Centro Scrittori Calabria

Bonifacio VIII nella Divina Commedia di Dante

Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria in sinergia con la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nella sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso il settimo incontro dal titolo “Bonifacio VIII nella Divina Commedia”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis della Calabria. Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, Anagni, circa 1235 – Roma, 1303) fu papa della Chiesa cattolica dal 1294 al 1303. Figura di transizione tra il Medioevo e la prima età moderna. Nel Canto XIX dell’Inferno, Dante si trova con Virgilio nell’VIII cerchio, detto Malebolge, in cui si trovano i fraudolenti, suddivisi in dieci fossati concentrici, o “bolge”, a seconda del tipo di peccato che hanno commesso. Nella terza di queste bolge si trovano i simoniaci, ossia chi ha fatto compravendita di cariche ecclesiastiche e beni spirituali. La giustizia divina ha deciso che siano piantati a testa in giù nel terreno, con le gambe libere, e che delle piccole fiamme tormentino loro le piante dei piedi, costringendoli a scalciare in continuazione. Nella lunga e articolata relazione, la Prof. Paola Radici Colace ha ricordato che Bonifacio VIII nel corso del pontificato, per imporsi sugli altri potenti d’Europa, vietò ai religiosi di versare tasse o somme generiche alle autorità laiche senza il consenso del pontefice. Era uno dei tentativi di rendere il papa una figura superiore a tutte le altre anche sul piano giuridico (celebre è la bolla Unam Sanctam del 1302, con cui Bonifacio affermò che la Chiesa era superiore a ogni altra autorità e che solo Dio poteva giudicare il papa). Papa Bonifacio VIII è ricordato per la proclamazione del primo Giubileo cristiano nel 1300. Le ragioni dell’odio di Dante nei confronti di papa Bonifacio VIII sono di natura morale e politica. Per Dante, Bonifacio VIII rappresenta la degenerazione e corruzione della chiesa, e per l’intervento del papa nel conflitto politico di Firenze a favore dei Guelfi Neri, tali decisioni politiche permisero ai guelfi Neri, in quel momento esiliati, di rientrare, arrestando nel frattempo i rappresentanti più in vista dei Bianchi, sempre con la scusa della pacificazione. Dante si trovava a Roma come ambasciatore e nel gennaio del 1302 fu condannato a morte in contumacia: Bonifacio VIII aveva causato, più o meno direttamente, l’eterno addio alla sua amata Firenze. E questo bastava per finire all’Inferno.

 

 

 

Paola Radici Colace - Loreley Rosita Borruto

Antigone, ultimo anello di una catena maledetta

Nell’ambito degli incontri promossi dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, nella Sala conferenze dello stesso Museo, nell’ambito del ciclo Tragedia on the stage (Siracusa-INDA stagione 2026) si è tenuto il secondo incontro Antigone, ultimo anello di una catena maledetta” che rivedremo al teatro Greco di Siracusa. Ha introdotto la manifestazione Loreley Rosita Borruto, Presidente del CIS della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia Classica, dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Con il contributo di videoproiezione Paola Radici Colace ha proposto la rilettura scientifica della tragedia di Sofocle. Antigone è una giovane donna piena di coraggio, che lotta con tutte le sue forze per difendere la sua famiglia da un’ingiustizia subita, anteponendo alle leggi degli uomini quella del cuore e dell’amore, in una storia di ribellione contro soprusi e ingiustizie. Dopo una guerra a Tebe, i fratelli Eteocle e Polinice si uccidono a vicenda. Il nuovo re, Creonte, decide che Eteocle sarà sepolto con onori mentre Polinice, considerato traditore, dovrà restare insepolto. Creonte crede fermamente che la legge dello stato debba prevalere su qualsiasi altra considerazione, inclusi i legami familiari. La sua decisione di non seppellire Polinice, considerato un traditore, è motivata dalla necessità di affermare il potere e prevenire disordini. Quando una legge giusta diviene ingiusta? Quando è bene trasgredire una legge che confligge con altri valori supremi? Cosa fare quando la punizione inflitta da una legge è palesemente sproporzionata rispetto al gesto compiuto? E come la tragedia di Sofocle del V sec. a.C., incontriamo a più riprese riletture in chiave moderna della tragedia di Sofocle, che scardinano i rituali convenzionali di una giustizia che funziona in automatico, senza mai chiedersi, allora come oggi, cosa sia veramente ‘giusto’. Al dibattito, coordinato da Maria Caccamo Caltabiano, già Ordinario di Numismatica dell’Università di Messina, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria, sono intervenuti: Domenico Suraci, Caterina De Stefano, Caterina Silipo, Francesca Martorano, Carlo Caccamo, Maria Florinda Minniti.

 

 

Ipazia, una scienziata greca tra illuminismo pagano e cristiano

Nell’ambito del ciclo di incontri: I Grandi personaggi della storia, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, in sinergia con la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, nella Sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso l’incontro “Ipazia, una scienziata greca tra illuminismo pagano e cristiano”. Sono intervenuti don Antonio Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, Presidente Onorario, Direttore Scientifico e Presidente della Sezione Antichistica del CIS della Calabria. Ipazia (circa 355–415 d.C.) straordinaria figura femminile dell’antichità. Visse ad Alessandria d'Egitto, importante centro culturale del mondo mediterraneo, in un’epoca di profonde trasformazioni religiose e politiche, segnata dal passaggio dal paganesimo greco-romano al cristianesimo. Figlia del matematico Teone di Alessandria, Ipazia fu educata nelle discipline scientifiche e filosofiche. All’epoca in cui visse Ipazia, ha sottolineato Paola Radici Colace, Alessandria era una città multietnica, abitata da elleni, egizi, ebrei, costellata da vari edifici religiosi: sinagoghe, templi alle divinità greche ed egizie, chiese cristiane.  Il gruppo dominante era costituito dagli elleni (gli abitanti di origine greca). Alessandria d’Egitto sta volgendo al declino, assiste a frequenti ed efferati atti e gesti di violenza, riflesso della crisi morale e civile nella quale versa l’Impero Romano ormai in decadenza, quella ‘città di dio’ che Agostino sta prefigurando proprio negli stessi anni in cui si stanno svolgendo i fatti. Su uno scenario in cui scienza e filosofia non devono considerarsi discipline separate, nel breve tempo in cui visse, a Lei viene attribuito un Canone astronomico, probabilmente un commento a un'opera di Tolomeo, redatto insieme al padre Teone, che cita la figlia Ipazia come commentatrice. A Ipazia e a suo padre Teone si debbono le edizioni delle opere di -Euclide (367-283 a.C.), autore degli Elementi, la più importante opera di geometria dell'antichità. I famosi teoremi di Euclide sui triangoli sono ancora oggi parte dei programmi scolastici. Ipazia, giunse ad un tale grado di cultura, che superò di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. Per la magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, partecipava alle riunioni dei capi della città e non era motivo di vergogna per una donna stare in mezzo agli uomini, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale. Con la morte di Ipazia, si poté considerare distrutta una delle più esemplari comunità scientifiche di ogni epoca. Quello che è strano però, è che nessuno, poi, si sia proclamato suo allievo. Probabilmente, i motivi vanno ricercati nel fatto che Cirillo, considerato dalle fonti principali il responsabile del suo assassinio, detenne la carica di vescovo della città per i successivi 29 anni (morì nel 444), nel corso dei quali era diventato l'episcopo più potente e temuto di tutto l'impero d'Oriente".

