeta è stato anche un filosofo impegnato a pensare e a far pensare, forte della sua inclinazione alla dialettica ed alla continua sperimentazione di forme e parole.
Bruce Chatwin. Il sogno del nomadismo
Nell’ambito del ciclo di Letteratura Mondiale di lingua Inglese”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, giovedì 22 novembre 2026, presso la sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, hanno promosso la conferenza: “Bruce Chatwin. Il sogno del nomadismo”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Bruce Chatwin (Sheffield, 1940 – Nizza, 1989) è stato uno scrittore e viaggiatore britannico, autore di racconti di viaggio e romanzi, noto per opere come In Patagonia (1977), Sulla collina nera (1982), Le vie dei canti (1987) e Utz (1988), che esplorano temi di nomadismo, storia e antropologia, spesso mescolando finzione e resoconti di viaggio in uno stile unico. Le sue pubblicazioni includono anche Il viceré di Ouidah (1980) e raccolte postume come Che ci faccio qui? (1989) e Anatomia dell’irrequietezza (1996). La passione per il viaggio, la sete di libertà e la nostalgia dell'ignoto che caratterizzano il fenomeno del nomadismo, nel libro L'alternativa nomade, analizza le motivazioni profonde che spingono gli individui a vivere in movimento, abbandonando le radici e le comodità della vita sedentaria.
“Amore e destino. Figure femminili nei racconti di Corrado Alvaro”
Mercoledì 14 gennaio 2026, presso la Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, in sinergia con la stessa chiesa, ha organizzato la conferenza. “Amore e destino. Figure femminili nei racconti di Corrado Alvaro”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto multimediale ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Corrado Alvaro nei suoi racconti ha spesso rappresentato le donne con grande capacità di affrontare le difficoltà della vita, ma anche come figure vittime delle convenzioni sociali o delle circostanze. In "Gente in Aspromonte" o in altre novelle, le figure femminili, tratteggiate con sensibilità e profonda psicologia, emergono come protagoniste o come figure di sfondo che arricchiscono la narrazione e offrono uno sguardo sulle dinamiche sociali e culturali del suo tempo.

“L’anno che verrà: da Leopardi a Lucio Dalla”
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nella sala San Giorgio della stessa chiesa, mercoledì 17 dicembre 2025, hanno promosso la conferenza “L’anno che verrà: da Leopardi a Lucio Dalla”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. Paola Radici Colace, prendendo spunto dal titolo di una canzone di Lucio Dalla, “L’anno che verrà”, con il contributo di videoproiezione ha illustrato questo affascinate tema guidando il pubblico in un viaggio poetico e letterario. Per Leopardi il futuro non è mai luminoso, nei Canti e nello Zibaldone l’uomo vive proiettato in avanti, ma questa proiezione è un inganno, la speranza è un’illusione vitale, il domani è ciò che permette di sopportare il presente. In “L’anno che verrà” (1979), Lucio Dalla esprime speranza e riflessione sul futuro, con un messaggio di fiducia e rinnovamento, evocando l'idea di un nuovo anno che porta possibilità e cambiamenti positivi.
Aspettando il Natale: immagini, riflessioni, letture e musica
Promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, martedì 16 dicembre 2025, presso la Sala conferenze della Villetta “De Nava” si è tenuto l’incontro “Aspettando il Natale: immagini, riflessioni, letture e musica”. “Il nostro tempo sta vivendo una grave carestia di pace”. Nonostante il Natale abbia assunto aspetti e usanze volte al consumismo è sempre una festa religiosa dove la pace e l’amore sono i simboli che devono essere sempre presenti nel cammino dell’umanità. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto e sono intervenuti i poeti: Antonino Cotroneo. Giuseppe Ambrogio, Domenico Baronetto, Francesco Surace, Clelia Montella. Con il supporto di slides, il dott. Roberto Crupi, ha commentato il ruolo dei Magi. Per adorare Gesù percorrono un lungo cammino e portano oro, incenso e mirra, simboli di regalità, divinità e umanità. Ogni elemento del presepe ha un suo significato, che ci aiuta a comprendere meglio il messaggio del Natale.

Eros e Thanatos. Dal mito le origini della violenza di genere.
Promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, venerdì 12 dicembre 2025, si è svolta la conferenza “Eros e Thanatos. Dal Mito le origini della violenza di genere”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, Presidente del CIS della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia classica all’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria, con il contributo di videoproiezione, la relatrice ha illustrato questo affascinate tema guidando il pubblico in un viaggio nel tempo tra mito e letteratura sul dualismo di Eros e Thanatos. Dopo avere elencato le opere più emblematiche di autori classici che nelle loro opere anno trattato amore e morte, ha evidenziato che i grandi libri della mitologia greca nell’utilizzare i personaggi femminili, viene fuori una singolare quanto macabra storia di violenze, abusi, rapimenti. Nella letteratura di ogni tempo due parole emergono sempre con tragica ieraticità: Eros e Thanatos il dio dell’amore, ragazzino capriccioso, i cui scherzi non salvano alcun uomo mortale o immortale; il dio della morte, figlio della Notte e fratello del Sonno, dal cuore insensibile. Da queste storie viene fuori una singolare pratica di violenza, abusi, omicidi, rapimenti ai danni di una folla di donne, ninfe, comuni mortali, amate, possedute, abbandonate e punite dai maschi. Alla violenza nell’uso e abuso dei corpi femminili, si affianca lo stupro presentato come una sorta di rito di iniziazione, come un’entrata nel mondo adulto. Dai sarcofagi dell’antica Roma al Tintoretto, da Tiziano a Degas, molti grandi artisti hanno più o meno consapevolmente contribuito a tramandare l’immagine di una donna oggetto del desiderio maschile, sculture, dipinti, che raccontano di figure femminili del mito e della storia abusate, violate, rapite: Proserpina, Lucrezia, Susanna e molte altre. Ed è come se, sublimata attraverso l’arte, la violenza maschile sul corpo femminile sia diventata una forma di erotismo. Nel corso della vita, l’amore, oltre ad essere una forza vitale e creativa, può anche portare alla sofferenza e alla distruzione.
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“La faccia oscura della luna” di Pasquale Ippolito, Laruffa Editore
Mercoledì 10 dicembre 2025, nel Salone dei Lampadari “Italo Falcomatà” di Palazzo San Giorgio, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS, e l’Assessorato Welfare e politiche della famiglia, minoranze linguistiche e identità territoriale del comune di Reggio Calabria hanno presentato il volume “La faccia oscura della luna” di Pasquale Ippolito, magistrato, scrittore (Caltanissetta, 1937 – Reggio Calabria 2014), Laruffa Editore. Hanno introdotto l’incontro: Lucia Anita Nucera, assessora con delega al Welfare e politiche della famiglia. Minoranze linguistiche e identità territoriale, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Hanno relazionato: Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore Scientifico e presidente della Sezione Antichistica del CIS della Calabria; e Daniele Cananzi, prof. Ordinario di Filosofia del Diritto DiGiES, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico CIS della Calabria. Ha concluso la manifestazione la moglie dello scrittore, Natina Cristiano Ippolito, presidente Fnism, sezione di Reggio Calabria, presidente del Premio Internazionale Marco& Alberto Ippolito, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria.
Inferno, canto XXXIII “Il conte Ugolino”
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nella sala San Giorgio della stessa chiesa, mercoledì 3 dicembre 2025, hanno organizzato il sesto incontro “Inferno, Canto XXXIII – Il conte Ugolino”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. Siamo nel nono cerchio dell’Inferno, nella zona dei traditori della patria, in uno dei punti più bassi dell’Inferno. La vicenda del Canto 33 si svolge in una delle quattro zone del nono cerchio. Il lago Cocito è diviso in quattro zone concentriche, ognuna delle quali punisce un tipo specifico di traditore. Dante incontra Ugolino della Gherardesca, condannato insieme all’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini. Ugolino, nobile pisano, nato da un’antica famiglia feudale ghibellina intorno al 1210. In quanto consuocero del re di Sardegna Enzo, figlio di Federico II, ne divenne ben presto vicario; fu così che, legato da un'amicizia profonda e filiale col ramo pisano dei Visconti, il conte Ugolino si avvicinò al partito guelfo, abbandonando la linea politica della famiglia. Nel 1284 partecipò alla battaglia navale della Meloria, nella quale Pisa venne sconfitta da Genova, allora alleata di Firenze e Lucca. Secondo alcune testimonianze Ugolino avrebbe provato a fuggire durante la battaglia, generando il sospetto che fosse un codardo e disertore. Incarcerato nella torre della Muda con due figli e due nipoti. Abbandonati e senza cibo i cinque morirono di fame, probabilmente nel marzo del 1289.
Presentazione volume “Soffio in Calabria”, romanzo di Barbara Collet, Città del Sole Edizioni
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, nella sala conferenze della Biblioteca Villetta “P. De Nava”, martedì 11 novembre 2025, ha presentato il romanzo “Soffio in Calabria di Barbara Collet, Città del Sole Edizioni”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, hanno parlato del libro Caterina Silipo, già docente di scuola media. scrittrice e poetessa, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria, e l’autrice, Barbara Collet. La storia nasce, si sviluppa, nella Calabria meridionale del 1985, dove vive Antonio, padre di famiglia e priore della Confraternita dell’Ordine Carmelitano di giorno, archeologo appassionato di notte, alla ricerca di tracce che testimonino la presenza ebraica nella storia culturale calabrese. Infatti assieme a David, archeologo d’origini francesi, nei pressi di Bova, scoprono un’antica sinagoga, sconosciuta alla storiografia ufficiale. Barbara Collet, moglie di Serge Collet, antropologo del CNR francese, studioso delle realtà dei pescatori del Mediterraneo, racconta l’intreccio di verità e sotterfugio, lealtà e rischio, religione e interessi, identità e sopravvivenza, corruzione e ‘ndrangheta, costruendo un romanzo che, in un crescendo rossiniano, culmina in un omicidio. Con il titolo “Bella Calabria, compreso l’omicidio” il libro della Collet è stato pubblicato inizialmente solo in Germania, dove ha riscosso grande successo. Tradotto in italiano, con il titolo “Soffio in Calabria” è stato presentato per la prima volta in Italia a Roma, alla Camera dei Deputati. Barbara Collet di origini tedesche, ha lavorato ad Amburgo, Parigi, Alessabdria d’Egitto. Nel 1986, seguendo il marito Serge Collet, studioso e archeologo di fama internazionale si trasferisce nella provincia di Reggio Calabria.
Tagore: la poesia della natura
Nell’ambito del ciclo di Letteratura Mondiale di lingua Inglese”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, mercoledì 5 novembre 2025, presso la sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, hanno promosso la conferenza: “Tagore: la poesia della natura”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Rabindranath Tagore, poeta, prosatore, drammaturgo e filosofo bengalese (Calcutta 7 maggio 1861, Calcutta 7 agosto 1941), Premio Nobel nel 1913, ha scritto con profonda sensibilità e amore sulla natura, considerandola una fonte inesauribile di ispirazione, bellezza e spiritualità. Nei suoi versi Tagore vede la natura non solo come un insieme di elementi fisici, ma come un'espressione vivente della divinità. La poesia della natura riflette un rapporto intimo e contemplativo con il mondo naturale, che spesso si fonde con temi di spiritualità, umanità e universalità.
Incontro con la poesia di Giancarlo Pontiggia e Fabio Scotto
Inserito nella “Cattedra Internazionale di Poesia del CIS, sezione Maria Luisa Spaziani, Yves Bonnefoy e Rodolfo Chirico”, martedì 28 ottobre 2025, sulla Terrazza del MArRC si è svolto il primo incontro di poesia e letteratura con la partecipazione di due illustri letterati: Giancarlo Pontiggia, poeta, critico letterario e scrittore, e Fabio Scotto, poeta, saggista, traduttore, prof. Ordinario di Letteratura francese all’Università di Bergamo. Sono intervenuti: Daniele Cananzi, per l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria; Paola Radici Colace, presidente della Cattedra di Poesia sezione Maria Luisa Spaziani; René Corona, presidente della Cattedra Internazionale di Poesia del CIS, sezione “Rodolfo Chirico”. Ottavio Amaro Prof. di Composizione Architettonica dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Durante l’incontro ci sono stati interventi musicali a cura degli artisti: Caterina Verduci, voce e percussioni; Alessandro Calcaramo, chitarra classica; Dario Siclari, flauto traverso. Giancarlo Pontiggia e Fabio Scotto
Dante Inferno Canto VII: “Pluto il dio cieco della ricchezza tra avari e prodighi, attaccamento ai beni terreni, negazione della salvezza”.
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, nella sala conferenze della Biblioteca Villetta “P. De Nava”, martedì 21 ottobre 2025, ha organizzato il quinto incontro “Pluto il dio cieco della ricchezza tra avari e prodighi, attaccamento ai beni terreni, negazione della salvezza”, Dante, Inferno Canto VII. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione, ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. Nel settimo Canto dell’Inferno Dante e Virgilio si trovano sulla soglia del quarto cerchio, dove incontrano il demonio Pluto che appare come un mostro con un volto minaccioso e una bocca spalancata, simbolo della cupidigia e dell'avidità, che sono i peccati che egli rappresenta. Sia gli avari sia i prodighi, puniti nel quarto cerchio, fecero un cattivo uso del denaro in vita: i primi perché lo accumularono; i secondi perché lo sperperarono.
Questo mare è pieno di voci. I miti dello Stretto fra Reggio e Messina
Mercoledì 3 settembre 2025, nello spazio del Chiostro San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, in sinergia con la stessa chiesa, nell’ambito degli incontri “Estate 2025 al Chiostro San Giorgio”, hanno promosso la conferenza. “Questo mare è pieno di voci. I miti dello Stretto fra Reggio e Messina”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto. presidente del Cis della Calabria. Con il supporto multimediale ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. L’Area dello Stretto di Scilla e Cariddi ha originato il più fitto “concentrato di miti” che abbiano alimentato l’immaginario collettivo dell’Occidente. La relatrice Maria Florinda Minniti, attraverso una video proiezione di immagini, narrazioni e musica, ha illustrato e commentato atmosfere misteriose ed affascinanti.
Il cibo come metafora dell’esistenza nella letteratura di lingua Inglese
Nell’ambito degli incontri “Estate 2025 al chiostro San Giorgio”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, nello spazio del Chiostro San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso la conferenza: “Il cibo come metafora dell’esistenza nella letteratura di lingua Inglese”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Nella letteratura inglese, il cibo spesso va oltre la sua funzione primaria di nutrimento per diventare una potente metafora. Nel concludere l’interessante carrella di autori classici della letteratura inglese del passato, Silvana Comi ha sottolineato che il cibo non è solo un elemento quotidiano e necessario per la sopravvivenza, ma, quando inserito nella narrativa, diventa simbolo, strumento di caratterizzazione e metafora di aspetti complessi della vita umana, delle relazioni sociali e delle dinamiche culturali.
Presentazione del romanzo “Odio innocente” del criminologo Domenico Romeo
Mercoledì 6 agosto 2025, presso il Chiostro della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, in sinergia con la stessa chiesa, nell’ambito degli incontri “Estate 2025 al Chiostro San Giorgio”, hanno promosso l’incontro con lo scrittore Domenico Romeo autore del romanzo “Odio innocente”. L’ossessione armata di un uomo, nel ventre degli anni settanta, Armando editore. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto. presidente del Cis della Calabria. Sono intervenuti: Filippo Quartuccio, consigliere delegato alla Cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria; Mila Lucisano, docente di Italiano e Latino al liceo scientifico “L. Da Vinci” di Reggio Calabria; Carlo Morace, avvocato; l’autore Domenico Romeo, docente di Criminologia presso il Master di Criminologia Promethes Calabria. L’uccisione di Pier Paolo Pasolini fa esplodere anime violente e fragili, realtà borderline. Viene così sconvolta la vita di Matteo, protagonista del romanzo ma, anche, uomo di Stato. Matteo, appartenente al neofascismo militante e violento, ossessionato dalla figura di Pasolini e dalla sua morte al punto da cercare la verità sul caso come ragione di vita. In un noir mozzafiato, dal titolo ossimorico “Odio innocente” i protagonisti del romanzo di Domenico Romeo si trovano immersi fra eversione clandestina, traffico di droga, infiltrati, malavita organizzata e attivismo marxista leninista.
Presentazione romanzo “Nessuno lo deve sapere” di Stefano Sofi
Martedì 5 agosto 2025, alla Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, nell’ambito della “Estate Reggina 2025”, il Comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria (CIS) e la Biblioteca “De Nava” hanno organizzato la presentazione del romanzo noir “Nessuno lo deve Sapere” di Stefano Sofi. Sono intervenute Sabrina Versaci, funzionario della Biblioteca “De Nava”, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Ha parlato del romanzo noir “Nessuno lo deve sapere” Francesco Zuccarello Cimino, Console del Club di territorio di Reggio Calabria del Touring Club Italiano. Stefano Sofi, giornalista professionista, autore di volumi di poesie e di opere teatrali, ha ricordato al numeroso pubblico presente che il romanzo noir “Nessuno lo deve sapere”, ha come scenario la costa ionica calabrese. Il romanzo inizia con la sparizione di un cuoco di origini albanesi. Il boss locale, per cui il cuoco lavorava, si rivolge all’investigatore privato Michele Cardini per evitare che la polizia si interessi dei suoi affari. Con l’aiuto dell’amico Rocco, l’investigatore Cardini si accorge ben presto che dietro la scomparsa del cuoco c’è un fitto groviglio di inganni e depistaggi, un mondo popolato da personaggi che non sono quel che sembrano.
“Dalla Tebe di Sofocle alla Montreal di oggi Antigone parla ancora”
“Dalla Tebe di Sofocle alla Montreal di oggi Antigone parla ancora” è stato il titolo della conferenza promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria che si è tenuta, martedì 2 agosto c. a., sulla terrazza dello stesso Museo. Hanno aperto i lavori gli interventi di Daniela Sapone, funzionario del MArRC, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radice Colace, già ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. Nella tragedia di Sofocle del V sec. a.C., ambientata nella città di Tebe, Antigone e i suoi fratelli, Eteocle e Polinice, e Ismene, figli di Edipo, portano il peso di una maledizione che li costringe a vivere tragedie e conflitti inesorabili. Nel corso del Novecento, ha sottolineato Paola Radici Colace, numerose riletture cinematografiche e teatrali della tragedia di Sofocle sono state riproposte in chiave moderna. Nel film premiato in tutto il mondo e candidato agli Oscar 2020 Antigone parla ancora. Dalla Tebe di Sofocle alla Montréal di oggi, la regista canadese Sophie Deraspe si ispira ad una storia vera per rileggere in chiave moderna il personaggio di Antigone, partendo da un fatto di cronaca reale per proporre una moderna rivisitazione della tragedia di Sofocle. La sceneggiatura di Antigone, scritta dalla medesima regista, si ispira ad una sparatoria del 2008 avvenuta a Montréal, nella quale fu ucciso un immigrato onduregno di appena 18 anni, Fredy Villanueva, incensurato e arrivato in Québec nel 1998 con il fratello Dany e le tre sorelle (Patricia, Wendy e Lilian) per ricongiungersi ai genitori. Fredy si trovava con Dany e altre tre persone nel parcheggio dell’Henri-Bourassa Arena, quando due agenti della polizia hanno chiesto loro i documenti, al rifiuto di fornire le generalità è seguita una colluttazione e una sparatoria: ad avere la peggio è stato Fredy, colpito da due proiettili sparati dai poliziotti. Anche qui Antigone è una giovane donna piena di coraggio, che lotta con tutte le sue forze per difendere la sua famiglia da un’ingiustizia subita, anteponendo alle leggi degli uomini quella del cuore e dell’amore, in una storia di ribellione contro l’ingiustizia di profonda attualità. Il senso del film è ripercorrere la tragedia greca per rivitalizzarne il senso con la proposta ancora una volta delle questioni mai risolte che ci accompagnano dalla Tebe di Sofocle alla Montréal (e non solo) di oggi: quando una legge giusta diviene ingiusta? Quando è bene trasgredire una legge che confligge con altri valori supremi? Cosa fare quando la punizione inflitta da una legge è palesemente sproporzionata rispetto al gesto compiuto? E come la tragedia di Sofocle del V sec. a.C., anche il film del 2019 scardina i rituali convenzionali di una giustizia che funziona in automatico, senza mai chiedersi, allora come oggi, cosa sia veramente ‘giusto’. Sono intervenuti al dibattito gli avvocati: Mimmo Laganà e Luciano Maria Delfino.
Reading di poesia dialettale, musica e canto
Per il ciclo “Miti e suggestioni nelle voci del Sud”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, mercoledì 16 luglio 2025, presso il Chiostro della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, in sinergia con la stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di incontri “Estate 2025 al Chiostro San Giorgio” hanno organizzato la manifestazione “Reading di poesia dialettale, musica e canto”. Sono intervenuti: Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria; Giuseppe Bova, presidente del Circolo Culturale Rhegium Julii. Ha condotto e moderato la manifestazione il poeta Arturo Cafarelli. Hanno partecipato i poeti: Giuseppe Ambrogio; Pasquale Borruto; Pina De Felice; Roberto Delfino, Domenico Antonio Sgrò. Durante l’incontro ci sono stati degli intermezzi musicali a cura di: Francesca Anglisano, cantante; Paolo Fotia, alla Fisarmonica; Vincenzo Tuscano e Dario Verardo, alla Chitarra.
Il Canzoniere di Francesco Petrarca. L’amore, il dissidio interiore, la vanità del tutto
Venerdì 11 luglio 2025, al Chiostro San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa Chiesa, hanno promosso la conferenza “Il Canzoniere di Francesco Petrarca. L’amore, il dissidio interiore, la vanità del tutto”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, con il contributo di slides, Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria, ha illustrato il viaggio poetico di Francesco Petrarca tra amore, tempo e spiritualità. Molte delle opere di Francesco Petrarca (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 19 luglio 1374) sono in latino, in lingua volgare sono solo le liriche del Canzoniere e un poema allegorico, i Trionfi, rimasto incompiuto. Il Canzoniere di Petrarca è uno dei capolavori della poesia italiana, affronta l’amore come fonte di elevazione e di sofferenza, il dissidio interiore come lotta tra desiderio e ragione, e la vanità come consapevolezza della caducità della vita. Questi temi rendono l’opera universale e ancora oggi attuale, testimonianza della complessità dell’animo umano e della ricerca di senso in un mondo di breve durata. Il poeta attraverso la sua opera riflette sull’effimero delle passioni e delle ambizioni, affermando l’inutilità delle cose mondane e l’importanza di cercare valori spirituali più duraturi.
Intelligenza emotiva. Dalla poesia alla letteratura Greca. Dall’antichità un modello di analisi dei sentimenti
Con l’incontro di martedì primo luglio è iniziata la programmazione promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria in sinergia con il Comune di Reggio Calabria e la Biblioteca “De Nava”, nell’ambito dell’Estate reggina 2025. “Intelligenza emotiva. Dalla poesia alla letteratura Greca. Dall’antichità un modello di analisi dei sentimenti” è stato il titolo della conferenza. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Con l’ausilio di video proiezione la relatrice ha sottolineato che L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni: le proprie e quelle degli altri. Essa non è un tratto innato ma è un’abilità suscettibile di sviluppo e affinamento attraverso l’esercizio continuo e l’acquisizione di nuove conoscenze. Nell’antica Grecia, la poesia era uno strumento principale per comunicare emozioni, desideri e riflessioni sull’esperienza umana. Nelle opere epiche di Omero, i sentimenti di gloria, onore, paura e dolore venivano espressi attraverso epica e lirica. Nella poesia lirica di Saffo e Alceo, i sentimenti abbracciano, con immediatezza, una gamma di sensazioni: amore, gelosia, nostalgia e malinconia. Nei frammenti rimasti, Saffo racconta quasi esclusivamente l’amore. Sentimento talvolta non corrisposto, altre volte non consumato. L’amore, per Saffo, è un sentimento totalizzante, che invade il cuore, la mente e il corpo, i sogni e la realtà circostante. Concreto, fisico, viscerale, accompagnato da emozioni contrastanti: gioia, gelosia, esaltazione, tormento, ma anche sola ragione di vita, respiro e luce. Ha inoltre sostenuto Paola Radici Colace, che nel trattato sulla “Malattia Sacra” Ippocrate afferma che a causa di questa inondazione di umore “subito il corpo rabbrividisce, senza poter parlare, non respira e il cervello si compatta e il sangue ristagna”, forse Ippocrate nel V secolo prese come exemplum proprio il carme di Saffo. L’eredità della poesia e della letteratura greca forniscono un modello antico ma ancora attuale di analisi dei sentimenti che permette di approfondire non solo la psicologia dei personaggi antichi, ma anche di riflettere sulla natura universale delle emozioni.
Purgatorio Canto I Catone Uticense simbolo di Giustizia e Libertà
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis 2025, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nel salone della stessa chiesa, giovedì 19 giugno 2025, si è tenuta la quinta lezione “Purgatorio Canto I Catone Uticense simbolo di Giustizia e Libertà”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, con il supporto di slides ha relazionato Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Nel "Purgatorio", Canto I, viene descritto l'ingresso nel monte del Purgatorio e in questa atmosfera chiara e serena, Dante e Virgilio incontrano Marco Porcio Catone, avversario di Cesare, morto suicida, egli è spesso associato come simbolo di giustizia e libertà nelle interpretazioni e nelle rappresentazioni della "Divina Commedia". La figura di Catone l’Uticense rappresenta l'ideale di virtù civica e di resistenza ai compromessi morali, incarnando i valori di giustizia e libertà che Dante ammirava e promuoveva.
“Carpe Diem. Le Odi di Orazio, capolavoro della poesia lirica latina”
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 11 giugno 2025, nella Sala San Giorgio della stessa chiesa hanno promosso la conferenza “Carpe Diem. Le Odi di Orazio, capolavoro della poesia lirica latina”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di slides ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Carpe Diem", letteralmente "Cogli l’attimo", è il motivo più noto delle Odi di Orazio, dove il più grande poeta della poesia lirica dell’antica Roma, invita a godere delle gioie della vita senza rimandarle, poiché il tempo fugge inesorabilmente. Nelle Odi, Orazio riesce a combinare temi filosofici con riflessioni sulla vita quotidiana, sull’amore, sulla natura e sulla fortuna. L’opera di Orazio è composta da circa 100 Carmina, raccolti in tre libri scritti tra il 30 e il 23 a. C.
“Mari d’amuri e d’odio”. Amanti Stretti tra Amore e Morte. Una traversata nel tempo tra mito e letteratura
Martedì 10 giugno 2025 presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, nell’ambito della “Primavera Reggina 2025”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria (CIS), con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, ha organizzato la conferenza: “Mari d’amuri e d’odio”. Amanti Stretti tra Amore e Morte. Una traversata nel tempo tra mito e letteratura. Dopo i saluti di Sabrina Versaci, funzionario della Biblioteca “De Nava”, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha introdotto l’incontro Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, presidente onorario e direttore Scientifico del CIS della Calabria. Ha relazionato Rosa Santoro, Prof. di Letteratura Latina presso il Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Con il supporto di video proiezione, la prof.ssa Santoro ha fatto un viaggio nel tempo tra mito e letteratura sul dualismo di Eros e Thanatos.
Presentazione volume “Inventario” raccolta poetica di Arturo Cafarelli
Giovedì 5 giugno 2025, all’Università della Terza Età di Reggio Calabria è stato presentato il volume “Inventario”, raccolta poetica di Arturo Cafarelli. Sono intervenuti: Francesco Cernuto, per l’Università della Terza Età; Giuseppe Bova, presidente del Rhegium Julii; Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Hanno relazionato: Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente Onorario e Direttore Scientifico del CIS della Calabria; Daniela Scuncia, critico letterario. Ha chiuso i lavori l’autore Arturo Cafarelli. Durante la manifestazione il Maestro Luisa Chiovaro ha eseguito numerosi brani musicali. L’opera di Cafarelli raccoglie le poesie più significative scritte in lingua italiana. Raccolta accurata e tematicamente organizzata in sezioni che riflettono i principali leitmotiv della sua poetica: Amore, memoria, tempo. riflessioni sulla vita e sulla morte e il senso dell’esistenza umana. Arturo Cafarelli è autore di numerose raccolte in lingua e in dialetto reggino. Ricordiamo: “Alba Nova”, poesie dialettali reggine (ed. Gangemi, “L’imbuto” (ed. Rhegium Julii, 2000). Cafarelli è componente degli “Artisti Reggini della Sanità” che hanno rappresentato e pubblicato altri suoi testi teatrali: “I quattro Magi”, “Un Natale cibernetico”, “La scommessa”, “Andropausa”, “Il gigante Nano, (scritta insieme a Pasquale Borruto), Nel contesto di un’azione di recupero e valorizzazione della letteratura sommersa, ha curato le opere di Alfredo Emo, Vincenzo Spinoso, Anonimo cittanovese. Il poeta Arturo Cafarelli, inoltre, è presente nell’Antologia della letteratura calabrese di Antonio Piromalli e Carmine Chiodo (ed. Pellegrini, 2000), ne L’altro novecento - Panorama della poesia dialettale di Vittoriano Esposito (ed. Bastogi, 2001) e sul Il Maurolico, Giornale Storia Scienze Lettere e Arti con la recensione al libro Lingua Nova. Poesie in dialetto reggino. Edizioni Rhegium Julii, 2023, a cura del Prof. Paola Radici Colace.
Presentazione il romanzo “MESSAGGIO DI VENTO” di Domenico Baronetto – Città del Sole Edizioni
Sabato 31 maggio 2025 – Ore 18:00 – Spazio Open Via Filippini 23/25 Reggio Calabria
OPEN, ANASSILAOS E CIS DELLA CALABRIA
Presentazione il romanzo “MESSAGGIO DI VENTO” di Domenico Baronetto – Città del Sole Edizioni
Intervengono: Antonella Cuzzocrea (Editore Città del Sole), Loreley Rosita Borruto (Presidente del CIS della
Calabria); Stefano Iorfida (Presidente Associazione Culturale Anassilaos)
Relaziona: Daniela Scuncia (Scrittrice e saggista).
Conclusioni: l’autore Domenico Baronetto
“Il mulino sulla Floss” di George Eliot (pseudonimo di Mary Ann Evans)
Mercoledì 28 marzo 2025, presso la Sala conferenze San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di incontri sulla letteratura di lingua Inglese, hanno discusso e analizzato il romanzo “Il mulino sulla Floss”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. "Il Mulino sulla Floss" (titolo originale in inglese: "The Mill on the Floss") è un romanzo scritto da George Eliot, pseudonimo di Mary Ann Evans (1819, Nuneaton, Regno Unito – 1880, Chelsea, Londra), pubblicato per la prima volta nel 1860. È considerato uno dei capolavori della letteratura inglese vittoriana. Il romanzo narra la storia di due fratelli, Tom e Maggie Tulliver, che crescono in un villaggio rurale dell'Inghilterra nel XIX secolo. È un romanzo sociale, ma anche di formazione, di una crescita morale che fiorisce nel perdono e nel riavvicinamento dei due protagonisti che persino “nella Morte non furono divisi”. È un resoconto completo dell’epoca, del modo di agire, di pensare, di confrontarsi. La famiglia, l'educazione, le ingiustizie sociali, il conflitto tra passione e ragione, e la lotta tra i desideri individuali e le aspettative sociali sono i temi trattati dal romanzo attraverso una approfondita analisi psicologica dei personaggi. George Eliot ha la capacità di gestire il passaggio dal generale al particolare, mettendo soprattutto a nudo le anime dei suoi personaggi rappresentando i loro conflitti più intimi e facendo emergere le cause che determinano le azioni umane. Ha inoltre sottolineato Silvana Comi che “Il mulino sulla Floss” è un’opera che riflette sulla natura umana e sulla società inglese del tempo caratterizzata dalla rivoluzione industriale e da importanti riforme politiche e sociali. L’autrice Mary Ann dimostra nelle pagine la coerenza con le sue scelte di vita. Il suo pensiero libero si esprime nella scrittura come nel suo percorso personale, oltre ogni pregiudizio convenzione e sociale.
Eschilo dall’Iliade al Teatro Tragico
Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, hanno promosso la conferenza “Io vivo delle briciole di Omero”. Eschilo dall’Iliade al Teatro Tragico”. Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha sottolineato che Eschilo nelle sue opere ha compiuto un percorso dalla narrazione epica dell’Iliade alla creazione di opere teatrali tragiche. Paola Radici Colace, già prof. ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, con il supporto di slides ha ricordato che Omero è stato il primo drammaturgo del mondo antico, la sua poesia ha sedimentato nei campi di tutto il sapere umano con risultati inimitabili in ciascuna disciplina. Già Platone aveva sostenuto che Omero fu il “padre” della tragedia. A questo riconoscimento Aristotele avrebbe aggiunto anche la paternità della commedia. Eschilo, nel "Prometeo" affronta temi come il potere, la ribellione contro l'autorità. La trilogia "Orestea", composta da "Agamennone", "Le Coefore" e "Eumenidi", approfondisce questioni di giustizia, vendetta e riconciliazione all’interno della famiglia degli Atridi. I poemi omerici, precursori della tragedia e della commedia, hanno anche fornito modelli narrativi e caratteri che sono stati ripresi e adattati in diverse opere teatrali nel corso dei secoli.
Biografia e letteratura di Corrado Alvaro
Giovedì 17 aprile 2025, alle ore 17:00, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava”, la Biblioteca “De Nava” di Reggio Calabria, l’Associazione Culturale Anassilaos e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria e della Fondazione Alvaro, nell’ambito delle “Giornate Alvariane nel 130° anniversario della nascita di Corrado Alvaro (1895 – 1956), hanno promosso l’incontro “Biografia e letteratura di Corrado Alvaro”. Sono intervenuti: Daniela Neri, Responsabile della Biblioteca “De Nava”; Stefano Iorfida, Presidente dell’Associazione Culturale Anassilaos; Loreley Rosita Borruto, Presidente del CIS della Calabria. Ha relazionato la scrittrice Daniela Scuncia. Ha letto brani scelti lo scrittore Carlo Menga.