 

 

 

Paola Radici Colace - Don Antonio Cannizzaro - Loreley Rosita Borruto

Alcesti di Euripide. Morte per sostituzione, il confine tra la vita e la morte

Nell’ambito degli incontri promossi dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, venerdì 20 febbraio 2026, nella Sala conferenze dello stesso Museo, nell’ambito del ciclo Tragedia on the stage (Siracusa-INDA stagione 2026) è stata proposta Alcesti di Euripide. Morte per sostituzione, il confine tra la vita e la morte” che rivedremo al teatro Greco di Siracusa. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia Classica, dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Con il contributo di videoproiezione Paola Radici Colace ha proposto la rilettura scientifica della tragedia per illustrare un racconto mitico che sollecita le nostre emozioni, ma, anche, per isolare i nodi critici del pensiero di Euripide a dimostrazione del fatto che i grandi tragici greci hanno portato sulla scena non racconti, ma problemi esistenziali dell’uomo, ancora oggi discussi e irrisolti. La tragedia rappresentata nel V secolo a. C., narra la storia e l’eroismo di Alcesti che si sacrifica per il bene della sua famiglia. La trama descrive la storia del re Admeto di Tessaglia, che sul punto di morire, Apollo, il dio del sole gli concede la possibilità di potere continuare a vivere purché trovi qualcuno disposto a morire al suo posto. L’unica persona che accetta di sacrificarsi al posto di Admeto è la moglie Alcesti. Admeto, addolorato e sconvolto per la perdita della moglie, riconosce il vero e profondo amore di Alcesti, perché solo chi ama è disposto a sacrificare la propria vita per la persona che ha consacrato il proprio cuore. Eracle, eroe greco, che arriva al palazzo di Admeto, ravvisa l’eroismo di Alcesti e decide di sfidare Thanatos, il dio della morte, e lo convince a rinunciare alla vita di Alcesti. Pur facendo riferimento ad una storia che non perde il suo alone di favola dove possono avvenire tutte le magie, il testo di Euripide affronta temi cruciali, ed in termini che anche oggi vengono dibattuti, su quel filo sottile che separa la vita dalla morte.

 

 

 

Giacomo Leopardi, oltre la siepe.

Nei locali della Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS, con il patrocinio del comune di Reggio Calabria ha organizzato la conferenza “Giacomo Leopardi, oltre la siepe”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Giuseppe Rando, Prof. Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università di Messina, Responsabile della Sezione Italianistica del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Nella sua lunga e articolata conferenza, il prof. Rando ha sottolineato che nei suoi saggi critici ha sempre seguito il metodo globale, che si fonda sull’autorità filologica del testo e sulla individuazione di precise connessioni tra testo e contesto, con un occhio all’opera letteraria e un occhio alla Storia. Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837), fin dalla prima fase classicista, evidente nei Puerili, tra il 1809 e il 1815), cattolica (esplicita nella Cantica del 1816) e reazionaria (lampante nell’orazione Agl’Italiani del 1815), che trova il suo compimento nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica (nel marzo 1818) e nella canzone All’Italia (nell’autunno del 1818), nonché il distacco improvviso, meno di sei mesi dopo, nel 1819, dalle suddette pregiudiziali cattolico-classicistiche, come è documentato nella canzone ispirata da un fatto di attualità che all’epoca fece molto scalpore, per poi raggiungere il culmine in quel primo sublime monumento del relativismo-nichilismo che è l’idillio L’infinito. “Oltre la siepe" in Leopardi si riferisce a un concetto chiave de L'infinito, dove la siepe (un ostacolo visivo concreto) stimola l'immaginazione a figurarsi spazi infiniti, silenzi sovrumani e una quiete assoluta, permettendo al pensiero di superare i limiti e le barriere che ci circondano per esplorare nuovi orizzonti, pensieri e prospettive. Leopardi oltre ad essere un grande poeta è stato anche un filosofo impegnato a pensare e a far pensare, forte della sua inclinazione alla dialettica ed alla continua sperimentazione di forme e parole.

L’anno che verrà”: da Leopardi a Lucio Dalla

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nella sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso la conferenza “L’anno che verrà: da Leopardi a Lucio Dalla”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. Paola Radici Colace, prendendo spunto dal titolo di una canzone di Lucio Dalla, “L’anno che verrà”, con il contributo di videoproiezione ha illustrato questo affascinate tema guidando il pubblico in un viaggio nella letteratura mondiale. Il tema delle feste di Capodanno compare in varie opere della letteratura, spesso utilizzato più che un semplice evento festivo, per riflettere su temi universali della condizione umana: il passaggio del tempo, la transitorietà della vita, la memoria, le speranze per il futuro. Per Alan Kay il modo migliore per prevenire il futuro è inventarlo, mentre per Eleanor Roosevelt il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. Per Leopardi il futuro non è mai luminoso, nei Canti e nello Zibaldone l’uomo vive proiettato in avanti, ma questa proiezione è un inganno, la speranza è un’illusione vitale, il domani è ciò che permette di sopportare il presente. In “L’anno che verrà” (1979), Lucio Dalla esprime speranza e riflessione sul futuro, con un messaggio di fiducia e rinnovamento, evocando l'idea di un nuovo anno che porta possibilità e cambiamenti positivi.