“Elettra” di Sofocle: eroina della vendetta
Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, mercoledì 16 aprile 2025, nella Sala conferenze del MArRC, si è tenuto l'evento “Elettra di Sofocle: eroina della vendetta”. Sono intervenuti Stefano Iorfida, presidente dell’Associazione Culturale Anassilaos e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia Classica dell’università di Messina, presidente della sezione Antichistica del CIS della Calabria. La tragedia di Sofocle, dedicata ad Elettra, figlia emarginata di Agamennone, le cui azioni sono mosse da odio, vendetta e rimorso. Prima del ritorno di Oreste, Elettra vive in casa come una schiava (lei, che è in realtà una principessa), quando le viene detto che suo fratello è morto nasce in lei il proposito di farsi giustizia da sola, mossa dal suo incrollabile odio per Egisto e Clitennestra. La presenza in scena del fratello Oreste spinge gli spettatori a riflettere su questo immenso dramma familiare. La vittoria che perseguono si rivela, in realtà, una “triste sozzura” e, in questa storia, nessuno invocherà la Giustizia, né la Verità. Il viaggio nel tempo iniziato duemilacinquecento anni fa e che dura fino ai nostri giorni ha trasformato una tragedia greca in terapia familiare, in analisi psico-mitologica il rapporto tra genitori e figli, e tra fratelli”.
Il teatro di Corrado Alvaro
Promosso dalla Biblioteca “Pietro De Nava” congiuntamente con il Centro Scrittori della Calabria (CIS) e l’Associazione Culturale Anassilaos, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria e della Fondazione Corrado Alvaro, nell’ambito degli incontri dedicati a Corrado Alvaro (1895-1956) nel 130° della nascita del grande scrittore di San Luca, martedì 15 aprile, presso la Sala Giuffrè della Biblioteca, si è svolto il terzo evento dal titolo “Il teatro di Corrado Alvaro”. Sono intervenuti: Daniela Neri, Responsabile della Biblioteca “De Nava”, Stefano Iorfida, Presidente Associazione Culturale Anassilaos, Loreley Rosita Borruto, Presidente CIS Calabria. Ha relazionato la Prof.ssa Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia Classica presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, Presidente Onorario, Direttore scientifico e Presidente della Sezione Antichistica del CIS della Calabria. Alvaro è stato il più grande meridionale ad avere illustrato con le sue opere la realtà europea unita alla tradizione culturale calabrese. Grazie ai suoi studi parte dei quali compiuti sotto l’egida del grecista Rocci, Alvaro aveva infatti un’ottima conoscenza della cultura classica, verso la quale aveva sempre manifestato un sentito coinvolgimento, dovuto anche e soprattutto dalla sua provenienza da una regione un tempo parte della Magna Grecia. Alvaro manterrà sempre un profondo legame con la sua Calabria, e, conseguentemente, con il mondo classico. La storia di Medea poi interseca quasi la storia personale di Alvaro che, esattamente come l’eroina greca, aveva avuto esperienza diretta di persecuzione e di esilio. Riscrivere la storia di Medea diventa, quindi, per Alvaro un’occasione propizia per raggiungere più obiettivi: rinsaldare il suo legame con il classicismo e raccontare il dolore e le ingiustizie patite dagli uomini del suo tempo.
Modello di santità nell’ascesa verso la visione di Dio”, (Paradiso XXXI – XXXIII)
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nel salone della stessa chiesa, mercoledì 9 aprile 2025 hanno promosso il quinto incontro “Modello di santità nell’ascesa verso la visione di Dio”, (Paradiso XXXI – XXXIII). Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Attraverso video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, Presidente Onorario, Direttore Scientifico e Presidente della sezione Antichistica del CIS della Calabria. Nel Canto xxxI Dante e Beatrice si trovano nel cielo delle stelle fisse e assistono alla gloria di Dio. Questo Canto è caratterizzato da un profondo senso di contemplazione e di amore divino, mentre i personaggi si preparano a vedere Dio. Nel Canto XXXIII Dante descrive la sua esperienza di fronte alla luce divina, che rappresenta l’essenza di Dio. La profondità del mistero divino e l'ineffabilità della visione sono temi centrali e Dante racconta con stupore e ammirazione lo spettacolo tripudiante dell’Empireo, l'interna intuizione del Paradiso come simulacro esemplare dell'anima, e, nello stesso tempo, la struggente incapacità a raffigurarne con linguaggio umano la grandezza dei suoi misteri.
Il mito di Napoleone nella letteratura
Mercoledì 2 aprile 2025, nella Sala conferenze di San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, hanno organizzato l’incontro: “Il mito di Napoleone nella letteratura”. Ha introdotto la conferenza Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il supporto di video proiezione, ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del comitato Scientifico del CIS della Calabria. Nella sua articolata e interessante relazione, la relatrice, con il supporto di slides, dopo avere illustrato gli eventi storici di Napoleone, si è soffermata sui numerosi scrittori che, in vari modi, a seconda del contesto storico e culturale, hanno espresso connotazioni diverse: da eroe a tiranno, da genio militare a simbolo di ambizione e caduta. Giacomo Leopardi nello Zibaldone definisce “dispotico” il suo esercizio del potere. Ugo Foscolo nell’ode “A Bonaparte liberatore” vede nell’eroe francese l’uomo che riuscirà a rendere libera l’Italia dalla dominazione austriaca. Ben presto esprime la delusione per la cessione di Venezia agli Austriaci col trattato di Campoformio. Vincenzo Monti prevale il tono encomiastico. Nel poemetto Prometeo, Napoleone è paragonato all’eroe mitologico che rubò il fuoco agli dei. Ad Alessandro Manzoni interessa non Napoleone politico, ma Napoleone uomo, emblema di una gloria incerta ed effimera in confronto all’eternità. Il mito di Napoleone ha permeato anche la cultura popolare, influenzando film, opere teatrali e persino canzoni.
Spesso il male di vivere ho incontrato”, 1925, Eugenio Montale pubblica “Ossi di seppia”
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio della Città di Reggio Calabria, martedì 18 marzo 2025, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava” ha promosso la conversazione: “Spesso il male di vivere ho incontrato”, 1925, Eugenio Montale pubblica “Ossi di seppia”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Con l’ausilio di slides la prof.ssa Minniti, attraverso una lunga e articolata relazione ha commentato “Ossi di seppia” di Eugenio Montale, una delle opere più importanti del poeta, pubblicata nel 1925. La frase “spesso il male di vivere ho incontrato” è una citazione di Montale che riflette il tema della sofferenza e la tragicità dell’esistenza. La raccolta poetica di Eugenio Montale è caratterizzata da una profonda introspezione e da un senso di disillusione, mettendo a confronto la bellezza della natura e la realtà tragica vissuta dall’uomo di inizio Novecento, con un linguaggio ricco di immagini evocative e simbolismi.
“Edipo a Colono” di Sofocle
Venerdì 14 marzo 2018, presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, hanno promosso la conferenza “Edipo a Colono” di Sofocle. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, e con il supporto di slides ha relazionato Paola Radici Colace, prof. Ordinario di Filologia classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione Antichistica del Cis. La tragedia, rappresentata nel 401 a. C dopo la morte del tragediografo e intitolata anche Edipo II, riprende la saga della sfortunata stirpe dei re tebani, ed in particolare di Edipo, che raccoglie su di se il tragico destino della famiglia e lo rilancia sui suoi figli: Eteocle e Polinice si uccideranno a vicenda, Antigone si suiciderà in opposizione al nuovo re, lo zio Creonte, e ai suoi decreti. Ci può essere ancora una tragedia dopo quella consumata nell’Edipo Re, che ha visto nel breve tempo della rappresentazione il crollo fragoroso dell’eroe, passato dalla felice condizione di re amato dai suoi sudditi, marito adorato dalla moglie e caro padre dei suoi figli a quella abominevole di assassino. Ed allora, che tragedia si racconta nell’Edipo a Colono se non quella di un eroe borghese, che non scappa da una vita distrutta e degradata con un nobile suicidio, ma accetta di trascinarsi fino alla fine dei suoi giorni, carico delle sue sinistre colpe, di essere rifiutato da tutte le città. Alla fine, Edipo trova la terra di Colono che lo accetta, diventato vecchio, stanco e paziente, meditabondo sul valore della vita e specie della morte, si avvia verso un destino che potrà essere solo migliore del dolore che ha vissuto e che non ha eguali nella storia del mito e della letteratura.
Presentazione romanzo “I giorni del mare” di Caterina Adriana Cordiano – Pellegrini Editore
Mercoledì 12 marzo 2025, nella Sala “G. Trisolini” del Palazzo Alvaro della Città Metropolitana di Reggio Calabria, l’assessorato alla cultura della Città Metropolitana e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso l’incontro con la scrittrice Caterina Adriana Cordiano, autrice del romanzo “I giorni del mare”, Pellegrini Edizione. Ha introdotto i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e hanno relazionato: Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del comitato Scientifico del Cis della Calabria; e l’autrice Caterina Adriana Cordiano, già presidente della “Fondazione Seminara” di Maropati (RC). Il protagonista del romanzo “I giorni del mare”, in fuga dalle delusioni e dagli intrighi che coinvolgono la sua vita affettiva e professionale, è alla ricerca della sua identità per poter placare i suoi turbamenti e ritrovare se stesso. Dai contorni ben definiti, il romanzo illustra numerosi personaggi con la loro specifica personalità e la complessità della loro psicologia che danno alla narrazione il tono della linearità e della coerenza dei contenuti. Da queste suggestioni, si è ispirato Davide Mottola, che ha prodotto una video canzone con lo stesso titolo del romanzo della Cordiano che verrà proposta durante la manifestazione.
Le donne nella Divina Commedia e il contesto culturale del Trecento
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nel salone della stessa chiesa, giovedì 6 marzo 2025, hanno promosso il quarto incontro “Le donne nella Divina Commedia e il contesto culturale del Trecento”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Attraverso video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, Presidente Onorario, Direttore Scientifico del CIS della Calabria. Le donne nella "Divina Commedia" sono donne dei miti greci e della Bibbia, donne esistite e donne inventate, ognuna delle quali rappresenta vari aspetti dell'amore, della virtù e della spiritualità. In questo contesto, Dante esplora le dinamiche sociali e culturali del suo tempo, offrendo una visione profonda e stratificata della condizione femminile nel Trecento.
Lisistrata di Aristofane: le donne e la guerra
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, mercoledì 19 febbraio, nella sala conferenze dello stesso Museo hanno promosso la conferenza “Lisistrata di Aristofane: le donne e la guerra”. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il supporto di slides ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. La commedia fu messa in scena per la prima volta ad Atene alle Lenee del 411 a.C., a due anni di distanza dalla rovinosa spedizione di Alcibiade in Sicilia, che segnò un brutto capitolo nella Guerra del Peloponneso, con la sconfitta della democrazia ateniese. Nello scenario di una Grecia insanguinata e alla disperata ricerca di una soluzione, Aristofane mette in scena un progetto utopico, rivoluzionario ribelle e «semplice», e fa eroina della commedia una donna. Questa donna è chiamata Lisistrata (il cui nome parlante significa: “colei che scioglie gli eserciti”) il risentimento per un conflitto che non pesa solo sugli uomini combattenti, ma si riversa anche sull’universo femminile composto da madri, mogli, figlie, sorelle. Lisistrata deve profondere tutto il suo impegno per tenere unite le sue compagne, nonostante le difficoltà, la trovata dell’eroina consiste nella proclamazione di uno ‘sciopero dell’amore’, che le donne, pur con qualche riluttanza, alla fine si convincono ad indire per costringere i loro uomini a fare la pace.
"Racconti Stefaniti. Aneddoti, storie, fatti e leggende di Santo Stefano in Aspromonte”
Martedì 18 febbraio 2025, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio della Città di Reggio Calabria, ha promosso la presentazione del volume “Racconti Stefaniti. Aneddoti, storie, fatti e leggende di Santo Stefano in Aspromonte” di Enzo Cannizzaro, Laruffa Editore. Ha introdotto i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e hanno parlato del libro la prof.ssa Maria Anita Nucera, assessore alle Minoranze linguistiche della Città di Reggio Calabria, la prof.ssa Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria, e l’autore Enzo Cannizzaro, già architetto, Urbanista, Disaster Manager, Progettista presso il Dipartimento di Rischi Ambientali dell’UNIRC. Tra il numeroso pubblico presente, sono intervenuti: Domenico Suraci; Mimma Scibilia; Alfredo Iatì; Giuseppe Verdirame. Il volume uscito in una elegante edizione, rappresenta uno degli esiti più originali di racconti calabresi scritti da Enzo Cannizzaro durante una lontana fase della sua vita che riguardano luoghi, personaggi, storie, fatti e leggende accaduti nel territorio aspromontano. L’atmosfera dei luoghi dove si svolgono le vicende narrate è una terra poco conosciuta ma ricca di storia e cultura.
Animali fantastici nell’immaginario occidentale
“Animali fantastici nell’immaginario occidentale” è stato il titolo dell’incontro promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dalla Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, che si è svolto mercoledì 12 febbraio 2025, presso la Sala San Giorgio della stessa chiesa. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e hanno relazionato: Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione Antichistica del CIS della Calabria; Francesco Zuccarello Cimino, avvocato, console del Touring Club Italiano per la città di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Le creature fantastiche dell'immaginario occidentale sono figure mitologiche, animali immaginari e esseri sovrannaturali rappresentati in opere artistiche che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla letteratura al cinema. La raffigurazione di questi esseri ha radici antiche, affondando nella mitologia, nei bestiari medievali e nelle leggende popolari, fino a costituire una parte rilevante del patrimonio artistico di numerose civiltà. Gli storici che hanno studiato questo insieme di esseri difformi, vi hanno distinto due gruppi: il primo, quello allegorico-moralizzato, comprende i bestiari; il secondo, che si definisce etnologico-geografico, vede proliferare le forme classiche e dunque pagane. Il mostro è la manifestazione e l'incarnazione di molti timori: paura di una natura che non si comprende e che non si riesce a controllare, paura di tutto ciò che è diverso, altro, inconsueto o nuovo, paura del crollo dell'ordine sociale, delle certezze. Del resto, come dice ancora Stephen King “abbiamo bisogno di storie di fantasmi perché, di fatto, siamo fantasmi”.
Il tema dell’amicizia da Epicuro a Hemingway
“Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere la felicità, la più grande è l’amicizia. “Il tema dell’amicizia da Epicuro a Hemingway” è stato il tema dell’incontro di martedì 4 febbraio 2025, alla Biblioteca “De Nava”, promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria. Ha introdotto la conversazione la prof.ssa Francesca Paolino, già Prof. Associato di Storia dell’Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Con il supporto di video ha relazionato la prof.ssa Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Il tema dell'amicizia ha una lunga e significativa tradizione che attraversa la storia della filosofia e della letteratura. Epicuro, filosofo greco del IV secolo a.C., considerava l'amicizia una delle componenti fondamentali per raggiungere la felicità. Per Ernest Hemingway, scrittore americano del XX secolo, l'amicizia assume un significato diverso, ma non meno profondo. Le sue opere spesso esplorano temi di lealtà, sacrificio e la fragilità delle relazioni umane.
Inferno XV: Dante incontra il suo maestro Brunetto Latini
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nel salone della stessa chiesa, mercoledì 29 gennaio 2025, hanno promosso il terzo incontro “Inferno XV: Dante incontra il suo maestro Brunetto Latini”. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, con il supporto di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, Presidente Onorario, Direttore Scientifico del CIS della Calabria. Dante nel terzo girone del VII cerchio dell’Inferno, Canto XV della Divina Commedia, nel luogo in cui vengono puniti i violenti contro Dio, la Natura e l’Arte, incontra il suo maestro Brunetto Latini, commosso, mostra grande rispetto e affetto, riconoscendo il suo valore intellettuale e il contributo che ha dato alla sua formazione. Brunetto Latini fu un uomo politico e un letterato della Firenze del XIII secolo, ricoprendo incarichi di notevole prestigio. La figura di Brunetto Latini rappresenta, inoltre, un simbolo della cultura e della conoscenza del suo tempo, elementi che Dante valorizza profondamente.
L’Infinito di Giacomo Leopardi; tra testo e contesto
Mercoledì 22 gennaio 2028, presso la Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa hanno promosso l’incontro su una delle liriche più famose di tutta la letteratura italiana. L’incontro, coordinato da Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha avuto come relatore il Prof. Giuseppe Rando, ordinario di Letteratura Italiana dell’Università di Messina, responsabile di italianistica e componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. I versi di Leopardi parlano all’uomo di ogni epoca, e per questo ancora oggi dopo tanti anni questa poesia conserva il suo fascino. Il relatore Giuseppe Rando si è molto soffermato sulla conversione filosofica di Leopardi, avviata nel 1818 e approfondita nel 1819. Mentre poneva mano, con entusiasmo, a queste e ad altre opere, Leopardi cambiava radicalmente la sua visione del mondo ch’era stata imperniata sul classicismo antiromantico in letteratura, sul conservatorismo papalino e sul cattolicesimo antilluministico in filosofia. Letto, quindi, alla luce del suo innegabile contesto, l’Infinito torna ad essere l’entusiastico «canto di liberazione» di un giovane poeta che ha scavalcato le strettoie dell’asfittica cultura classicistica e papalina in cui era vissuto, giungendo, dopo un attimo di smarrimento («ove per poco // il cor non si spaura»), alla percezione gioiosa dell’essere come «indefinito» spazio-temporale non offuscato da steccati ideologici, estetici o religiosi. Per Leopardi l’idea dell’infinito è il più alto piacere che l'immaginazione possa concepire.
Il tempo mitico dell’età dell’oro: Esiodo, Virgilio, Orazio, Ovidio, Dante
Nell’ambito del ciclo “Quattro passi …Nel Mondo Antico”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, mercoledì 8 gennaio 2025, nel Salone San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso la conferenza “Il tempo mitico dell’età dell’oro: Esiodo, Virgilio, Orazio, Ovidio, Dante”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Con l’ausilio di slides, la relatrice ha tracciato un itinerario culturale sul tempo mitico dell’età dell’oro e su come se ne è parlato nelle diverse epoche, attraverso le opere dei poeti: Esiodo, poeta greco antico, vissuto nel VIII secolo a.C., nei suoi scritti "Teogonia" e "Le opere e i giorni", ha trattano temi mitologici e di agricoltura; Virgilio, poeta romano del I secolo a.C., famoso per "L'Eneide", poema epico che narra le avventure di Enea; Orazio, poeta romano contemporaneo di Virgilio, noto per le sue Odi e per la sua satira; Ovidio, poeta romano del I secolo d.C., famoso per "Le Metamorfosi"; Dante Alighieri, poeta del XIII-XIV secolo, nella "Divina Commedia", ha descritto un viaggio attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.
Omaggio a Luigi Lilio e Giovanni Francesco Gemelli Careri, due calabresi illustri
Martedì 7 gennaio 2025, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, nell’ambito del ciclo “Il romanzo storico attraverso 30 personaggi illustri calabresi del passato” ha promosso il primo incontro dedicato Luigi Lilio e Giovanni Francesco Gemelli Careri. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il supporto di slides ha relazionato il prof. Nicodemo Misiti, scrittore, etnolinguista e storico. Luigi Lilio, nato a Cirò nel 1510 e morto a Roma nel 1576, è ricordato principalmente per il suo contributo alla riforma del calendario gregoriano. Promulgato nel 1582 da Papa Gregorio XIII, lo studio di Luigi Lilio mirava a correggere le imprecisioni del calendario giuliano. Lilio è stato anche un importante studioso e matematico, contribuendo alla diffusione del sapere scientifico. La sua opera ha avuto un impatto duraturo e continua a essere studiata e apprezzata in tutto il mondo. Giovanni Francesco Gemelli Careri nativo di Radicena, (oggi Taurianova) di Reggio Calabria nel 1648; dopo la laurea a Napoli continuò nella stessa città l’attività lavorativa presso l’amministrazione del vicereame. Abbandonato l’impiego intraprese il suo primo viaggio visitando in soli sei mesi l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, i Paesi Bassi e la Germania. Nel 1686 partecipò alla guerra contro i turchi in Ungheria, dove rimase ferito. La produzione letteraria di Giovanni Francesco Gemelli Careri è limitata ad appena tre opere: la prima “Relazione delle campagne d’Ungheria” edita a Napoli nel 1689; la seconda “Viaggi per l’Europa”, Napoli, 1693; la terza pubblicazione “Giro del mondo” in sei volumi”, Napoli, 1699 – 1700, lo rese famoso in tutta Europa. Mori a Napoli nel 1724.
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Mercoledì 18 dicembre 2024, presso la Sala conferenze San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di incontri sulla letteratura mondiale di lingua Inglese, e in occasione dell’avvicinarsi delle festività di Natale, hanno promosso la conferenza “A Christmas Carol (Ballata di Natale)” di Charles Dickens. Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha ricordato che “A Christmas Carol" narra la storia di un vecchio avaro e misantropo che disprezza il Natale e tutto ciò che rappresenta. Con il contributo di slides, la relatrice Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, nella sua articolata relazione ha ricordato che il racconto “A Christmas Carol” è stato pubblicato per la prima volta nel 1843 ed è la storia di Natale più commovente che sia mai stata scritta. Il protagonista è Ebenezer Scrooge, ricco uomo d’affari dal cuore arido. Nemmeno le feste riescono ad accendere in lui lo spirito della condivisione, bensì aumentano l’avidità e la misantropia che lo contraddistinguono. In un viaggio tra passato, presente e futuro il racconto segue il suo cambiamento in una persona buona. Charles Dickens, tra il 1838 ed i 1857 pubblica i suoi romanzi autobiografici: Oliver Twist, David Copperfield, Little Dorrit, i cui temi sono lo sfruttamento dei bambini, la triste e scura realtà degli slums e delle industrie. In questo stesso periodo scrive A Christmas Carol dove utilizza aspetti della letteratura gotica (posti scuri, atmosfera di mistero, visioni, sogni, creature soprannaturali) per creare effetti spettacolari. Si tratta dell’intero apparato gotico che crea l’atmosfera di terrore e paura per descrivere la dura realtà. Scrooge dal cuore freddo, vive solo, è concentrato sulla sua persona e rappresenta il tipico ricco dell’età vittoriana egoista e asociale. Il Natale per lui è un momento in cui “devi pagare dei conti senza avere denari” ed al nipote che gli fa gli auguri e lo invita a pranzo dice “... tutti gli idioti che vanno in giro con Buon Natale! sulle labbra dovrebbero essere fatti bollire insieme con il loro pudding e sepolti con una spina di aghifoglio nel cuore…” La relatrice Silvana Comi ha, inoltre, sottolineato come il viaggio del protagonista Scrooge nel passato nel presente e nel futuro della sua vita arida e priva di calore umano, è stato un miracolo che lo ha fatto diventare una persona migliore. Come è tipico delle opere dickensiane anche "A Christmas Carol" ha un lieto fine con la conversione di Scrooge al mondo della solidarietà umana.
Omaggio a Eduardo De Filippo a 40 anni dalla morte
In occasione del 40° anniversario della morte di Eduardo De Filippo, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, mercoledì 4 dicembre 2024, nel Salone San Giorgio della stessa chiesa, hanno celebrato il grande drammaturgo, attore e regista italiano. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Nel suo articolato intervento, Maria Florinda Minniti ha illustrato alcune opere di Eduardo De Filippo sottolineando la complessità della vita, spesso con una lente di ironia e sarcasmo.
L’itinerario letterario di Vincenzo Consolo
Nell’ambito del ciclo di Letteratura mondiale, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, martedì 26 novembre 2024, nella Sala conferenze della Biblioteca Villetta “De Nava” ha organizzato la conferenza “L’itinerario letterario di Vincenzo Consolo”.
Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, ha parlato del grande scrittore siciliano il prof. Angelo Vecchio Ruggeri, già dirigente scolastico del liceo scientifico “L. Da Vinci” di Reggio Calabria. Sono stati letti brani scelti a cura dell’attrice Sofia Fava
Nato a Sant’Agata di Militello il 18 febbraio 1933 (e scomparso a Milano nel 2012), Consolo è stato un importante scrittore italiano. La sua scrittura è caratterizzata da una profonda attenzione per i luoghi e le tradizioni siciliane, nonché da un linguaggio ricco ed evocativo. Tra le sue opere più note segnaliamo “Il sorriso dell’ignoto marinaio” (1976); “La storia di Katia (Rondini nel cielo) (1988); “Il teatro dei sogni” (1994). La scrittura di Vincenzo Consolo è stata influenzata dal contesto storico e sociale della Sicilia, rendendola un importante apporto alla letteratura italiana contemporanea.
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L’itinerario letterario di Vincenzo Consolo
PROLOGO
Due anni fa ricorreva il decennale della scomparsa di Vincenzo Consolo, il grande scrittore siciliano del secondo Novecento. Fu quella occasione per svolgere incontri, conferenze, convegni, presentazione dei suoi libri in tutta Italia. Anche a Reggio Calabria si era inserita nel programma mensile del CIS Calabria, brillantemente diretto dalla dott.ssa Loreley Rosita Borruto, la celebrazione della ricorrenza. Varie cause ne impedirono la realizzazione che si ripropone nella data odierna.
INTITOLAZIONE DELL’INCONTRO
Si è voluto titolare l’incontro “Itinerario letterario” perché la vastissima produzione di Consolo è un autentico viaggio nella e con la letteratura che si fa interprete, narrativamente, dei problemi sociali, politici, si fa narrazione delle micro vicende storiche con cui Consolo ci offre una nuova visione del mondo non soggiacente al potere, a tutti i poteri.
“Itinerario letterario” in quanto lezione civica, lezione sociale manifesto per una nuova umanità. In Consolo letteratura e scrittura sono tutt’uno, e la sua scrittura stravolge tutti i canoni correnti del suo tempo per offrire una nuova, profonda radicalità della parola.
Consolo fu un Autore, un intellettuale che si mosse in piena autonomia, non appartenne ad alcuna scuola, ad alcuna cordata editoriale, un indipendente ostinato che dipana il suo itinerario letterario, costituito da romanzi, saggi, articoli di giornale, interviste ponendosi sempre contro il sistema di potere, letterario e politico, dominante. Non intendo sottolineare il sostantivo intellettuale e l’intrinseca valenza che esso ha con le complesse corrispondenze con la società, ma vorrei, piuttosto, fare un richiamo, a volo d’uccello, sulla incidenza della letteratura nella società, specie oggi in cui il dilagare dei “social” sembra porre in ombra e fare della letteratura un territorio di nicchia.
Per intendere il concetto di letteratura, legandolo alla produzione letteraria di Consolo, occorre riconoscere che la “Letteratura” è per definizione sempre in attesa della propria espansione, del proprio sviluppo, in una insorgenza di ramificazioni che consentono di raffigurare la letteratura come un grande albero nel cui tronco si innestano via via nuovi fondanti canoni che danno vita a correnti letterarie ben definite. Letteratura in espansione, evidenziata da una o più novità e criteri di regole torico-pratiche. La letteratura in attesa di nuova letteratura, rappresentata da capolavori, o più semplicemente dalla produzione cospicua di opere che pur non essendo dei capolavori arricchiscono e innovano il patrimonio letterario.
Ecco, questo criterio del valore della letteratura lo attribuisco e lo attaglio all’opera narrativa di Consolo, proponendo l’incipit di “Nottetempo casa per casa”, romanzo storico destinato a vincere il premio Strega nel 1992, ambientato negli anni ’20 del secolo scorso, ove si tratta delle lotte contadine e operaie ferocemente represse dalle squadre fasciste nelle terre di Cefalù.
Leonardo Sciascia nella terza di copertina di Retablo, altro splendido romanzo anch’esso di carattere storico in cui si tracciano vicende dell’’800, così scrive: “…Le cose sparsamente pubblicate di Consolo assegnano una situazione di notevolissima e appartata presenza nella letteratura italiana di oggi”.
Tenterò di soffermarmi su tre aspetti della multidirezionalità dell’opera letteraria di Consolo che offrono un quadro critico per intendere il valore della sua opera, edita e tradotta in numerose lingue.
1) Consolo e la lingua
2) Consolo intellettuale contro
3) Consolo e la storia
Consolo e la lingua
E’ l’aspetto più rilevante della caratterizzazione di Consolo. Trasferitosi a Milano, citta dei giornali e delle televisioni, si rende conto che occorre studiare nuovi linguaggi, le nuove koinè. Dopo il primo impatto con la città che aveva accolto Verga e Vittorini nota, a suo giudizio che la città vive prevalentemente una condizione di esteriorità, una sorta di impostura. Non è in grado Consolo di farsi interprete delle ragioni del mondo operario, delle condizioni sociali confluenti in un malessere che occorrerebbe cogliere e fornire soluzioni. Sicché, avverte l’incapacità di raccontare la realtà lombarda e, da una forma di stasi, come rileva Gianni Turchetta, il suo curatore per il Meridiano Mondadori, decide di tornare alle memorie della Sicilia.
Col suo rientro in Sicilia si fa strada e si definisce il suo progetto di scrittura. Così nota ancora Gianni Turchetta: “…La scrittura consoliana nasce da un’idea di letteratura come linguaggio speciale, tanto denso da sfidare la concretezza stessa del reale. Consolo pretende dalla sua letteratura – e dunque dal suo linguaggio – di distinguersi sempre dalle altre forme di comunicazione, comprese quelle della quotidiana battaglia politico-culturale”. In sostanza, il plurilinguismo consoliano nasce dall’intenzione di conservare, attraverso la letteratura, parole che rischiano di perdersi, e attraverso le parole, le culture, i modi di vita che esse portano in sé. D’altronde, lo stesso Consolo in una intervista al Giornale di Sicilia nel 1992 al riguardo dichiarava: “La funzione della letteratura è quella di risvegliare certe memorie, anche linguistiche, oramai sopite. La pittura si fa con i colori, la scrittura con le parole. Io cerco di usare le parole che non mi sono imposte dal potere”.
Consolo intellettuale contro
Consolo in numerosi scritti saggistici, come si rileva nella raccolta Kalasìa, ovvero memoria di antica bellezza, usa la scrittura come denuncia, esercita consapevolmente il ruolo di intellettuale impegnato, come nota il critico Concetto Prestifilippo: “…gramscianamente non indifferente”, con interventi lucidi sugli avvenimenti del tempo: dalle tragedie di Capaci e Via d’Amelio, ai tanti tragedi dei migranti nel Mediterraneo, ai delitti scellerati della mafia. Non salvaguardava potenti, non esercitava diplomazie linguistiche”.
Questa analisi critica del Prestifilippo è ribadita in “Lampedusa”: “In buona sostanza: se uno scrittore non si schiera contro il potere , in opposizione ad ogni egemonia, predominio, supremazia, rischia di trasformarsi in cortigiano untuoso, mieloso inserviente”.
Consolo scrittore contro, scomodo, libero, indocile alle convenzioni. Così lui stesso si autodefinisce in “La mia isola è Lass Vegas”.
Consolo e la storia
Per trattare i vari argomenti contenuti nelle tramature dei suoi romanzi, ove si fa riferimento a realmente accadute, Consolo si comporta come uno specialista, opera come uno storiografo di professione. Frequenta archivi, attinge alle fonti, ricostruisce con testimoni le vicende che fanno da sfondo al racconto. I suoi personaggi, anche se inventati, si muovono in una costante dissolvenza di fatti storici realmente accaduti. E’ ancora Gianni Turchetta che così annota: “…Frequentando le sue carte ho potuto vedere come costruiva testi letterari, quasi sempre raccogliendo documenti e materiali per vari anni. Nel caso del “Sorriso di un ignoto marinaio” che racconta della cruenta rivolta conradina di Alcara Li Fusi, contro i feudatari, nel 1860, nell’immediato post unità del Paese, la costruzione letterario ha richiesto ben 13 anni di lavoro, sia per la ricostruzione storica sia per l’uso di un linguaggio di rara potenza espressiva, attinto nelle remote e dimentiche espressioni popolari. Per ricostruire la storia non solo studia libri di storia, ma si reca in archivio compulsando le carte di quelle di quelle vicende.
In maniera analoga, in “Nottetempo casa par casa”, ambientato a Cefalù negli anni Venti del Novecento, durante le spedizioni delle squadre fascista contro operari e contadini, si adopera per produrre un racconto che collimi e non sia disgiunto dai fatti veramente accaduti.
CONCLUSIONE
In un mondo che sempre più affonda in tragedie quotidiane, conflitti e dispersione dei valori tradizionali; in un Paese (il nostro) che presente una decrescita culturale preoccupante, secondo i recenti dati del CENSIS, un depauperamento dei valori civili e sociali, la funzione della letteratura è quella di risvegliare memorie linguistiche e comportamenti dignitosi oramai dispersi. L’arte, dichiara Consolo in KALASIA, può restituirci un modo di stare al mondo e il desiderio di continuare a starci.
E’ questa, in buona sostanza, l’imperitura lezione che ci lascia Consolo con il suo itinerario letterario.
Reggio Calabria, Biblioteca comunale “De Nava”, 26 Novembre 2024
Prof. Angelo Vecchio Ruggeri
Personaggi del mito all’Inferno di Dante - Canto XVII
Nell’ambito del ciclo “Lectiones Dantis” proposto da Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria, martedì 19 novembre 2024, nella Sala conferenze della Biblioteca Villetta “De Nava” si è svolto il terzo incontro “Personaggi del mito all’Inferno di Dante”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, ha relazionato la prof.ssa Paola Radici Colace. Nel Canto 17 dell'Inferno di Dante Alighieri, il poeta si trova nel settimo cerchio dell'Inferno, dove sono puniti i violenti. In questo canto, Dante e Virgilio incontrano i "violenti contro Dio, contro la natura e contro l'arte".
Raccontare il paladino Orlando: Guerra, amore e follia
Mercoledì 6 novembre 2024, nella Sala conferenze San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa hanno organizzato la conferenza “Raccontare il paladino Orlando: guerra, amore e follia”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di slides ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Ludovico Ariosto nel suo poema epico ”Orlando Furioso” racconta la figura del paladino Orlando, simbolo di coraggio, cavalleria e amore tragico. Orlando, nobile paladino di Carlo Magno, è innamorato di Angelica, ma questo amore non corrisposto lo trascina in una spirale di follia
Kahlil Gibran. “Il poeta profeta”
Mercoledì 23 ottobre 2024, presso la Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di incontri sulla letteratura di lingua Inglese, hanno promosso la conferenza “Gibran. Il poeta profeta”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e, con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del CIS. Kahlil Gibran, saggista, narratore, poeta mistico e artista, nasce a Bisherri, in Libano, nel 1883, figlio di cristiani maroniti. Nel 1912 si trasferisce definitivamente a New York dove si afferma come pittore e poeta, comincia a scrivere in inglese e nel 1918 pubblica “Il folle”. La sua opera più conosciuta è "Il profeta", un libro di saggi poetici pubblicato nel 1923. In questo libro, Gibran esprime le sue riflessioni su vari aspetti della vita, come l'amore, la libertà, il matrimonio e la morte. Muore a New York nel 1931.