 

 

 

Paola Radici Colace - Loreley Rosita Borruto

Sicilia orientale, ellenizzata e bizantina

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, nella sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso la conferenza: “Sicilia Orientale, ellenizzata e bizantina”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, che ha sottolineato come alcuni aspetti della cultura ellenica in Silia e nella provincia di Messina si manifestano nelle strutture architettoniche delle chiese e dei monasteri. Con il contributo di numerose slides il relatore Daniele Macris, insigne grecista, fondatore e segretario della Comunità Ellenica dello Stretto, docente di latino e greco al liceo “Maurolico” di Messina, ha illustrato la presenza dei Greci nella Sicilia Orientale e in particolare nella provincia di Messina attraverso la toponomastica, le tradizioni e i riti religiosi. Dalla conversazione è emerso, inoltre, che le colonie greche di Mylai, Imera e le città sicule ellenizzate di Halaesa, Alontion, Abakainon, Longane, sono caratterizzate anche per il notevole sviluppo artistico, sociale ed economico. Halaesa, fondata, secondo Diodoro Siculo nel 403 a.C., su una collina distante otto stadi dal mare, nella costa settentrionale della Sicilia, oggi territorio del comune di Tusa. Il relatore si è soffermato sull’antica città di Nauloco, situata tra Milazzo e Villafranca, celebre per la battaglia navale in cui fu sconfitto Sesto Pompeo da Vespasiano Agrippa nel 36 a.C.. Un ordito di rara bellezza accompagna i visitatori tra necropoli, agorà, portici e musei che svelano storie antiche e significative di una civiltà che aveva come misura l'uomo. Vivace interesse hanno suscitato le notizie sull'azione dell'archimandritato del SS. Salvatore di Messina, importante centro del monachesimo basiliano che si estendeva ad oltre 62 monasteri della Sicilia e della Calabria che ha svolto la sua azione dal 1131 al 1883. Nella storia delle popolazioni e delle città dello Stretto, caratterizzate da una tenace presenza greca in ogni loro espressione, molte tendenze e conoscenze della cultura ellenica, integrate con influenze cristiane e bizantine si manifestano nei riti e nelle strutture architettoniche delle chiese e dei monasteri.

Daniele Macris - Rosita Borruto

Incontro con la poesia di Giancarlo Pontiggia e Fabio Scotto

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e con il Patrocinio dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, ha programmato due eventi di Letteratura e Poesia da tenere sulla Terrazza del MArRC, a partire dalle ore 16:30, nei giorni di martedì 28 e mercoledì 29 ottobre 2025.  Gli incontri inseriti nella “Cattedra Internazionale di Poesia del CIS, sezione Maria Luisa Spaziani, Yves Bonnefoy e Rodolfo Chirico” si avvalgono della partecipazione di due illustri letterati: Giancarlo Pontiggia, poeta, critico letterario e scrittore, e Fabio Scotto, poeta, saggista, traduttore, prof. Ordinario di Letteratura francese all’Università di Bergamo. Martedì 28 si è svolto sulla Terrazza del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il primo incontro di letteratura e poesia. Hanno aperto i lavori gli interventi di Daniele Cananzi, per l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria; Paola Radici Colace, presidente della Cattedra di Poesia sezione Maria Luisa Spaziani; René Corona, presidente della Cattedra Internazionale di Poesia del CIS, sezione “Rodolfo Chirico”; Ottavio Amaro componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Durante l’incontro ci sono stati interventi musicali a cura degli artisti: Caterina Verduci, voce e percussioni; Alessandro Calcaramo, chitarra classica; Dario Siclari, flauto traverso. Giancarlo Pontiggia e Fabio Scotto. L’incontro con la poesia di Giancarlo Pontiggia e Fabio Scotto ha proposto uno fecondo scambio fra due dei più significativi poeti italiani d' oggi, inframezzato da letture poetiche nelle quali i due autori si sono anche letti a vicenda. Ne è emerso un terreno comune di riferimento alla cultura greco-latina del mondo classico come imprescindibile fondamento della poesia dell’oggi, non solo in senso elegiaco, ma come presupposto di una sua attualizzazione da rivolgere al presente. Soltanto in una poesia leggibile e veicolo di pensiero e sentimenti della mente e del cuore è possibile riscoprire il valore umano, politico e " civile" di un dire, tale da suscitare empatia e condivisione.

Conferenza stampa di presentazione del progetto: “Mediterraneo Reghion Mito Festival”

Martedì 30 settembre 2025, presso la sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è stato presentato il Progetto “Mediterraneo Reghion Mito Festival”. Il Progetto, promosso dal “Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS”, intende creare un Osservatorio permanente sul Mito Classico, e si articolerà in eventi, workshop e conferenze e culminerà ogni anno nell’Organizzazione di un Festival con i partener che hanno aderito al Progetto. Tra i partner già confermati del progetto figurano il Comune di Reggio Calabria, la Città Metropolitana di Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, l’Università Mediterranea, di Reggio Calabria, l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, il Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, il Planetario Pythagoras della Città Metropolitana di Reggio Calabria, la Biblioteca Comunale “P. De Nava” di Reggio Calabria, la Fondazione Lezza-Monaco di Roma, il Museo delle Religioni “R. Pettazzoni” di Velletri (Roma), la Società Dante Alighieri di Atene (Grecia), le delegazioni locali e nazionali dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, il Touring Club territorio di Reggio Calabria, Italia Nostra sez. di Reggio Calabria. Ideatrice del progetto e Presidente del comitato scientifico dello stesso è la professoressa Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica all’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della Sezione Antichistica del CIS. Accanto a lei la vicepresidente Anna Maria Urso, ordinario di Filologia classica all’Università di Messina, il segretario del progetto Ottavio Amaro, associato di Composizione architettonica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, la coordinatrice del progetto Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS, e Stefano Fava, segretario del CIS. Il comitato è arricchito della qualificata collaborazione di numerosi studiosi italiani e stranieri di prestigio. Paola Radici Colace, con l’ausilio di un PowerPoint, ha presentato il progetto “Mediterraneo Reghion Mito Festival”, definendo il Mito un ‘linguaggio’ universale, che ha un ruolo sempre attivo perché si collega a strutture profonde dell’animo umano, nella misura in cui la mitopoiesi (creazione fantastica e affabulatoria) è una funzione inalienabile dello spirito: lo dimostra –continua- l’incessante riprodursi delle sue ‘favole’ fino ai nostri giorni e il loro successo nel fantasy. Dopo una articolata e innovativa dimostrazione della dimensione trasversale del Mito e delle sue connessioni con il resto dei saperi, la Presidente ha posto l’accento, in conclusione, sulla ‘necessità’ per l’uomo di oggi di recuperare la dimensione mitica: “pur nella quotidianità che ci circonda e nel razionalismo della scienza, questo Progetto ci invita a reimparare a “vedere”, con gli occhi fanciulli di chi ama le favole, il prodigium e il miracolo del ‘divino’ e dell’ ‘eroico’ di cui è intrisa la nostra mediterraneità”. Sono intervenuti, inoltre, i rappresentanti delle istituzioni e associazioni dei Partners che hanno aderito al progetto: Fabrizio Sudano, direttore del MArRC; Antonio Taccone, pro rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Ottavio Amaro, prof. di Composizione architettonica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Domenica Galluso, vice direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria; Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario Pythagoras, di Reggio Calabria; Daniela Neri, responsabile della Biblioteca “P. De Nava” di Reggio Calabria; Francesco Zuccarello Cimino, console del Touring Club di Territorio Reggio Calabria; Giuditta Casile, rappresentante di Italia Nostra sez. di Reggio Calabria; Maria Caccamo Caltabiano, già prof. ordinario di Numismatica dell’Università di Messina; Teresa Rizzo, presidente dell’Accademia Amici della Sapienza di Messina; Carlo Caccamo, già prof. ordinario di Fisica dell’Università di Messina, Roberto Crupi, medico, studioso di Storia antica. Caterina Silipo, scrittrice, Domenico Suraci, giornalista. Collegati da remoto sono intervenuti: Igor Baglioni, direttore del Museo delle Religioni “Pettazzoni” di Velletri e Mariangela Ielo, Società Dante Alighieri di Atene, Grecia.