Presentazione volume “Evasioni d’amore” di Santo Gioffrè, Castelvecchi Edizioni
Venerdì 18 ottobre 2024, nella Sala “G. Trisolini” del Palazzo Alvaro della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Città Metropolitana hanno presentato l’ultima opera dello scrittore Santo Gioffrè “Evasioni d’amore”, Castelvecchi Edizione. Sono intervenuti Filippo Quartuccio, delegato alla Cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Hanno parlato del libro Mila Lucisano, docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico “L. Da Vinci” di Reggio Calabria, e l’autore Santo Gioffrè. Nei cinque racconti di questa raccolta, l’autore s’inoltra nel labirinto della memoria e racconta storie struggenti della sua esistenza segnate dalla fatica, dal desiderio del riscatto e dalla forza tenace dell’amore. Santo Gioffrè, medico e scrittore è autore di numerosi romanzi: “Gli Spinelli e le Nobili Famiglie di Seminara”, “Leonzio Pilato”, “Il Gran Capitán e il mistero della Madonna nera”, “L'opera degli ulivi”, Ho visto”, “Fadia”. “Artemisia Sanchez” (Mondadori, 2008) da cui la Rai ha tratto una fiction televisiva di successo. Tra i numerosi premi ricevuti, ricordiamo il Premio CRONIN nel 2020, nel 2021 è stato proclamato medico scrittore dell’anno e nel 2022 ha vinto il Premio Internazionale “Tulliola-Filippelli” per la letteratura e il Premio per la scrittura della Società
Dante Alighieri.
Omaggio al poeta Nino Ferraù
“Dire con le parole. Lo statuto della parola nella poetica dell’ineffabile di Nino Ferraù” è stato il titolo dell’incontro di martedì 15 ottobre 2024, promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del comune di Reggio Calabria che si è svolto alla Biblioteca Villetta “De Nava”. Hanno introdotto la manifestazione Alessio Frangipani per la Biblioteca “De Nava”, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Con il contributo di slides, ha relazionato Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, Presidente Onorario e Direttore Scientifico del CIS della Calabria. Nino Ferraù (Galati Mamertino, 12 ottobre 1923 – Messina, 23 dicembre 1984) è un poeta italiano. Le sue opere esplorano temi di identità, natura e vita quotidiana, utilizzando un linguaggio evocativo e immagini suggestive, riflettendo la complessità della vita siciliana, le sue tensioni sociali e culturali, ma anche la bellezza e la ricchezza dei paesaggi dell'isola. Con le sue opere letterarie, il poeta Ferraù lascia un segno significativo nel panorama letterario italiano.
Colpa e responsabilità dell’uomo nell’universo di Dante: Marco Lombardo, Purg. XVI
Nell’ambito del ciclo “Lectiones Dantis” proposto da Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria, martedì 01 ottobre 2024, nella Sala conferenze della Biblioteca Villetta “De Nava” si è svolto il secondo incontro “Colpa e responsabilità dell’uomo nell’universo di Dante: Marco Lombardo, Purg. XVI”. Hanno introdotto la manifestazione Sabrina Versaci, funzionario della Biblioteca “De Nava”, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Ha relazionato Paola Radici Colace. La relatrice ha illustrato la dialettica medievale tra determinismo (influsso dei pianeti, tradizione astrologica) e libero arbitrio dell'uomo (responsabilità e colpa), attraversando il pensiero di S. Agostino (De libero arbitrio), Giovanni di Salisbury, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Ficino, Pico della Mirandola ed altri. In questo Canto la visione dantesca evidenzia come il decadimento della società può essere superato solo attraverso il recupero della virtù e della giustizia.
Omaggio al poeta drammaturgo Rodolfo Chirico
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del comune di Reggio Calabria e dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, martedì 27 agosto 2024, nella Sala “Garcilaso” del Castello Aragonese di Reggio Calabria, nell’ambito degli eventi inseriti nella “Cattedra di poesia internazionale del CIS intitolata a Yves Bonnefoy, Maria Luisa Spaziani e Rodolfo Chirico”, ha promosso la conferenza: “La Calabria e un suo grande poeta Lorenzo Calogero” tesi di laurea di Rodolfo Chirico. Sono intervenuti: Anna Briante, assessora del comune di Reggio Calabria con delega alla Istruzione, Università e Pari Opportunità; Daniele Cananzi, direttore del Dipartimento DIGIES dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Ottavio Amaro, prof. associato di Composizione, Dipartimento DArTE, Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha condotto l’incontro Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Ha introdotto il tema della conferenza Paola Radici Colace, già prof. ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina. Ha relazionato Renè Corona, già docente di Lingua e Traduzione Francese dell’Università di Messina. Intervento programmato della giornalista Emilia Condarelli, ex allieva del “Teatro Calabria”. Durante la manifestazione si è svolto un recital degli ex allievi del “Teatro Calabria” a cura di Sonia Caruso, Larissa Mollace, Maria Spoto, Marcello Cento. Una targa ricordo è stata consegnata alla prof.ssa Rina Postorino Chirico. Un video con la voce e le immagini di Rodolfo Chirico è stato realizzato da Stefano Fava. Rodolfo Chirico (Santo Stefano in Aspromonte 17 giugno 1941 – Reggio Calabria 5 dicembre 2013) è stato l’ideatore e il fondatore del Teatro Calabria con sede nella città di Reggio. Lo stesso teatro si è sempre impegnato a promuovere e organizzare Convegni, Stage e Workshop, con l’obiettivo di diffondere la cultura artistica poetico-teatrale, quale laboratorio permanente di ricerca d’espressione creativa e di lettura critica della realtà. Nel 1990, il Comune di Reggio Calabria nomina il poeta drammaturgo Rodolfo Chirico Direttore Artistico del teatro “Francesco Cilea” per le rassegne di Prosa invernali ed estive. Dopo tale incarico, Rodolfo Chirico e il “Teatro Calabria” hanno iniziato una costante collaborazione artistica e culturale con strutture di Drammaturgia Nazionali ed Europee: tra le quali, il “Piccolo Teatro di Milano, Teatro d’Europa”; la “Scuola Civica Paolo Grassi”; “l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica S. D’Amico”; “l’Istituto Nazionale del Dramma Antico” di Siracusa; e le maggiori compagnie di prosa nazionali. Rodolfo Chirico, grande poeta drammaturgo, ha espresso il suo pensiero aperto e dinamico attraverso le sue numerose opere, undici raccolte di poesie, ventisette testi di drammaturgia e numerose messe in scena realizzate dal “Teatro Calabria”.
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La Calabria e due suoi grandi poeti: sulla tesi di laurea di Rodolfo Chirico su Lorenzo Calogero
René Corona
Si tratta della tesi di laurea sul poeta Lorenzo Calogero che Rodolfo Chirico ha discusso a Salerno con, tra gli altri, il Prof Paparelli relatore e lo scrittore Sanguineti suo correlatore. Probabilmente, nel 1974, l’autore reggino, l’avrà senz’altro adattata per la pubblicazione per renderla più vicino al saggio letterario che alla semplice tesi di laurea.
Ci pare subito chiaro che la posizione di Chirico nei riguardi di Calogero va ben oltre la semplice lettura di uno studioso nei confronti di un grande poeta (personalmente, considero questo testo più un saggio letterario che una tesi di laurea). Sin dall’inizio egli lega al destino del poeta il destino della propria terra e, immagino, del proprio stato sociale; intendo con questo la propria condizione di poeta, ovvero, sostiene Chirico, l’uno non può essere letto e studiato senza l’altra. “Un’invisibile relazione sentivo fra quella esplosione di popolo [la rivolta del 1970] e quella esplosione di versi. […] la Calabria, non importa come, si stava svegliando. Un senso di resurrezione invocavano le desolate immagini della Jonica e i pensosi uliveti della Tirrenica. Non vi erano più dubbi: Lorenzo Calogero era la nuova Calabria che aveva la forza di aprire un dialogo col mondo.” (p.6).
Certo, questa asserzione è molto provocatoria e va nella direzione di una lettura politica che Chirico avanza. Dobbiamo spostare le lancette del tempo per situare meglio il tutto, in un’epoca diversa. Erano quasi dieci anni che Calogero era morto e, se non dimenticato del tutto (quando un poeta muore le trompettes de la renommée che dovrebbero squillare tacciono, mentre sono più presenti per altre categorie sociali
certamente meno brillanti), sicuramente, non ancora riconosciuto come il grande poeta che è. Rodolfo Chirico, prima di tutto, è come Calogero, figlio della sua stessa terra e talmente ne è impregnata la sua persona e la sua opera che nessuna azione o pensiero critico può farsi avanti escludendo questa reale presenza.
Così facendo, in questa similitudine poeta=terra, le conseguenze sono pesanti perché subito dopo Chirico accusa la società di avere ucciso il poeta Calogero, ovvero dichiara senza alcun imbarazzo o alcuna remora (se non il grido dal cuore colmo di amarezza) che Calogero si è ucciso e il motivo di questa morte egli lo attribuisce anche al fatto che il poeta è stato abbandonato proprio dai suoi simili: critici, editori, poeti, conterranei, gente comune. Così come la Calabria è stata esclusa dal resto del mondo anche la poesia, e per antonomasia il poeta che più la rappresenta, Calogero, è stato escluso dalle grandi case editrici e dalla critica ufficiale. E così come la terra muore anche il poeta muore, avanzando un paragone insolito ma tipico di quegli anni: così come Ezra Pound si è rinchiuso nel silenzio dopo essere stato additato come mostro, così Calogero ha preferito morire (entrare nel silenzio) piuttosto che continuare a vivere in questo mondo profondamente ingiusto. Ora, per l’appunto, la morte del melicucchese non è mai stata chiarita, rimane un forte dubbio tra consunzione e le malattie, nonché le condizioni di vita del poeta nella sua casa di Melicuccà, o se si sia in qualche modo ucciso con i sonniferi di cui abusava. Ma, in modo retorico, Calogero diventa per l’autore della tesi (lo studente Chirico, o il poeta ?) il simbolo del poeta incompreso da ergere a modello.
I primi interrogativi riguardano più l’uomo che il poeta. Chi era? Chirico ricorda attraverso le parole di Giuseppe Tedeschi, amico di Leonardo Sinisgalli che lo aveva pregato di accompagnare il poeta calabrese in ospedale dove Calogero voleva farsi ricoverare perché non si sentiva bene. Tedeschi conobbe così il poeta: “ […] piccolo, magro, storto, tra Leopardi e Tristan Corbière. Faccia semiglabra e lucida, occhiali tondi e antichi, occhi vividi o spenti allo stesso tempo.” (p.13) lo accompagnò, lo aiutò per il ricovero ma poi venne a sapere che dopo solo due giorni di ricovero era scappato via e ritornato in Calabria. Una delle prime domande che si pone Chirico è se Calogero fosse un genio o semplicemente un folle, traviato anche dagli studi approfonditi per le matematiche e la filosofia. Quindi Calogero era scisso: la sollecitazione scientifica e l’ansia poetica. Le prime patofobie apparvero verso i vent’anni. Dapprima Chirico (inizialmente, nel testo, tralascia la biografia, se non a grandi linee per cercare di presentarci l’uomo) per capire meglio il poeta si reca nel posto dove Calogero viveva e solo allora, vede la casa, le sigarette, la caffettiera, le letture (Joyce, Kafka, Dostoevskij, Pavese, Montale e Quasimodo, Saba Sartre e Camus, Betocchi e Sereni, Schopenhauer, Nietzsche, Mallarmé, Pound, Eliot, Rimbaud, Majakovskij tra gli altri). E solo sulla via del ritorno, accompagnato dal fratello del poeta a cui crede e non crede quando rimprovera Calogero di essere stato un egocentrico, solo, dicevamo, sulla via del ritorno, Chirico scrive: “Tutta la poesia che ho letto del Nostro incomincia a danzarmi davanti. La sento, la capisco, credo di intuire la sua radice: intendo tante cose che prima mi erano sconosciute.” (p.39).
Così è ora di lasciare lo spazio alla biografia vera e propria: Lorenzo Calogero nasce a Melicuccà il 28 maggio del 1910. Padre e madre benestanti, dal paese si spostano a Reggio Calabria per fare studiare i figli (quattro fratelli e una sorella). E Lorenzo sembra scontroso, solitario, un po’ strano. Chirico cita Francesco De Sanctis:
“Chiamo poeta colui che sente confusamente agitarsi dentro di sé tutto un mondo di forme e immagini: forme dapprima fluttuanti[…] Ciascuno ha un po’ del poeta, massime nei primi anni: ciascuno di noi ha sentito alcuna volta in sé del cavaliere errante, ha sognato le sue fate, i suoi palagi d’oro; ha avuto, come canta Goethe, qualche dama da proteggere, qualche tristo a castigare. Ma questo stato è transitorio; ben presto la realtà ci toglie ai sogni dorati e incomincia la prosa della vita. Nel solo poeta quel mondo fantastico permane e si fa signore della sua anima, e gli tumultua al di dentro, impaziente di uscir fuori. […]” (p.41)
Quindi Lorenzo non smette di fantasticare e soprattutto, ci dice Chirico, mette al centro della sua vita la poesia, più della sua stessa vita. La parola però diventa anche disagio, la sua poetica sta tra il simbolismo e certe atmosfere del decadentismo. In realtà sta ancora cercando sé stesso, legge e studia tutti i poeti contemporanei, è attento alla poetica di Onofri che parla di orfismo, ha letto Novalis e Nerval. La follia è sempre a un passo. “Ho visto cose dell’altro mondo” (p.40) quando sale sopra un albero. Più poeta di così, eppure questo vedere oltre viene definito pazzia dal fratello.
“Perché se è vero come è vero che la poesia di Calogero è essenzialmente autobiografica, scritta solo per sé stesso, è altrettanto vero che vita e poesia sono un tutt’uno: la vita ha generato questa poesia e. da questa poesia, è nata questa vita.” (p.24) scrive Chirico.
Se si considera l’insieme della vita del Calogero, a parte un fidanzamento rotto con una studentessa, Graziella, e qualche simpatia par due infermiere negli ultimi anni della sua vita, e a parte la figura materna che sicuramente lo proteggeva, l’unico amore di Calogero portato all’estremo è la poesia; e la negazione della critica, le chiacchiere vane di Betocchi, le attese da Einaudi che stenta a rispondere, tutto questo lo porta a rinchiudersi ancora di più e a vedere il silenzio della critica come il proprio assassino.
Chirico cita la poeta Gilda Trisolini che vede Calogero come un mediatore fra la terra e il cielo (p.26), capace di versi sublimi ma isolato, escluso, come lo è la sua terra, quella Calabria che lo ha generato. Ecco che per il giovane studioso di Calogero, questa terra maltrattata crea a sua volta due figure mitiche: il bambino che dà la mano alla donna anziana vestita di nero da una parte, e dall’altra, il viaggiatore, l’emigrante con la sua valigia “preparata alla meglio” (p.29) mentre la corte dei potenti continua con i vari “don” a dividersi le anime: anime cristiane e anime nere mafiose. Ecco che Chirico riparla della rivolta “Un popolo esplode perché gli è stata uccisa la convinzione di poter credere alla Giustizia.” (p.30) Ed è il caos come nella natura. La terra calabra diventa simbolo, per Chirico, della poetica calogeriana. È netta la similitudine tra i due, stessa meraviglia, stessa esclusione. E gli intellettuali? si chiede il Nostro, sparsi e solitari in questa terra desolata. E il poeta? Il poeta rimane chiuso nella sua stessa contemplazione della natura, vede le metamorfosi e il sovrapporsi del passato, cioè le immagini mitiche, gli dei, il mare, l’Etna in lontananza, le leggende, Omero, ad un presente denso di solitudine. Ma è considerato un pazzo dalla gente e anche per questo il poeta soffre, vede le incoerenze tra presente e passato: “L’uomo di cultura, il sensibile, il poeta piange in silenzio, si corrode il cervello, si ammala di nevrosi.” (p.34). E così Calogero scrive e non solo liriche ma anche lettere con suppliche per una pubblicazione, per una critica: invano. A parte Leonardo Sinisgalli. Che è uomo del sud. Ma di Calogero, continua Chirico, in Calabria ce ne sono tanti, sono numerosi, inascoltati, solitari, esclusi e con la poesia hanno ucciso anche il paesaggio. E qui ritorna Rodolfo Chirico politico, l’onesto e lucido studioso che mette una maiuscola alla parola Politica.