Sala conferenze del MArRC

“Spomenik. Architettura di sublime memoria

“Spomenik. Architettura di sublime memoria” è il titolo della conferenza promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del comune di Reggio Calabria che si è svolta, martedì 9 settembre 2025, nei locali della Biblioteca “De Nava”. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e con il contributo di slides ha relazionato Ottavio Amaro, prof. di Composizione Architettonica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Spomenik (sinonimo di monumento, architettura e arte commemorativa), termine nato dalla strategia civile sulla resistenza al nazifascismo in Jugoslavia, monumenti commemorativi di un periodo storico specifico. Queste presenze architettoniche e scultoree di un passato e di una tensione ideale e politica, allo stesso modo dei paesaggi, rappresentano ed evocano nel tempo e nello spazio nuovi e diversi significati. Dopo una fase di abbandono e di oblio, a seguito dei conflitti balcanici, si registra un interesse diffuso nei confronti di queste monumentali sculture da parte della critica architettonica. Architettura sublime che vive di una espressività artistica in un tempo sospeso tra visibile e invisibile. Numerose mostre, che attraverso disegni, modelli, fotografie e filmati, a partire da New York fino al Museo d’arte contemporanea di Skopje, hanno permesso una riflessione sull’architettura brutalista come espressione di una “modernità̀ differente”, capace di intercettare e caratterizzare in maniera originale i processi di cambiamento in atto nell’Occidente dopo la Seconda Guerra mondiale. La sorte degli Spomenik si identifica con la crisi causata dalle guerre balcaniche degli anni ’90. Insieme alla fine del regime si è perseguito il disegno di distruzione di simboli e testimonianze rappresentative della memoria. Il loro simbolismo è andato perso nella traduzione man mano che il linguaggio visivo è cambiato, i loro segnali sono attutiti da una visione del mondo mutata. Nel concludere l’interessante e complessa relazione, il prof. Ottavio Amaro ha sottolineato che ciò che resta è pura arte civile e moderna, pur priva di connotati figurativi e retorici diretti, si esprimeva attraverso l’espressionismo plastico della forma capace di dialogare con la misura del paesaggio, senza rinunciare a possibili rimandi evocativi e poetici.

 

Loreley Rosita Borruto - Ottavio Amaro.

Calabria e Mezzogiorno, dal Viceregno al Regno dal XVII al XVIII secolo

Nello spazio del chiostro San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS, la Deputazione di Storia Patria per la Calabria e la Chiesa degli Artisti hanno organizzato la conferenza “Calabria e Mezzogiorno, dal Viceregno al Regno dal XVII al XVIII secolo”. Ha introdotto e coordinato l’incontro la dott.ssa Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Il prof. Caridi, storico, studioso degli aspetti sociali, economici, religiosi e politico–amministrativi della Calabria, autore di numerosi libri, monografie, presidente della Deputazione di storia patria regionale, ha riscostruito la complessa realtà della Calabria e del mezzogiorno dal XVII al XVIII secolo. Il prof. Caridi è autore tra l’altro del volume Storia della Calabria dall’Unità del Sud all’Unità d’Italia (secoli XI-XVIII), di prossima pubblicazione. Ha sottolineato il prof. Caridi che la Calabria in quel periodo storico era divisa in due Province: Calabria Citra, corrispondente all’attuale provincia di Cosenza, a nord e Calabria Ultra, il resto della regione, a sud. Reggio, che era la più popolosa città calabrese, era stata per soli dieci anni, dal 1584 al 1594, capoluogo della provincia meridionale perché, a causa della devastante incursione di una flotta turchesca guidata dal rinnegato messinese Scipione Cicala, la sede venne trasferita a Catanzaro. Soltanto nel 1816, con il ritorno dei Borbone sul trono di Napoli dopo il decennio francese, Reggio divenne Capoluogo della provincia omonima, staccata da quella di Catanzaro. Sulla base di importanti documenti, Caridi ha poi illustrato l’andamento demografico ed economico della Calabria e del Mezzogiorno durante il periodo in esame, tenendo sempre desta l’attenzione del numeroso uditorio.

 

Loreley Rosita Borruto - Giuseppe Caridi

“Dalla Tebe di Sofocle alla Montreal di oggi Antigone parla ancora”

 “Dalla Tebe di Sofocle alla Montreal di oggi Antigone parla ancora” è stato il titolo della conferenza promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria che si è tenuta sulla terrazza dello stesso Museo. Hanno aperto i lavori gli interventi di Daniela Sapone, funzionario del MArRC, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radice Colace, già ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente della sezione antichistica del Cis della Calabria. Nella tragedia di Sofocle del V sec. a.C., ambientata nella città di Tebe, Antigone e i suoi fratelli, Eteocle e Polinice, e Ismene, figli di Edipo, portano il peso di una maledizione che li costringe a vivere tragedie e conflitti inesorabili. Nel corso del Novecento, ha sottolineato Paola Radici Colace, numerose riletture cinematografiche e teatrali della tragedia di Sofocle sono state riproposte in chiave moderna. Nel film premiato in tutto il mondo e candidato agli Oscar 2020 Antigone parla ancora. Dalla Tebe di Sofocle alla Montréal di oggi, la regista canadese Sophie Deraspe si ispira ad una storia vera per rileggere in chiave moderna il personaggio di Antigone, partendo da un fatto di cronaca reale per proporre una moderna rivisitazione della tragedia di Sofocle. La sceneggiatura di Antigone, scritta dalla medesima regista, si ispira ad una sparatoria del 2008 avvenuta a Montréal, nella quale fu ucciso un immigrato onduregno di appena 18 anni, Fredy Villanueva, incensurato e arrivato in Québec nel 1998 con il fratello Dany e le tre sorelle (Patricia, Wendy e Lilian) per ricongiungersi ai genitori. Fredy si trovava con Dany e altre tre persone nel parcheggio dell’Henri-Bourassa Arena, quando due agenti della polizia hanno chiesto loro i documenti, al rifiuto di fornire le generalità è seguita una colluttazione e una sparatoria: ad avere la peggio è stato Fredy, colpito da due proiettili sparati dai poliziotti. Anche qui Antigone è una giovane donna piena di coraggio, che lotta con tutte le sue forze per difendere la sua famiglia da un’ingiustizia subita, anteponendo alle leggi degli uomini quella del cuore e dell’amore, in una storia di ribellione contro l’ingiustizia di profonda attualità. Il senso del film è ripercorrere la tragedia greca per rivitalizzarne il senso con la proposta ancora una volta delle questioni mai risolte che ci accompagnano dalla Tebe di Sofocle alla Montréal (e non solo) di oggi: quando una legge giusta diviene ingiusta? Quando è bene trasgredire una legge che confligge con altri valori supremi? Cosa fare quando la punizione inflitta da una legge è palesemente sproporzionata rispetto al gesto compiuto? E come la tragedia di Sofocle del V sec. a.C., anche il film del 2019 scardina i rituali convenzionali di una giustizia che funziona in automatico, senza mai chiedersi, allora come oggi, cosa sia veramente ‘giusto’. Sono intervenuti al dibattito gli avvocati: Mimmo Laganà e Luciano Maria Delfino.

 

 

“La sociopatia adolescenziale. Il primato della natura sulla cultura”

Mercoledì 30 luglio 2025, nello spazio del Chiostro San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa Chiesa, hanno promosso la conferenza “La sociopatia adolescenziale. Il primato della natura sulla cultura”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, degli aspetti storici, psicopatologici, sociali ha relazionato il prof. dott. Rocco Zoccali, già ordinario di Psichiatria all’Università di Messina, presidente Nazionale della Lega Nazionale di Igiene Mentale, segretario nazionale della Società Nazionale di Psichiatria Adolescenziale, vice-presidente nazionale della Società Italiana di Psichiatria e componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Naturalmente, non tutti i comportamenti ribelli degli adolescenti, ha sottolineato il dott. Rocco Antonio Zoccali, sono segnali di sociopatia: l’adolescenza è un periodo fisiologicamente turbolento ma il comportamento va considerato in chiave psicopatologica se certe dinamiche sono intense, ripetitive e insensibili alle norme sociali o alla punizione. L’attuale “epidemia antisociale” che interessa i nostri giovani, ci induce a prendere in considerazione una prevalente causa culturale che trova nel “modello freudiano” una possibile spiegazione. Infatti, secondo Freud, la nostra mente è guidata da tre "forze interne" che influenzano profondamente il modo in cui pensiamo, sentiamo e ci comportiamo: l'Es, il Super-Io e l'Ideale dell’Io. L’Es è la parte più istintiva e nascosta di noi. Contiene i desideri e gli impulsi più primitivi correlati alla nostra animalità, come quelli sessuali o aggressivi e spinge alla soddisfazione immediata senza preoccuparsi delle conseguenze. Il Super-Io, invece, rappresenta la nostra coscienza morale; è come un giudice interno che ci fa sentire in colpa quando facciamo qualcosa che consideriamo sbagliato. È formato dai valori, dalle regole e dai divieti che abbiamo interiorizzato durante l’infanzia, soprattutto dai genitori, dagli insegnanti e infine dalla società. L’Ideale dell’Io fa parte del Super-Io, ma funziona in modo diverso: non ci giudica, ma ci indirizza verso un modello ideale di perfezione e si forma ispirandosi a figure importanti per noi, come genitori, insegnanti o modelli culturali. Oggi le figure genitoriali e istituzionali (insegnanti, autorità), che alimentano la formazione del Super Io, sono fragili o del tutto assenti; i modelli educativi sono eccessivamente permissivi spesso in nome del benessere psicologico; la perdita di autorevolezza delle figure educative ha indebolito l’interiorizzazione dei limiti morali, portando a una minore tolleranza alla frustrazione e al ridimensionamento del senso di responsabilità; l’autorità è spesso vista come opprimente, non come guida o riferimento. Tutto ciò ha favorito un incremento di tratti psicopatici nella popolazione adolescenziale generalizzando comportamenti francamente antisociali. All’incontro, seguito da un numeroso e attento pubblico, sono intervenuti: Gabriele Quattrone, Teresa Rizzo, Filippo Cento, Giovanna Caridi, Caterina De Stefano.

 

 

 

 

 

 

Gabriele Quattrone - Rosita Borruto - Rocco A. Zoccali

Intelligenza emotiva. Dalla poesia alla letteratura Greca. Dall’antichità un modello di analisi dei sentimenti

Con l’incontro di martedì primo luglio è iniziata la programmazione promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria in sinergia con il Comune di Reggio Calabria e la Biblioteca “De Nava”, nell’ambito dell’Estate reggina 2025. “Intelligenza emotiva. Dalla poesia alla letteratura Greca. Dall’antichità un modello di analisi dei sentimenti” è stato il titolo della conferenza. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Con l’ausilio di video proiezione la relatrice ha sottolineato che L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni: le proprie e quelle degli altri. Essa non è un tratto innato ma è un’abilità suscettibile di sviluppo e affinamento attraverso l’esercizio continuo e l’acquisizione di nuove conoscenze. Nell’antica Grecia, la poesia era uno strumento principale per comunicare emozioni, desideri e riflessioni sull’esperienza umana. Nelle opere epiche di Omero, i sentimenti di gloria, onore, paura e dolore venivano espressi attraverso epica e lirica. Nella poesia lirica di Saffo e Alceo, i sentimenti abbracciano, con immediatezza, una gamma di sensazioni: amore, gelosia, nostalgia e malinconia. Nei frammenti rimasti, Saffo racconta quasi esclusivamente l’amore. Sentimento talvolta non corrisposto, altre volte non consumato. L’amore, per Saffo, è un sentimento totalizzante, che invade il cuore, la mente e il corpo, i sogni e la realtà circostante. Concreto, fisico, viscerale, accompagnato da emozioni contrastanti: gioia, gelosia, esaltazione, tormento, ma anche sola ragione di vita, respiro e luce. Ha inoltre sostenuto Paola Radici Colace, che nel trattato sulla “Malattia Sacra” Ippocrate afferma che a causa di questa inondazione di umore “subito il corpo rabbrividisce, senza poter parlare, non respira e il cervello si compatta e il sangue ristagna”, forse Ippocrate nel V secolo prese come exemplum proprio il carme di Saffo. L’eredità della poesia e della letteratura greca forniscono un modello antico ma ancora attuale di analisi dei sentimenti che permette di approfondire non solo la psicologia dei personaggi antichi, ma anche di riflettere sulla natura universale delle emozioni.