Ecco la biografia, impetuosa, necessaria ci dice l’autore. Nel 1931 dopo aver abbandonato la facoltà di ingegneria si iscrive a medicina dove si laurea nel 1937. Si fidanza con Graziella nel 1944, continua a scrivere a Betocchi che promette sempre ma non dà. E poi tra il 1942 e il 1943, ci dice Chirico, tenta il suicidio sparandosi. Ci saranno due tentativi, il secondo, nel 1956, periodo stranamente anche positivo per quanto riguarda le pubblicazioni, ma immerso nell’angoscia per un’ipocondria che gli fa immaginare malattie di ogni sorta, si taglia le vene, ma la morte lo rifiuta. Graziella fugge e lui ritorna dalla madre a Melicuccà. Nel 1954 aveva ottenuto una condotta in provincia di Siena, ma svolgerà malvolentieri la sua professione di medico. Poco amato dai suoi malati, finirà per abbandonare e rientrerà a Melicuccà malgrado le sollecitazioni del fratello che gli suggerisce di resistere e per un po’, pensando ai contatti utili alla sua poesia. Prima però, rincorre Giulio Einaudi tra Milano e Torino per avere una risposta che arriverà ma molto più tardi. Intanto Leonardo Sinisgalli gli promette una prefazione a Come in dittici, apprezzato dal poeta lucano, e il libro uscirà poi nello stesso anno. In quello stesso anno muore la madre Maria Giuseppa Cardone e per il poeta, per la fragilità della sua psiche, è un duro colpo. L’anno successivo con in giuria lo stesso Sinisgalli e Enrico Falqui, tra gli altri, vincerà il premio Villa San Giovanni. Questo premio gli procurerà una certa fama e diversi articoli sui quotidiani nazionali. Dopo il secondo tentativo di suicidio viene ricoverato a Villa Nuccia dove si innamora di un’infermiera chiamata Concetta. Dopo oltre un anno di ricovero, quasi abbandonato dai familiari, scrive una lettera accorata a Sinisgalli per chiedergli di intervenire per farlo tornare a casa. Cosa che accadrà alla fine del 1959. Poi nel 1961 verrà ritrovato cadavere nella sua casa di Melicuccà. Non si riesce a stabilire il motivo della morte e se ne ignora la data esatta, tra il 22 e il 25 marzo.
A questo punto per la sua strana morte, il poeta ritorna sulle pagine dei giornali come evento straordinario ma la sua poesia scompare.
Le pagine successive del libro di Rodolfo Chirico incentrano l’analisi sulla poetica calogeriana, che lui chiama “indiretta”; al di là della prima lettura, foriera di impressioni interrogative di fronte all’ermetismo dei verbi e delle parole, Chirico suggerisce di andare oltre e di guardare meglio, rileggere, ed ecco che appaiano le immagini di Calogero, immagini potenti e poetiche.
Il lavoro sui versi che compie Rodolfo Chirico è un lavoro comparativo nel senso che egli cerca di cogliere le differenze tra un periodo e l’altro, i progressi, la maturità. Per il poeta, ci dice, comporre liriche è il modo migliore per togliere il dolore e il dolore, continua Chirico, è la vita che ce lo procura, per cui compito del poeta, e nella fattispecie di Calogero, è quello di svilire la vita trasformandola in poesia “per svuotare la vita stessa dai significati che danno origine al dolore.” (p. 60), sublimandola con i versi.
Il primo periodo poetico di Calogero (Poco suono, le sedici poesie in 10 poeti) è un misto di simbolismo e decadentismo, con certe presenze pascoliane nella sintassi e nelle allitterazioni, ma sui temi, Chirico lo avvicina sorprendentemente al Foscolo, solo che mentre Foscolo riesce a darsi una strada da seguire, Calogero non risolve; Foscolo risolve “il suo dramma esistenziale nella religione dell’illusione” (p.71), Lorenzo rimane schiacciato dagli eventi come in questa lirica che ci porta ad esempio Rodolfo Chirico: “Silenzio sacro, / Dalla riva alta dei fiumi / parla una voce, /scandisce un silenzio sacro / come il primo urlo / dei popoli feroci” (p. 70)
La seconda stagione poetica di Calogero che inizia con Ma questo, Come i dittici, Sogno più non ricordo, è colma di disperazione (anche se a nostro avviso per distrazione, Rodolfo inserisce pure Parole del tempo che, è pur vero sono state ristampate presso Siena nel 1956 ma che comprendono (c’è pure un’introduzione dello stesso Calogero dove parla di “tentativi di poesie” e di “testimonianza”) liriche degli anni 20 e 30. Ma può anche darsi che Chirico intendesse queste stesse liriche ritoccate negli anni successivi : “[…] un volo di rondine; e il fiume / è così enorme come una voce/ in cui è vano specchiarsi” (p.75)
Dopo il premio vinto a Villa San Giovanni, e la pubblicazione degli articoli, di nuovo Calogero deve nuovamente affrontare il silenzio dei critici e degli editori. Saranno gli anni dei Quaderni di Villa Nuccia, del suo lungo ricovero dove però riappare la poesia d’amore: “I quaderni di Villa Nuccia non sono più versi sollecitati da una sensazione o un’osservazione o da un ricordo: sono righe immaginarie che la mente può percepire socchiudendo gli occhi. L’amore per l’infermiera è una specie di motore […]” scrive Rodolfo Chirico (p.77): “Tu eri vestita, con aria, in cenci / come così spesso ti sogno” (p.76) Le parole ora vivono in una specie di anarchia, parole amiche con parole sconosciute “vivono in una fratellanza universale” (p.78)
Ma, continua Chirico, l’amore è solo il motore che fa andare avanti la lirica, in realtà - sostiene lui - tutta Villa Nuccia “è una specie di magia, di oasi” (p.79). Il poeta melicucchese è sconfitto, e di questo ne è profondamente cosciente, non ricerca più la gloria, ora si abbandona al mondo e questo lasciarsi andare è ciò che produce poesia. La scrittura diventa salvifica e gli permette di colloquiare con qualcuno che lo comprende. Le ultime liriche sono come un diario a sé stesso “ama l’incanto e le meraviglie che nascono dallo scrivere.” (p. 81) Così, anche se le cartelle cliniche di fronte a questi 15000 versi parlano di “grafomania”, il lettore attento, e Chirico lo è, rileva l’estrema sincerità del poeta. “La poesia ha la voce della liberazione” scrive l’autore ed è come se Calogero, con la sua scrittura, uscisse e andasse via anche se, poi, per tornare a casa ci vorrà l’aiuto dell’amico Sinisgalli che interverrà presso la famiglia per farlo tornare nel suo paese natale dove si spegnerà, si spera, anzi si suppone, finalmente libero.
Infine, per concludere la parte che riguarda la poetica di Calogero l’autore inserisce un capitolo che analizza dal punto di vista orfico la poesia del Nostro. Lorenzo Calogero sicuramente è un poeta orfico, come Dino Campana e Arturo Onofri per intenderci, o lo stesso Pascoli.: “Ed ora era e non apparve mai / la terra fera o era una favola / trepida perché scrivi” (p92). Conosce bene Nerval e Novalis, è un asceta della poesia, immerso nella propria solitudine, e Chirico aggiunge:
“Calogero sembra assorbire tutte le condizioni dell’Orfismo: l’esigenza di una purificazione intima, morale; lo sforzo di staccarsi dalla materia, l’escludersi totalmente da ogni forma o cosa soggetta a peccato. Rimane un canto, un continuo colloquio con gli angeli invisibili.” (p.91)
Il suo linguaggio si fa inconfondibile e questo lo rende singolare e grande. Come per Dante, nel momento di scrivere la Commedia, fa la scelta di utilizzare il volgare invece del latino, una luce nuova per Dante, ci dice Chirico, così Calogero staccandosi dalla materia raggiunge nelle sue immagini quella lingua nuova: “Così si colma questa strada / che conduce all’eternità” (p.96) scrive il poeta.
Il volume si chiude come una tesi di laurea che si rispetti, con un resoconto sulla critica dell’opera calogeriana con vari estratti di articoli di giornale. Purtroppo molti parlano di “follia poetica”, constata Chirico, incapaci di andare al di là del loro naso. E poi molti lo ignorano, il che, ovviamente è peggio. Non bastano Sinisgalli, Falqui, Tedeschi, o Giancarlo Vigorelli che sostiene che l’opera di Calogero è “Un poema orfico, che ha altezze degne di Novalis, Nerval, Rilke: da noi non vedo esempi analoghi.” (p.98)Non bastano. Calogero merita di più. La domanda che continuamente si pone l’autore è se Calogero sia famoso per il suo personaggio o per la qualità della sua scrittura. La risposta se la dà riprendendo quello che scrive Sinisgalli a Tedeschi: “Vedi che può capitare in questo paese, se non si è nel giro non si esiste.” (p.103).
Chiude il volume una bella scelta di fotografie dove si vede il poeta e il suo paese, e ovviamente una ricca bibliografia.
Tutto questo ci ha sicuramente aiutato a capire meglio Lorenzo Calogero. Certo è che tutt’oggi non si trovano le opere complete del poeta e questo è un cattivo segno dei tempi. Rodolfo Chirico, oltre ad occuparsi di teatro, è anche un poeta e la sensazione è che probabilmente come molti altri suoi colleghi, sia assimilato alla città di Reggio considerata estrema periferia un po’ come accadde a Verga o Capuana che venivano considerati come scrittori siciliani o peggio (per la critica) come scrittori meridionali. E che quindi, in qualche modo, abbia vissuto anch’egli, le difficoltà di Lorenzo Calogero. Le categorie non muoiono mai a scapito della qualità. Purtroppo.
Concluderò anch’io con un piccolo omaggio a questi due poeti: “Disporre il proprio secchiello di parole / sulla battigia / e -al tribunale dell’onda . /sfidare l’oracolo dei linguaggi.” (La lampadina di Aladino fu la fiaba) e infine:
“Pensieri a sera /stanno fermi quieti /come passeri /sopra una chiesa /nel buio che si rasserena.” (Parole del tempo)
Reggio Calabria 27 agosto 2024 Prof. Renè Corona
Omaggio a Saverio Strati nel centenario della sua nascita
Mercoledì 7 agosto 2024, nella suggestiva cornice del Chiostro San Giorgio di Reggio Calabria, Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria hanno reso omaggio a Saverio Strati nel centenario della sua nascita. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e con il supporto di slides ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Saverio Strati nato a Sant'Agata del Bianco (RC) il 16 agosto 1924 e morto a Scandicci (FI) il 9 aprile 2014, è stato un autore prolifico. Tra i suoi numerosi romanzi ricordiamo: “La Marchesina”, Mondadori, 1956; “Tibi e Tascia”, Mondadori, 1960, vincitore del Premio Veillon; “Il selvaggio di Santa Venere”, Mondadori, 1977, vincitore del Premio “Campiello” e numerosi altri.
Presentazione volume di poesie “Non sappiamo come continuare” di Demetrio Marra
Il Comune di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, martedì 6 agosto 2024, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, nell’ambito dell’Estate reggina 2024, hanno presentato il libro di poesie “Non sappiamo come continuare” di Demetrio Marra. Ha dialogato con l’autore Roberta Sofia. Lettura di brani scelti a cura di Alessia e Marco Marra. Hanno introdotto l’incontro Sabrina Versaci, per la Biblioteca “De Nava”, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Non sappiamo come continuare è la seconda raccolta di poesie di Demetrio Marra, un libro autoprodotto composto da otto poemetti e un personal-essay sull’editoria, che riformula gli spazi enunciativi tradizionali della poesia contemporanea in un percorso politico ed esistenziale, poetico ed amoroso che si muove tra crisi nervose e relazioni sentimentali instabili, tra la finzione della politica e la dura realtà quotidiana dell’insegnante, del militante, del cittadino, dialogando con inquietudine e rabbia con le tensioni che attraversano il nostro presente. Demetrio Marra è nato a Reggio Calabria nel 1995, si è laureato all’Università di Pavia con una tesi in Filologia Moderna. È vice-direttore di Birdmen Magazine, rivista di Cinema, Serie e Teatro. È direttore editoriale di lay0ut magazine, rivista di Letteratura, Traduzione e Cultura visuale. Ha esordito con la raccolta di poesie Riproduzioni in scala (Interno Poesia, 2019). Collabora con diversi editori.
Ifigenia in Aulide di Euripide
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, nell’ambito degli incontri estivi 2024, hanno dedicato una serata speciale alla tragedia Ifigenia in Aulide di Euripide arricchita dal commento e dal contributo di spezzoni del film di Mihalis Kakogiannis con Irene Papas (Clitennestra) e Tatiana Papamoschou (Ifigenia), Musica di Mikis Theodorakis. Hanno aperto la manifestazione, Alessia Mancuso per il Museo e Loreley Rosita Borruto per il Cis della Calabria. Ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. “Ifigenìa in Àulide” è una tragedia di Euripide, scritta tra il 407 e il 406 a.C. Le navi dirette verso Troia pronte a partire erano bloccate nel porto da una bonaccia. L’indovino Calcante rivela che il motivo era costituito dall’ira di Artemide, la dea della caccia, furiosa perché i greci avevano massacrato uno degli animali che lei proteggeva. L'unico modo per pacificare la dea e ottenere venti favorevoli per salpare era sacrificare Ifigenia, la figlia di Agamennone. La versione cinematografica, ha sottolineato Paola Radici Colace, dà corpo alle parole di Euripide, incarnando la pusillanimità di ‘eroi’ che di fronte alle lusinghe del potere perdono ogni scrupolo etico e accettano ogni compromesso, esaltando la generosità di una ragazza innocente che accetta di morire per il bene della sua patria. Quando il sacerdote addetto al sacrificio colpisce Euridice, per volere della divinità a terra morta non c’è Euridice ma una cerva. Nonostante Ifigenia non sia stata sacrificata, le navi riprendono la corsa. I drammi greci non hanno mai raccontato il ritorno di Ifigenia alla casa paterna. Dopo 25 secoli, il poeta Ghiannis Ritsos scrive “Il ritorno di Ifigenia” e racconta l’ansia e il desiderio di una donna, ormai matura e sfiorita, che lotta contro il muro del tempo. Durante l’incontro, l’info point del Parco Nazionale d’Aspromonte, una finestra sull’area protetta, ha fornite ai numerosi partecipanti all’evento informazioni utili sulle peculiarità naturalistiche e culturali del suo territorio e proposte delle degustazioni di prodotti identitari grazie alla partecipazione dell’Azienda Agricola Perrone.
Gente di Dublino” di James Joyce
Il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 24 luglio 2024, al Chiostro di San Giorgio al Corso, nell’ambito del ciclo di letteratura mondiale di lingua inglese, hanno promosso la conferenza su James Joyce e la sua opera “Gente di Dublino”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e, con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, prof. di Lingue e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del CIS. James Joyce (Dublino, 1882 – Zurigo, 1941) è stato scrittore, poeta e drammaturgo. “Gente di Dublino" è spesso considerata una delle opere più importanti di Joyce e ha avuto un'influenza significativa sulla letteratura moderna. “Gente di Dublino” (1914) sono dei racconti che rappresentano storia e costume di vita della città. Joyce esplora diversi temi come la solitudine, la frustrazione e la mancanza di comunicazione che affliggono i personaggi di queste storie.
Elena tra Euripide e le Tesmoforiazuse di Aristofane: Ma è una cosa seria?
Nell’ambito dell’Estate Reggina 2024 promossa dal Comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e lo stesso Comune, martedì 9 luglio 2024, nei locali della Biblioteca Villetta “De Nava” hanno organizzato la conferenza “Elena tra Euripide e le Tesmoforiazuse di Aristofane: Ma è una cosa seria?”. Sono intervenute: Francesca Giordano, per la Biblioteca “De Nava” e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di slides ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia classica dell’università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis della Calabria. Sin dai poemi omerici, Elena era stata additata come la causa della guerra di Troia, di tanti lutti, di morte e distruzione. Anche Alceo, nelle sue liriche, si era scagliato contro Elena, “causa di tutti i mali”. Solo Saffo era stata la prima a difenderla. Per amore Elena aveva avuto il coraggio di affrontare il mare, abbandonare suo marito, entrare in terra straniera. Euripide costruisce l’intera trama della tragedia attorno al tema del “doppio”. A Troia non era andata Elena, ma una scultura di nubi del tutto simile all’Elena vera, infatti, il drammaturgo si spinge a tal punto da mettere in scena una storia paradossale: un’Elena che non ha mai lasciato il marito per scappare con Paride e una guerra che sarebbe stata combattuta per una perfetta sosia. Elena di Aristofane è un personaggio secondario che si sottrae ai vincoli del mito, dai suoi caratteri di sfrontatezza, malizia e dissolutezza, Elena viene usata come esempio di come le persone possano essere ingannate dalle parole e dalle apparenze. In entrambe le opere, il personaggio di Elena rappresenta la bellezza e la fragilità femminile.
“Un ponte sull’abisso” di Paolo Toscano
Giovedì 27 giugno 2024, presso la sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e lo stesso Museo hanno presentato il volume “Un ponte sull’abisso” di Paolo Toscano, Albatros edizione. Ha introdotto l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e hanno parlato del libro: Fulvio Rizzo, già Avv. Generale presso la Procura della Corte di Appello di Reggio Calabria; Mila Lucisano, docente di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico “L. Da Vinci” di Reggio Calabria; e l’autore Paolo Toscano, giornalista, già caposervizio di Gazzetta del Sud. Il romanzo racconta la storia di un capo mafia che svolge un ruolo di potere assoluto, amministrando privatamente giustizia, imponendo il pizzo e la guardiania. All’inizio tenace oppositore del narcotraffico, deve ricredersi e diventa un sostenitore del nuovo modello criminale. Con il traffico di droga, la famiglia mafiosa diventa più potente ed egemone nel traffico di droga, con una notevole potenziale economico e di violenza, fino a quando una persona della sua stessa famiglia, non accettando di vivere una vita di sottomissione e obbedienza decide di denunciare i traffici illeciti del padrino.
Il mito che racconta la perdita, l’assenza, il lutto: Orfeo e Euridice. Dai greci alla musica moderna (Monteverdi), Roberto Vecchioni) e alla pittura (Tintoretto, Rubens, De Chirico”.
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, la Cattedra di Teatro Antico e Moderno e la Cattedra di Mitologia Antica e Moderna nella Sala conferenze del MArRC hanno promosso la conferenza: ”Il mito che racconta la perdita, l’assenza, il lutto: Orfeo e Euridice. Dai greci alla musica moderna (Monteverdi), Roberto Vecchioni) e alla pittura (Tintoretto, Rubens, De Chirico”. Hanno introdotto la manifestazione Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina. Il mito di Orfeo e Euridice, ha sottolineato Paola Radici Colace, è una narrazione drammatica, il suo tessuto narrativo, illustrato nei vasi greci conservati nei Musei del mondo e destinato ad essere ripreso sotto vari codici nel corso della civiltà occidentale, in questa occasione, viene esaminato dal punto di vista della comunicazione musicale e figurativa. A partire da L'Orfeo di Monteverdi (1607), primo vero capolavoro del melodramma italiano. Non meno ricca è la presenza del mito nella tradizione iconografica, che ne testimonia i punti cruciali. In pittura possiamo elencare la rappresentazione delle ninfe che ascoltano incantate la musica di Orfeo (Charles Jalabert Nymphs Listening to the Songs of Orpheus, 1853), la morte di Euridice (Ary Scheffer Orfeo piange la morte di Euridice, 1814), l’angoscia di Orfeo sulla tomba dell’amata (Gustave Moreau Orfeo sulla tomba di Euridice, 1890-’91). In ambito scultoreo, in un bellissimo gruppo formato da due blocchi Orfeo e Euridice (1773-76), Antonio Canova raffigura Orfeo seguito da Euridice nel momento topico in cui il mitico cantore si volta indietro e capisce di stare per perdere per sempre l’amata. Il cantautore Roberto Vecchioni nella terza canzone dell’album Blumun, intitolata Euridice, dona la propria voce al mitico cantore della Tracia perché narri la sua discesa agli inferi, declinandola con furia e dolcezza nella voce, canterà per un’umanità che insegue la vita pur consapevole che non si può trattenerla.
“La tomba di Alarico” romanzo di Nicodemo Misiti
Martedì 4 giugno, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria ha presentato il romanzo “La tomba di Alarico” di Nicodemo Misiti, Dialoghi Edizione. Dopo il saluto di Sabrina Versa per la Biblioteca “De Nava” e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha dialogato con l’autore del romanzo, l’attore Tommaso Perri. I due protagonisti, professori di storia medievale, finiscono coinvolti in una avventura che li porterà a scoprire un segreto custodito nella biblioteca di un’antica abbazia. Nascoste tra gli antichi volumi ci sono le indicazioni del luogo di sepoltura di Alarico re dei Visigoti, ma, nonostante una pericolosa organizzazione cerchi di proteggere questo segreto, i protagonisti riescono a seguire le tracce che portano al luogo dove potrebbe essere sepolto il re con tutti i tesori depredati a Roma.
Vita Sackville: una donna sopra le righe fra letteratura, poesia e natura. Sissinghurst, il suo castello e il suo giardino di rose
Promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze del Museo si è svolta la conferenza “Vita Sackville: una donna sopra le righe fra letteratura, poesia e natura. Sissinghurst, il suo castello e il suo giardino di rose”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di slides hanno relazionato Francesca Paolino, già prof. associato di Storia dell’Architettura, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, e Silvana Comi, docente di Lingua e letteratura Inglese. Dalle relazioni è emerso che Vita Sackville West, figura poliedrica che con i suoi scritti letterari e sul giardinaggio, insieme alla sua vita non convenzionale è stata una figura significativa nel panorama culturale del XX secolo e la sua influenza continua a sentirsi sia nel mondo letterario che in quello florovivaistico. Nata nel 1892 nella Knole House, nel Kent, figlia di Lionel, III barone Sackville e di Victoria Sackville-Wes, nel 1913 si sposa con Harold Nicolson, diplomatico, giornalista, membro del Parlamento e scrittore. Nel 1932 Vita Sackville West conosce Virginia Woolf con la quale inizia una passionale storia i cui echi rimangono nel libro della Woolf, Orlando. Nel numeroso epistolario tra Virginia e Vita che conta più di cinquecento lettere esprimono il piacere del loro stare insieme. Il carteggio resta il documento eccezionale di un amore eccezionale nato dalla scrittura. Nel 1930 Vita e Harold comprano Sissinghurst in condizioni pessime e iniziano a costruirvi il castello e il giardino che oggi conosciamo. L’aspetto di Vita forse meno conosciuto è legato alla sua passione per l’arte e il giardinaggio. Ne è stata una grandissima esperta: per 15 anni, dal 1946 al 1961, tenne una rubrica sull’«Observer», pubblicata in Italia con il titolo Il giardino alla Sackville-West.
Presentazione del volume di poesie “Lingua nova” di Arturo Cafarelli
Martedì 28 maggio 2024, nei locali della Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, ha presentato il volume di poesie “Lingua nova” di Arturo Cafarelli – Ed. Rhegium Julii. Hanno introdotto l’incontro Sabrina Versaci, funzionario della Biblioteca “De Nava”, e Giuseppe Bova, presidente del Rhegium Julii. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Ha parlato del volume Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore Scientifico del Cis della Calabria, studiosa di dialettologia italiana. Lettura delle poesie a cura di Pasquale Borruto, poeta, presidente onorario dell’A.R.C. e dello stesso autore. Arturo Cafarelli è autore del volume Alba Nova – Poesie dialettali reggine (ed. Gangemi, 1997) e del testo teatrale L’imbuto. Sue poesie sono state pubblicate nell’Antologia della letteratura calabrese di Antonio Piromalli e Carmine Chiodo (ed. Pellegrini, 2000) e ne L’Altro novecento - Panorama della poesia dialettale di Vittoriano Esposito (ed. Bastogi, 2001).
Emily Dickinson: Sarei sempre più sola senza la mia solitudine
Nell’ambito del ciclo di letteratura mondiale di lingua inglese, il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 22 maggio 2024 nei locali della stessa chiesa hanno promosso la conferenza: Emily Dickinson: Sarei sempre più sola senza la mia solitudine. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, che ha evidenziato la personalità eclettica della poetessa americana, capace di intuizioni senza tempo; nei suoi scritti la Dickinson si sofferma sui temi della morte, della natura e della spiritualità. La relatrice Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria, con il contributo di un PowerPoint, ha attraversato la vita e le opere di Emily Dickinson (1830 – 1886), ricordando al numeroso pubblico presente che la Dickinson ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della letteratura. La poetessa ama la natura profondamente dal petalo dei fiori alla vastità dei paesaggi ed aggiunge ad essa un senso di magnificenza e di riverenza usando il mondo naturale come metafora delle sue emozioni. Lo stile poetico della Dickinson, originale e lontano dal gusto e dagli eventi del suo tempo, è stato chiaramente influenzato dalle sue variegate letture: William Shakespeare, John Milton, i poeti metafisici, Emily Brontë e altri scrittori suoi contemporanei, di Emerson e la tradizione puritana del New England. L’edizione inglese più completa dell’opera di Dickinson fu pubblicata nel 1998, più di cent’anni dopo la sua morte. Non si sa perché Emily Dickinson rifiutò di condividere le sue creazioni in vita. Molti sottolineano che, al di là del successo, ciò che l’autrice voleva era perfezionare e sviluppare al massimo la sua voce poetica. Con i suoi versi Emily Dickinson è capace di toccare l’anima umana in modi unici e significativi. Ancora oggi la sua vita e i suoi scritti continuano a ispirare e affascinare coloro che cercano di comprendere il potere delle parole e delle emozioni.
Presentazione volume “Storia di Giuseppe Zuccalà, medico e sindaco di San Lorenzo” di Fortunato Mangiola
Venerdì 10 maggio 2024, nella Sala “Trisolini” del Palazzo Alvaro della Città Metropolitana di Reggio Calabria, la Città Metropolitana e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno presentato il volume “Storia di Giuseppe Zuccalà, medico e sindaco di San Lorenzo”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Sono seguiti gli interventi e le testimonianze di: Mons. Pasqualino Catanese, Vicario Generale della Diocesi di Reggio – Bova; di Santo Casile, Sindaco di Bova; di Pasquale Amato, Storico, docente universitario, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria; di Dott. Giuseppe Zampogna, Vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria; di Paolo Toscano, già Capo redattore della Gazzetta del Sud Reggio Calabria. Hanno concluso la serie degli interventi il figlio Saverio Zuccalà, e Fortunato Mangiola autore del volume. Giuseppe Zuccalà (San Lorenzo 1909 – 1968) è stato un personaggio illustre che ha segnato la storia del Comune di San Lorenzo, della vallata del Tuccio e non solo. Laureatosi brillantemente in Medicina alla Sapienza di Roma, dopo avere trascorso un periodo nella Città Eterna, nel 1939 decide di svolgere la professione di medico nel suo paese di nascita. Sindaco dal 1943, si è sempre impegnato a migliorare la vita dei suoi compaesani, promuovendo progetti di sviluppo urbano, sociali, culturali e ambientali. L’attività di medico e sindaco lo resero una persona speciale fatta oggetto di ammirazione e stima. Grazie alla sua leadership e alla sua competenza, il comune di San Lorenzo visse un periodo di crescita e prosperità. Il suo impegno per il bene comune e la sua abilità nel gestire le problematiche di quegli anni, gli fecero guadagnare la stima e il rispetto di tutti i suoi concittadini. Infatti, la numerosa partecipazione di pubblico alla manifestazione e i numerosi interventi e testimonianze per omaggiarlo, dimostrano, ancora oggi, che Giuseppe Zuccalà è ricordato e stimato per la sua profonda umanità, generosità e disponibilità.
Antonio Piromalli, intellettuale e critico letterario
Lunedì 29 aprile 2024, nella Sala “G. Trisolini” del Palazzo Alvaro, la Città Metropolitana di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, il “Comitato Scientifico per lo studio della vita e delle opere di Antonio Piromalli - CIS” e il “Fondo Antonio Piromalli” hanno ricordato l’intellettuale e il critico letterario Antonio Piromalli. Dopo i saluti di Filippo Quartuccio, delegato alla cultura della Città metropolitana di Reggio Calabria, e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, hanno relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente del Comitato Scientifico di studi Antonio Piromalli, e Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e latino, componente del Comitato Scientifico di Studi Antonio Piromalli. La prof. Paola Radici Colace ha parlato sul tema “Il lessico critico nelle lettere vanitose” e la prof. Maria Florinda Minniti ha parlato sulla poesia di Alba Florio” pagine critiche nella Letteratura Calabrese di Antonio Piromalli.
Il segreto del Codex di Nicodemo Misiti
A cura del Centro Internazionale Scrittori della Calabria e con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, martedì 16 aprile 2024, nei locali della Biblioteca Villetta “P. De Nava” è stato presentato il romanzo “Il segreto del Codex” di Nicodemo Misiti. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha dialogato con lo scrittore, etnolinguista, antropologo Nicodemo Misiti, Rocco Sgrò, presidente dell’associazione culturale C.E.M.I., co-direttore sez. “Pietà del Pellicano” dell’Accademia Templare. Le vicende narrate hanno come protagonista il professor Tommaso Perri che assieme alla sua collega e innamorata Angelique Dubois è alle prese con un nuovo mistero legato al Vangelo più antico al mondo conosciuto come Codex Purpureus Rossanensis (oggi custodito nel Museo Diocesano di Rossano). Tutto parte dalle vicende di un monaco dell’VIII secolo che fugge dall’oriente devastato dalle invasioni arabe e dall’iconoclastia per salvare la reliquia del Santo Sudario, un Codex Miniato che contiene i quattro vangeli, la mappa dove sono stati seppelliti i tesori del suo monastero, con l’intenzione di portarli in Italia. Secoli dopo i Cavalieri Templari si uniscono ad una crociata inusuale che invece di combattere gli infedeli provoca il saccheggio di Costantinopoli. Il loro scopo segreto è recuperare le reliquie più sacre per la cristianità nascoste nella capitale dell’impero bizantino.
Thomas Hardy. Ritratto di un narratore
Il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 10 aprile nella Sala San Giorgio della stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di letteratura mondiale di lingua inglese, hanno presentato il volume: “Thomas Hardy. Ritratto di un narratore” di Domenico Cingari, Le Càriti Editore. Sono intervenuti: don Antonio Cannizzaro, parroco della chiesa di San Giorgio al Corso e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, prof. di Lingue e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis, che ha svolto una ampia relazione corredata da immagini e citazioni per inquadrare tutte le complesse tematiche trattate nella ricchissima analisi delle opere di Hardy, così ampiamente svolta dal prof. Domenico Cingari. Le pagine più belle sono quelle che hanno rapporto con la poesia e connotano l’aspetto lirico del mondo di Hardy, la sua tecnica di scrittura viene considerata cinematografica per la suddivisione in scene, per le ampie panoramiche e per i primi piani. L’autore del saggio, fornisce una visione completa dello scrittore inglese, attraverso due livelli di indagine, quello letterale (l’intreccio i dialoghi, i personaggi e il loro rapporto col paesaggio) e quello strutturale (l’humus hardiano e i fenomeni culturali filosofico-ideologici che lo vivificano). Il prof. Pasquale Amato ha sottolineato l’importanza delle radici e della formazione del romanziere. Domenico Cingari, prof. di lingue e letteratura inglese, studioso del periodo vittoriano e del primo Novecento, autore del volume ha ulteriormente approfondito i temi della natura e della donna nelle opere di Hardy quali “Via dalla pazza folla” “ Il ritorno alla brughiera” “Tess” ,” Jude l’oscuro” , del pensiero filosofico e religioso dello scrittore, autore eminente del periodo di transizione tra l’età vittoriana e l’età moderna e ha raccontato la genesi del suo saggio sottolineando la sua passione per un autore difficile, ricco di spunti di riflessione, con una visione complessa e articolata del problema esistenziale. Hardy è un pessimista fatalista, la realtà è intrisa di male, l’uomo è un individuo sensibile ed imperfetto, un lottatore destinato alla sconfitta in un mondo assurdo che lo ricompensa con la morte.
Miti e suggestioni nelle voci del Sud
La chiesa degli artisti di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria promuovono una serie di incontri, a cadenza mensile, dal titolo “Miti e suggestioni nelle voci del Sud”, reading di lettura di testi da parte di autori, poeti o lettori. Al primo incontro che si è tenuto il 3 aprile 2024, nella sala conferenze della stessa chiesa hanno partecipato i poeti: Giuseppe Ambrogio, Arturo Cafarelli, Pasquale (Pax) Curatola, Giuseppe Gangemi, Nanà Logiudice, Clelia Montella. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria.
Dante Inferno V: I lussuriosi (da Didone, Achille e Tristano a Paolo e Francesca) e la condanna della letteratura amorosa
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, nella sala conferenze della Biblioteca Villetta “P. De Nava”, martedì 2 aprile 2024, ha promosso il secondo incontro “Dante Inferno V: I lussuriosi (da Didone, Achille e Tristano a Paolo e Francesca) e la condanna della letteratura amorosa”. Sono intervenute: Daniela Neri, responsabile della Biblioteca “De Nava” e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis della Calabria. Nel quinto canto dell'Inferno di Dante, il poeta incontra i dannati lussuriosi, condannati per aver trasgredito la legge dell'amore e della castità. In un limbo di tormento e dolore il poeta vede le anime di personaggi famosi (Achille, Tristano, Didone). Tra questi dannati, Dante incontra Paolo e Francesca che raccontano la loro triste storia d’amore. La condanna dei lussuriosi nella Divina Commedia rappresenta la visione di Dante sulla letteratura amorosa. Il Canto V dell’inferno, infatti, è un monito contro la perdita dei valori morali per evitare una fine tragica come quella dei dannati del V Canto dell’inferno. L’intenzione di Dante è quello di condannare la letteratura che celebra l’amore sensuale e non spiritualizzato.
La donna nel teatro greco: né autrice, né attrice, né (forse) spettatrice, ma protagonista
In occasione della giornata internazionale della donna, venerdì 8 marzo 2024, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze dello stesso Museo hanno promosso la manifestazione “La donna nel teatro greco: né autrice, né attrice, né (forse) spettatrice, ma protagonista”. Ha introdotto Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, che ha ricordato i numerosi ostacoli del cammino della donna per le conquiste sociali, politiche, religiose ed economiche. Con il contributo di slides, ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico del Cis della Calabria. Nell’antica Grecia il ruolo delle donne era ridottissimo, relegati al ruolo di mogli, madre vivevano in una condizione di rinuncia e privazione quotidiana. Educate all’inferiorità, esse avevano fatto della sottomissione un’abitudine. Attraverso una serie di analisi, Paola Radici Colace ha evidenziato che nel teatro, le protagoniste sono specchio e proiezione di una mentalità che metteva in vetrina il femminile per sottolineare gli aspetti che ancestralmente facevano paura in questo essere ritenuto selvaggio, e pertanto da domare e sottomettere. Un tema centrale nella presentazione teatrale della donna è il legame con la famiglia. La donna protegge la famiglia e si sacrifica per la famiglia, in particolare per i maschi della famiglia: il fratello e il padre. Antigone sceglie di morire pur di poter compiere i riti funebri in onore del fratello, proibiti dal sovrano di Tebe; Elettra, nelle Coefore di Eschilo e nei drammi Elettra di Sofocle ed Euripide, incita il fratello a vendicare il loro padre, ucciso dalla madre e dal suo amante Egisto. Alcesti, nell'omonimo dramma di Euripide, accetta di morire al posto del marito. Le donne greche del V sec. a. C vivono in una società che ne fa sovente un capro espiatorio; la loro è una rinuncia e una privazione quotidiana, spesso l’unica via di fuga, ma al tempo stesso di riscatto, sembra essere per loro quella del sacrificio che si trasforma in un dovere e una responsabilità verso i parenti, o la comunità che glielo richiede.