 

 

Purgatorio Canto I, Catone Uticense simbolo di Giustizia e Libertà

Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis 2025, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nel salone della stessa chiesa, nei giorni scorsi hanno promosso la quinta lezione “Purgatorio Canto I, Catone Uticense simbolo di Giustizia e Libertà”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, con il supporto di slides ha relazionato Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria. Nel "Purgatorio", Canto I, ha sottolineato la Colace, viene descritto l'ingresso nel monte del Purgatorio e in questa atmosfera chiara e serena, Dante e Virgilio incontrano Marco Porcio Catone, avversario di Cesare, morto suicida. Questo Canto 1 è un momento di svolta nella Divina Commedia, non solo dal punto di vista narrativo, ma anche sotto l’aspetto simbolico e teologico. L’atmosfera cambia radicalmente: dalle tenebre e dalla disperazione si passa a un ambiente luminoso, sereno e carico di aspettative positive, alla luce della redenzione. Il Purgatorio come luogo di speranza e crescita spirituale. Fin dai versi iniziali, il poeta utilizza una metafora potente, paragonando la sua opera poetica a una nave che alza le vele per iniziare un nuovo viaggio e intraprendere un nuovo percorso di purificazione e speranza. In questo luogo di attesa ed espiazione, Dante e Virgilio incontrano un “veglio solo, degno di tanta reverenza”, che il poeta medievale ha posto come custode del monte, sembra raffigurare più un personaggio biblico che un personaggio classico. Rappresentato maturo e severo, dalla lunga barba brizzolata, così come i capelli, il personaggio incarna le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, che gli illuminano il volto, evidenziando la presenza di Dio e la rettitudine morale. L’incontro con Catone l’Uticense introduce una riflessione sulla moralità e la giustizia divina, ponendo interrogativi sulla salvezza delle anime che si sono sacrificate incarnando i valori di giustizia e libertà che Dante ammirava e promuoveva.

Paola Radici Colace - Loreley Rosita Borruto

Le Odi di Orazio, capolavoro della poesia lirica latina 

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nella Sala San Giorgio della stessa chiesa hanno promosso la conferenza “Carpe Diem. Le Odi di Orazio, capolavoro della poesia lirica latina”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, che ha ricordato al numeroso pubblico presente che Orazio, il più grande poeta della poesia lirica dell’antica Roma, invita a godere delle gioie della vita senza rimandarle, poiché il tempo fugge inesorabilmente. La relatrice Maria Florinda Minniti nella sua articolata relazione, supportata da numerose slides, ha sottolineato che le Odi (Carmina in latino) di Orazio costituiscono una delle espressioni più alte della poesia augustea. Quattro libri di componimenti poetici, i primi tre pubblicati nel 23 a.C., il quarto nel 13 a.C. Orazio con le sue Odi si colloca nel solco della tradizione poetica della cultura greca richiamandosi soprattutto ai poeti Alceo e Pindaro. La struttura delle Odi si fonda sulla norma della variatio, applicata sia sul piano metrico-formale sia su quello dei contenuti. Dunque varietà di tematiche: gli amici (la philìa, motivo epicureo) Mecenate, Virgilio, Postumo, Settimio; l’amore, sentito come gioco elegante piuttosto che come pathos; ispirazione civile con l’allegoria della nave dello stato; la sapientia del poeta con i suoi precetti dell’aurea mediocritas che è la greca metriòtes, la moderazione. Ma anche scene di convito dove il vino è simbolo di vitalità e ospitalità. Ma ad insidiare questo ideale di saggezza c’è l’altro polo, il più malinconico della lirica oraziana: il sentimento del tempo fuggevole e il pensiero della morte ispirano i carmi più intensi e profondi di tutta la poesia classica. Carpe diem è il celebre invito a cogliere e godere il tempo presente. E poi i luoghi del cuore: la campagna tiburtina oppure tarentina, dove c’è un angulus, paesaggio idillico dove placare il desiderio di quiete e vita appartata. Orazio congeda il terzo libro delle Odi con il celebre carme Exegi monumentum aere perennius: l’orgoglio e la consapevolezza dell’immortalità della sua poesia.

 

Presentazione volume “Inventario” raccolta poetica di Arturo Cafarelli

Giovedì 5 giugno 2025, all’Università della Terza Età di Reggio Calabria è stato presentato il volume “Inventario”, raccolta poetica di Arturo Cafarelli. Sono intervenuti: Francesco Cernuto, per l’Università della Terza Età; Giuseppe Bova, presidente del Rhegium Julii; Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Hanno relazionato: Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente Onorario e Direttore Scientifico del CIS della Calabria; Daniela Scuncia, critico letterario. Ha chiuso i lavori l’autore Arturo Cafarelli. Durante la manifestazione il Maestro Luisa Chiovaro ha eseguito numerosi brani musicali. L’opera di Cafarelli raccoglie le poesie più significative scritte in lingua italiana. Raccolta accurata e tematicamente organizzata in sezioni che riflettono i principali leitmotiv della sua poetica: Amore, memoria, tempo. riflessioni sulla vita e sulla morte e il senso dell’esistenza umana. Arturo Cafarelli è autore di numerose raccolte in lingua e in dialetto reggino. Ricordiamo: “Alba Nova”, poesie dialettali reggine (ed. Gangemi, “L’imbuto” (ed. Rhegium Julii, 2000). Cafarelli è componente degli “Artisti Reggini della Sanità” che hanno rappresentato e pubblicato altri suoi testi teatrali: “I quattro Magi”, “Un Natale cibernetico”, “La scommessa”, “Andropausa”, “Il gigante Nano, (scritta insieme a Pasquale Borruto), Nel contesto di un’azione di recupero e valorizzazione della letteratura sommersa, ha curato le opere di Alfredo Emo, Vincenzo Spinoso, Anonimo cittanovese. Il poeta Arturo Cafarelli, inoltre, è presente nell’Antologia della letteratura calabrese di Antonio Piromalli e Carmine Chiodo (ed. Pellegrini, 2000), ne L’altro novecento - Panorama della poesia dialettale di Vittoriano Esposito (ed. Bastogi, 2001) e sul Il Maurolico, Giornale Storia Scienze Lettere e Arti con la recensione al libro Lingua Nova. Poesie in dialetto reggino. Edizioni Rhegium Julii, 2023, a cura del Prof. Paola Radici Colace.

Cernuto - Bova - Radici Colace - Cafarelli - Scuncia - Borruto - Chiovaro

“Il mulino sulla Floss” di George Eliot (pseudonimo di Mary Ann Evans)

Mercoledì 28 marzo 2025, presso la Sala conferenze San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di incontri sulla letteratura di lingua Inglese, hanno discusso e analizzato il romanzo “Il mulino sulla Floss”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. "Il Mulino sulla Floss" (titolo originale in inglese: "The Mill on the Floss") è un romanzo scritto da George Eliot, pseudonimo di Mary Ann Evans (1819, Nuneaton, Regno Unito – 1880, Chelsea, Londra), pubblicato per la prima volta nel 1860. È considerato uno dei capolavori della letteratura inglese vittoriana. Il romanzo narra la storia di due fratelli, Tom e Maggie Tulliver, che crescono in un villaggio rurale dell'Inghilterra nel XIX secolo. È un romanzo sociale, ma anche di formazione, di una crescita morale che fiorisce nel perdono e nel riavvicinamento dei due protagonisti che persino “nella Morte non furono divisi”. È un resoconto completo dell’epoca, del modo di agire, di pensare, di confrontarsi. La famiglia, l'educazione, le ingiustizie sociali, il conflitto tra passione e ragione, e la lotta tra i desideri individuali e le aspettative sociali sono i temi trattati dal romanzo attraverso una approfondita analisi psicologica dei personaggi. George Eliot ha la capacità di gestire il passaggio dal generale al particolare, mettendo soprattutto a nudo le anime dei suoi personaggi rappresentando i loro conflitti più intimi e facendo emergere le cause che determinano le azioni umane. Ha inoltre sottolineato Silvana Comi che “Il mulino sulla Floss” è un’opera che riflette sulla natura umana e sulla società inglese del tempo caratterizzata dalla rivoluzione industriale e da importanti riforme politiche e sociali. L’autrice Mary Ann dimostra nelle pagine la coerenza con le sue scelte di vita. Il suo pensiero libero si esprime nella scrittura come nel suo percorso personale, oltre ogni pregiudizio convenzione e sociale.

 

 

Primo incontro del Festival della Complessità 2025

Organizzato dal CIS della Calabria, con il Patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, nella Sala “G. Trisolini” del Palazzo Alvaro si è svolto il primo incontro del Festival della Complessità 2025, XV Edizione avente per tema “Essere, Umano. All’inizio della manifestazione è stato proiettato il Trailer ufficiale del Festival. Ha aperto i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, e ha presieduto e moderato la tavola rotonda Daniele Cananzi, professore di Filosofia del Diritto e Teoria dell’interpretazione, direttore del DiGiES, Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze umane dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Sono intervenuti: Salvatore Spina, docente di Filosofia e Storia al Liceo Classico di Locri che ha parlato del “Divenire Dasein: il compito dell’uomo nell’ontologia di Heidegger”, sostenendo che l’uomo ha il compito di affrontare la propria finitudine, assumendo responsabilità e vivendo in modo consapevole la propria esistenza nel tempo. Antonio Giuseppe D’Agostino, docente di Filosofia e Storia al Liceo Scientifico “L. Da Vinci” e Liceo Scientifico “A. Volta” di Reggio Calabria ha trattato il tema “Complessità e diversità”, sottolineando che riconoscere e valorizzare la diversità all’interno di sistemi complessi è fondamentale per promuovere la sostenibilità, l’innovazione e l’adattamento alle sfide del mondo contemporaneo. Antonio Zavettieri, dottore in Filosofia, si è soffermato sul tema “Il desiderio di niente di nominabile”, sottolineando che tale espressione suggerisce un'aspirazione o un desiderio di qualcosa che va oltre le parole, le etichette o le definizioni. Potrebbe riferirsi a un bisogno di esperire o di conoscere qualcosa di ineffabile, di trascendente, che sfugge alla capacità di essere espresso o catturato attraverso il linguaggio. Infine Francesco Zuccarello Cimino, studioso di Letteratura, musica e Cinema ha trattato il tema “L’uomo al centro dell’Universo”, tale espressione richiama l’idea che l’essere umano occupi una posizione centrale nell’universo, riflettendo spesso sul ruolo e sulla percezione dell’uomo nel cosmo. Questa frase può essere interpretata in vari modi, a seconda cui l’uomo è il punto focale dell’universo, con tutto il resto che ruota attorno a lui. Oppure attraverso riflessione filosofica, letteraria o artistica. Ha concluso i lavori Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, asserendo che il tema del Festival è stato esplorato dai relatori, attraverso diverse prospettive filosofiche, psicologiche e sociologiche. L’accelerazione dei cambiamenti, il tema dell’incertezza e della complessità nell'era moderna, ha concluso la Colace, rappresenta una delle sfide più affascinanti e profonde del nostro tempo

 

 

 

 

 

 

 

Religioni e miti nell’immaginario fantastico contemporaneo, divinità ed eroi dell’antichità nella fantascienza e nel fantasy


Religioni e miti nell’immaginario fantastico contemporaneo, divinità ed eroi dell’antichità nella fantascienza e nel fantasy” è stato il titolo della manifestazione di lunedì 12 maggio 2025, presso il Salone dei Lampadari “Italo Falcomatà” del Palazzo del Comune di Reggio Calabria, promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio dell’Assessorato alle Minoranze Linguistiche del Comune di Reggio Calabria. Dopo i saluti di Lucia Anita Nucera, assessore alle Minoranze Linguistiche del comune di Reggio Calabria, e di Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, ha introdotto la conferenza Paola Radici Colace, prof. ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Igor Baglioni, direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” di Velletri, (Roma) che ha sottolineato come il tema delle religioni e miti nell’immaginario fantastico contemporaneo dimostra di essere un potente veicolo di trasmissione e rielaborazione dei miti e delle credenze religiose, adattandoli ai contesti narrativi più innovativi e stimolanti. La presenza di divinità ed eroi dell’antichità nella fantascienza e nel fantasy testimonia la loro forza archetipica e il loro ruolo nel plasmare le narrazioni che ci aiutano a comprendere meglio la nostra cultura e il nostro mondo. Il legame tra mondi immaginari e realtà, è stato analizzato dal prof. Baglioni, attraverso alcune opere di autori di fantascienza e fantasy. Questi mondi spesso riflettono problematiche sociali, visioni filosofiche e religiose, influenzando profondamente i lettori, talvolta fino a ispirare nuove religioni. ​J.R.R. Tolkien, con Il Signore degli Anelli, ha imposto il modello del "mondo secondario", un universo autonomo e credibile, influenzato dal Medioevo e dalla teologia cristiana. Il ciclo di Dune di Frank Herbert, nasce dall'osservazione delle dune di sabbia e delle culture delle regioni aride. ​ Herbert esplora inoltre temi come l'impatto delle figure messianiche e le "grandi religioni del deserto", creando un mondo segnato dalla scarsità d'acqua e dalla violenza. ​Isaac Asimov, nella sua Fondazione, utilizza la psicostoria per prevedere il futuro delle società, ispirandosi al declino dell'Impero Romano. Le sue Tre Leggi della Robotica riflettono una visione ottimistica della scienza e della tecnologia come guida per l'umanità. ​

Presentazione volume “Nuovi strumenti sulla frontiera delle Medical Humanities: dalla medicina narrativa all’intelligenza artificiale”