Thomas Hardy autore del romanzo “Via dalla pazza folla”
Il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 28 febbraio 2024, presso la Sala San Giorgio della stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di letteratura mondiale di lingua inglese hanno organizzato una conversazione su Thomas Hardy autore del romanzo “Via dalla pazza folla”. Ha introdotto l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis. Thomas Hardy (1840 – 1928) è stato poeta e scrittore britannico, appartenente alla corrente letteraria del Realismo, con notevoli influenze romantiche. Nel romanzo “Via dalla pazza folla” il protagonista Gabriel Oak s’innamora di una donna affascinante e nullatenente di nome Bathsheba. Quando le chiede di sposarlo lei rifiuta. Bathsheba eredita una fattoria dallo zio e Gabriel Oak dopo avere perso tutti i suoi averi è costretto a lavorare alle sue dipendenze. Tutti i personaggi del romanzo si muovono in un ambiente rurale, perché è nella natura, dentro la natura e, appunto, via dalla pazza folla, che l'essere umano riesce a mettere a nudo la sua vera anima.
Incontro con la poesia di Silvia Sestito
Martedì 27 febbraio 2024, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il Patrocinio del Comune di Reggio Calabria, nella sala convegni della Biblioteca Villetta “P. De Nava” ha promosso l’incontro con la poetessa Silvia Sestito, autrice del volume “Piani paralleli” Casa Editrice KIMERIK. Ha introdotto la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha relazionato Domenico Labate, già docente, sociologo della comunicazione. La lettura di poesie scelte è stata curata da Pasquale (Pax) Curatola. Ha chiuso l’incontro l’autrice Silvia Sestito, docente, musicista e scrittrice. Le poesie che compongono questa silloge, hanno la capacità di esprimere, con un linguaggio semplice e universale, sentimenti, ricordi, emozioni, stati d’animo che superano lo spazio e il tempo.
Incontro con René Corona, autore del volume “I bucaneve dell’altrove”, Book Editore Poesia
Nell’ambito della Cattedra Internazionale di Poesia del CIS della Calabria intitolata a Maria Luisa Spaziani, Yves Bonnefoy e Rodolfo Chirico, venerdi 23 febbraio 2024, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella Sala conferenze del Museo hanno promosso l’incontro con René Corona, autore del volume I bucaneve dell’altrove”, Book Editore Poesia. Ha introdotto Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e responsabile della Cattedra di Poesia Internazionale del CIS intestata a Maria Luisa Spaziani. A seguire l’intervento programmato di Maria Rosaria Gioffrè, docente di Lingua e Cultura francese. Ha concluso l’incontro l’autore René Corona, già docente di Lingua e Traduzione Francese, Università di Messina, componente del Comitato Scientifico del CIS.
Hugo Pratt e Corto Maltese: il doppio della stessa medaglia
“Hugo Pratt e Corto Maltese: il doppio della stessa medaglia” è stato il tema dell’incontro promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dalla Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria che si è svolto mercoledì 7 febbraio 2024, presso la Sala conferenze della stessa chiesa. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di video proiezione, hanno parlato del grande artista Ugo Pratt i relatori: Gabriele Quattrone, primario di Neurologia presso il Policlinico “Madonna della Consolazione” di Reggio Calabria; Gabriele Romeo, Psicoanalista. La figura di Corto Maltese è indissolubilmente legata a Hugo Pratt, il suo creatore ed è senz’altro il risultato delle sue idee e del suo talento artistico. Hugo Pratt è il romanziere che ha disegnato le sue storie, sognando di raccontare con neri marcati o tenui acquarelli i suoi personaggi (Corto Maltese, Banshee, Koinsky o Shanghai) facendoli vivere in un mondo libero di schemi e confini.
Incontri fantastici nell’Odissea, il Ciclope, le Sirene, Scilla e Cariddi
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e La chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 31 gennaio 2024, nella Sala conferenze della stessa chiesa hanno promosso la conferenza “Incontri fantastici nell’Odissea: il Ciclope, le Sirene, Scilla e Cariddi”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di slides ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Il Ciclope, le Sirene, Scilla e Cariddi sono alcuni degli incontri del viaggio avventuroso ed emozionante di Ulisse. Questi incontri mostrano la grande abilità tattica e l'ingegno di Ulisse nel sopravvivere alle sfide che gli si presentano lungo il suo viaggio, dimostrando la sua forza e abilità come eroe.
L’arte incontra il suo immaginario
Martedì 30 gennaio 2024, ore 16:45, Biblioteca Villetta "P. De Nava" si è svolta la manifestazione “L’arte incontra il suo immaginario”. Poeti, scrittori e artisti presenti hanno letto o commentato proprie composizioni.
I
l romanzo storico tra letteratura e cinema. Il nome della rosa
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, Martedì 23 gennaio 2024, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava”, ha indetto la conferenza ”Il romanzo storico tra letteratura e cinema. Il nome della rosa”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis. Il romanzo di Umberto Eco è narrato dal punto di vista del giovane novizio Adso che accompagna il famoso frate francescano Guglielmo da Baskerville durante una indagine su una serie di misteriosi omicidi nell’abbazia. Nel corso delle indagini emerge una complessa rete di intrighi e segreti che coinvolgono alcuni monaci della stessa abbazia. Frate Guglielmo si trova a dover dipanare una serie di misteriosi delitti che insanguinano una biblioteca labirintica e inaccessibile. Il romanzo “Il nome della rosa” è noto anche per il suo stile complesso e ricco di riferimenti storici, filosofici e letterari.
Le meraviglie della nostra terra negli occhi dei viaggiatori inglesi
Nell’ambito degli incontri di Letteratura Mondiale di lingua Inglese, il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 10 gennaio 2024, hanno promosso la seconda conversazione “Le meraviglie della nostra terra negli occhi dei viaggiatori inglesi”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di slides, ha relazionato la prof.ssa Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis. Per conoscere il territorio della Magna Grecia e le bellezze paesaggistiche della Calabria, numerosi viaggiatori stranieri intrapresero il viaggio verso il Sud di origini magno greche. Attraverso reportages, diari, relazioni, spesso impreziosite da disegni, hanno saputo raccontare e illustrare i luoghi più caratteristici della Calabria.
Aspettando il Natale … La maternità di Maria nel 33° Canto del Paradiso
Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del comune di Reggio Calabria, martedì 19 dicembre 2023, nella Sala conferenze della Villetta “De Nava”, ha organizzato la conferenza “Aspettando il Natale … La maternità di Maria nel 33° Canto del Paradiso”. Nonostante il Natale abbia assunto aspetti e usanze volte al consumismo è sempre una festa religiosa dove la pace e l’amore sono i simboli che devono essere sempre presenti nel cammino dell’umanità. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente Onorario e d Direttore Scientifico del Cis. Il canto trentatreesimo del Paradiso di Dante Alighieri si svolge nell'Empireo, la sede di tutti i beati. Si tratta dell'ultimo canto del Paradiso e quindi dell'intero poema, che si chiude, dopo una preghiera alla Vergine, con la visione di Dio, della Trinità e dell'Incarnazione. Durante l’incontro la cantante Francesca Anglisano si è esibita con alcuni brani tradizionali di Natale.
Rodolfo Chirico, nel decennale della sua scomparsa
Promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del comune di Reggio Calabria, martedì 5 dicembre 2023, alle ore 16:30, presso la Sala conferenze della Villetta “De Nava”, nell’ambito degli eventi inseriti nella “Cattedra di poesia intitolata a Yves Bonnefoy, Maria Luisa Spaziani e Rodolfo Chirico”, è stato ricordato, nel decennale della scomparsa, il poeta drammaturgo, Rodolfo Chirico. Sono intervenuti: Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria; Emilia Condarelli, giornalista; Elio Stellitano, Medico, poeta; Gianfranco Cordì, docente di storia e filosofia; Giuseppe Mazzetti, avvocato; Giovanni de Girolamo, critico letterario; Giuseppe Gangemi, scrittore; Tonino Triunveri, attore. Durante l’incontro è stato proiettato un video con la voce e le immagini di Rodolfo Chirico a cura di Stefano Fava. Rodolfo Chirico (Santo Stefano in Aspromonte 17 giugno 1941 – Reggio Calabria 5 dicembre 2013) è stato l'ideatore e il fondatore del Teatro Calabria con sede nella città di Reggio. Lo stesso teatro, si è sempre impegnato a promuovere e organizzare Convegni, Stage e Workshop, con l'obiettivo di diffondere la cultura artistica poetico-teatrale, quale laboratorio permanente di ricerca d'espressione creativa e di lettura critica della realtà. Nel 1990, il Comune di Reggio Calabria nomina il poeta drammaturgo Rodolfo Chirico Direttore Artistico del teatro "Francesco Cilea" per le rassegne di Prosa invernali ed estive. Dopo tale incarico, Rodolfo Chirico e il “Teatro Calabria” hanno iniziato una costante collaborazione artistica e culturale con strutture di Drammaturgia Nazionali ed Europee: tra le quali, il "Piccolo Teatro di Milano, Teatro d'Europa"; la "Scuola Civica Paolo Grassi"; "l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica S. D'Amico"; "l'Istituto Nazionale del Dramma Antico" di Siracusa; e le maggiori compagnie di prosa nazionali. Rodolfo Chirico, grande poeta drammaturgo, ha espresso il suo pensiero aperto e dinamico attraverso le sue numerose opere, undici raccolte di poesie, ventisette testi di drammaturgia e numerose messe in scena realizzate dal “Teatro Calabria”.
“Scrittori calabresi” si è svolta la manifestazione: “Il dialetto vive nella scrittura dei poeti. Incontro con il poeta Giuseppe Ambrogio autore del volume di poesie “Canta Pueta” - Edizione Centro Internazionale Scrittori della Calabria - CIS
Nella Sala conferenze “Perri” del Palazzo Alvaro, Città Metropolitana di Reggio Calabria, lunedì 27 novembre 2023, nell’ambito del ciclo “Scrittori calabresi” si è svolta la manifestazione: “Il dialetto vive nella scrittura dei poeti. Incontro con il poeta Giuseppe Ambrogio autore del volume di poesie “Canta Pueta”, Edizioni Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Centro Internazionale Scrittori della Calabria ed ha relazionato Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. Durante l’incontro c’è stato un intermezzo musicale a cura di Francesca Anglisano, Paolo Fotia e Vincenzo Tuscano. Hanno letto poesie i poeti: Domenico Sgrò, Arturo Cafarelli, Totò Mediati e lo stesso autore. Dopo “Terra mia”, raccolta di poesie in vernacolo reggino pubblicata nel 1993, a cura de “Il Grifo” il poeta Ambrogio ritorna al suo pubblica con un nuovo libro “Canta pueta”, il volume raccoglie 52 liriche scritte in dialetto reggino raggruppate nelle seguenti sezioni: Poetica; Il Paese e ricordi; Natura; Sociale. Nella prefazione del libro la prefatrice prof. Paola Radici Colace sottolinea che “se si dovesse indicare il leitmotiv del libro si dovrebbe senz’altro parlare del tema del ricordo, che viene delineato da Ambrogio a vari livelli …il mondo dei ricordi è giocato in maniera contrastiva sia in verticale, tra i tempi andati e il mondo di oggi, sia in orizzontale nel rapporto tra campagna e città”. Gli altri temi, sia naturalistici, umani, folkloristici ed antropologici del libro esprimono appieno il senso della vita.
“Il dialetto vive nella scrittura dei poeti. Incontro con il poeta Giuseppe Ambrogio autore del volume di poesie “Canta Pueta”
Nella Sala conferenze “Perri” del Palazzo Alvaro, Città Metropolitana di Reggio Calabria, lunedì 27 novembre 2023, nell’ambito del ciclo “Scrittori calabresi” si è svolta la manifestazione: “Il dialetto vive nella scrittura dei poeti. Incontro con il poeta Giuseppe Ambrogio autore del volume di poesie “Canta Pueta”, Edizioni Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Centro Internazionale Scrittori della Calabria ed ha relazionato Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. Durante l’incontro c’è stato un intermezzo musicale a cura di Francesca Anglisano, Paolo Fotia e Vincenzo Tuscano. Hanno letto poesie i poeti: Domenico Sgrò, Arturo Cafarelli, Totò Mediati e lo stesso autore. Dopo “Terra mia”, raccolta di poesie in vernacolo reggino pubblicata nel 1993, a cura de “Il Grifo” il poeta Ambrogio ritorna al suo pubblica con un nuovo libro “Canta pueta”, il volume raccoglie 52 liriche scritte in dialetto reggino raggruppate nelle seguenti sezioni: Poetica; Il Paese e ricordi; Natura; Sociale. Nella prefazione del libro la prefatrice prof. Paola Radici Colace sottolinea che “se si dovesse indicare il leitmotiv del libro si dovrebbe senz’altro parlare del tema del ricordo, che viene delineato da Ambrogio a vari livelli …il mondo dei ricordi è giocato in maniera contrastiva sia in verticale, tra i tempi andati e il mondo di oggi, sia in orizzontale nel rapporto tra campagna e città”. Gli altri temi, sia naturalistici, umani, folkloristici ed antropologici del libro esprimono appieno il senso della vita.


CIS
Pasquino Crupi: cultura sociale e rapporto tra letteratura calabrese ed emigrazione
Nell’ambito della convenzione per attività di collaborazione culturale tra la Città Metropolitana di Reggio Calabria e il Centro internazionale Scrittori della Calabria, sul tema “gli scrittori calabresi”, venerdì 22 aprile 2022, presso la Casa della Cultura “Pasquino Crupi” , via Emilio Cuzzocrea Reggio Calabria, la Metro City e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno organizzato la conferenza “Pasquino Crupi: cultura sociale e rapporto tra letteratura calabrese ed emigrazione”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis e ha relazionato Daniele Macris, docente ordinario di Latino e Greco presso il Liceo “Maurolico” di Messina, componente del Comitato Scientifico del Cis.
Mario Luzi: la Passione, via Crucis al Colosseo con il papa Giovanni Paolo II°. Vicissitudine umana e sacralità della figura del Cristo
Mercoledì 20 aprile 2022 presso la Sala San Giorgio al Corso della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria ha organizzato la conferenza “Mario Luzi: la Passione, via Crucis al Colosseo con il papa Giovanni Paolo II°. Vicissitudine umana e sacralità della figura del Cristo”. Ha coordinato l'incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Giovanni De Girolamo, docente di letteratura, critico letterario e d’arte. Lettura di brani scelti a cura di Pasquale Pax Curatola.
Presentazione volume ULUC ALI' - Il rinnegato di Nicodemo Misiti
Martedì 19 aprile 2022, presso il Castello Aragonese di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, ha presentato il romanzo “Uluc Alì” – Il rinnegato di Nicodemo Misiti, Dialoghi Edizione. Sono intervenute Irene Calabrò, assessore alla Cultura del comune di Reggio Calabria e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis. Hanno conversato sul libro: Nicodemo Misiti, etnolinguista, storico e fotografo e Antonio Salvati, giudice e scrittore. Il protagonista del romanzo, entrato in possesso di un antico diario che racconta la storia di Giovanni Dionigi Galeni, nato a Le Castella nel 1519, catturato dai turchi durante una scorreria in Calabria, col passare degli anni, con il nome di Uluç Alì, divenne un grande pirata e un grande stratega navale. La storia avventurosa del protagonista ripercorre i luoghi delle scorrerie del pirata Uluç Ali e presto, attraverso il ritrovamento di una pergamena, si renderà conto di essere sulle tracce di un misterioso tesoro.


John Keats: il poeta della bellezza”
Mercoledì 13 aprile 2022, presso la Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, nell’ambito del Ciclo di Letteratura mondiale di lingua Inglese “La natura e lo stupore dell’artista”, ha organizzato il quarto incontro dal titolo “John Keats: il poeta della bellezza”. Ha introdotto il tema dell’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis e, con il contributo di slides, ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis. John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 – Roma, 23 febbraio 1821) è stato uno dei massimi esponenti del Romanticismo. John Keats è morto a Roma di tubercolosi e ha voluto che si scrivesse sulla lapide della sua tomba una frase emblematica della sua esistenza "Qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua". Pur avendo avuto una vita breve, il poeta inglese ha pubblicato i poemi “Endymion (1818), Hyperion (1818 – 1819) e le celebri odi “A un usignolo”, “Psiche” e “Su un’urna greca”.