Nell’ambito della “Primavera Reggina 2025” e del “Maggio dei Libri 2025” nei locali della Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS con il patrocinio del comune di Reggio Calabria ha presentato il volume “Nuovi strumenti sulla frontiera delle Medical Humanities: dalla medicina narrativa all’intelligenza artificiale”. Hanno introdotto i lavori Sabrina Versaci, funzionario della Biblioteca “De Nava”, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Il volume, curato da Paola Radici Colace, studiosa da tempo impegnata in questa tematica, affronta le problematiche relative al nuovo approccio terapeu­tico, che considera la ‘narrazione della malattia’ un elemento costitutivo del percorso di cura, dalla diagnosi alla terapia, dalla riabilitazione ai trattamenti palliativi. Nel V sec. a.C. Ippocrate aveva sostituito alla medicina ‘magica’ che curava con erbe e formule, una ‘nuova’ medicina basata sul dialogo medico-paziente, in una conversazione che sviluppava ‘filosoficamente’ i tre momenti ancora oggi essenziali nella cartella clinica del malato: anamnesi, diagnosi, prognosi. Da qualche decennio è comparso all’orizzonte un nuovo sistema di decli­nare la relazione medico/paziente, che punta sul contributo che le parole e la narrazione possono dare all’efficacia delle cure, al rafforzamento della rela­zione medico/paziente, alla determinazione di diagnosi e cure più precise ed appropriate. I relatori hanno anche evidenziato la nuova metodica sulla base di tre diversi punti di vista: letterario-retorico, medico e comunicazionale. La Colace, già ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis della Calabria, ha trattato il tema: La scrittura che ha guarito. Analisi de Il Male Oscuro di Giuseppe Berto, dove per la prima volta il romanzo è analizzato come laboratorio di una nuova funzione della scrittura, e la ‘scrittura’ come uno ‘strumento terapeutico’. Antonio Pugliese, già Ordinario di Clinica Medica Veterinaria dell’Università di Messina, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria, si è soffermato sulla Medicina narrativa e pet-therapy: il triangolo medico/paziente/custode con analisi dell’interazione medico-custode, medico-paziente, custode-paziente e del benessere e della salute mentale.

 

 

già

Rosita Borruto - Antonio Pugliese - Paola Radici Colace

Sonetti di William Shakespeare


Giovedì 20 marzo 2025, presso la Sala conferenze San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di incontri sulla letteratura di lingua Inglese, hanno promosso la conferenza “Sonetti” di William Shakespeare. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slides ha relaziona Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese. William Shakespeare (1564 – 1616)   è stato drammaturgo e poeta inglese, considerato il più importante scrittore inglese e generalmente ritenuto uno dei maggiori geni poetici di tutti i tempi. Il momento supremo della sua grandezza è rappresentato dai 37 drammi che ci sono pervenuti. Lui stesso si considerava uomo di teatro e non letterato. Ma in realtà ci ha lasciato un corpus di poesia lirica intenso, complesso e con accenti drammatici. Alcuni critici fanno risalire la scrittura dei sonetti al 1585/89. Altri al 1601 cioè all’età matura del poeta che si rivela dai concetti espressi nelle poesie anche se per affinità verbali e metaforiche sono più prossimi alle sue opere giovanili. La raccolta è stata divisa in due parti dal n. 1 al 126 sonetti rivolti a un giovane amico del poeta. Dal n. 127 al 152 sonetti rivolti ad una donna che in alcuni viene definita “dark” nera di occhi, di capelli, di carnagione e di qualità morali. In questi scritti, il poeta mostra di conoscere a fondo la complessità dell’animo umano e ogni sfumatura della sensibilità. A rendere moderni i Sonetti, oltre al realismo del loro contenuto emotivo e psicologico, è un linguaggio molto vicino al gusto corrente e distante dal gusto poetico dell’epoca. La “libertà di linguaggio” dei Sonetti e le molte allusioni e i doppi sensi arditi spesso lasciano perplesso il lettore moderno. Nel concludere l’interessante e articolata relazione, Silvana Comi ha sottolineato che il linguaggio dei sonetti crea ambiguità e lascia spazio a molti dubbi, e sono anche il silenzio della mente e dell’animo da cui scaturiscono, meditazione e sentimento che si fanno arte.

 

 

 

Silvana Comi - Loreley Rosita Borruto

“I giorni del mare” romanzo di Caterina Adriana Cordiano, Pellegrini Editore


Mercoledì 12 marzo 2025, nella Sala “G. Trisolini” del Palazzo Alvaro della Città Metropolitana di Reggio Calabria, l’assessorato alla cultura della Città Metropolitana e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso l’incontro con la scrittrice Caterina Adriana Cordiano, autrice del romanzo “I giorni del mare”, Pellegrini Editore. Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha sottolineato che nel romanzo della Cordiano i numerosi personaggi con la loro specifica personalità e la complessità della loro psicologia danno alla narrazione il tono della linearità e della coerenza dei contenuti. Gli interventi di Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, e dell’autrice Caterina Adriana Cordiano, presidente onorario della “Fondazione Seminara”, hanno evidenziato che nel romanzo “I giorni del mare” si ripercorrono con puntigliosa meticolosità le tappe del percorso di autoconsapevolezza di Andrea, protagonista della storia, sia nei moti interiori che negli spostamenti fisici, prima in paese e poi in città. Il personaggio è sempre presente sulla scena, protagonista assoluto della vicenda, in conseguenza dell’assunzione di una tecnica, non rara nella più recente produzione narrativa, fondata sulla centralità di una figura che, in quanto cardine del racconto, è sotto la costante lente dell’autore e analizzata in tutti i possibili risvolti. Importantissimo è il mare, vero e proprio leitmotiv, opportunamente richiamato fin dal titolo dell’opera. Non si tratta di un mero elemento del paesaggio, che pure esso caratterizza: il mare si configura qui come un vero e proprio serbatoio di sensazioni e di associazioni simboliche, in qualche misura associato ai tratti salienti dell’intreccio e dunque anche al suo epilogo, quando il suo solo profumo è sufficiente a rinfrancare Andrea, ansioso fino a tremare. Ma questo mare, che con i suoi sospiri alimenta una “atmosfera quasi metafisica”, che è incessantemente sottoposto all’ “eterno e tormentato movimento delle onde” è metafora di tante cose, tutte fondamentali: di luce e di ombra, di silenzio e di mistero, di magia e di inganno, di vita e di morte, oltre che metafora della mente, del cuore, dell’amore. Da queste suggestioni riportate nel romanzo si è ispirato Davide Mottola, che ha prodotto una video canzone con lo stesso titolo del romanzo della Cordiano che è stata proposta durante la manifestazione.

 

 

 

Rosita Borruto - Adriana Cordiano - Florinda Minniti

Mattarella: l’eloquenza della sobrietà

Il libro di Tito Lucrezio Rizzo, intitolato Mattarella: l’eloquenza della sobrietà e pubblicato nel 2024 per i tipi della “H.E.-Herald Editore”, è stato presentato nella città di Reggio Calabria dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio dell’assessorato alla cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria, nella Sala “Trisolini” del Palazzo Alvaro. Dopo gli interventi di Filippo Quartuccio, delegato alla Cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria, e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, hanno relazionato Paola Radici Colace, Giuseppe Gembillo dell’Università di Messina e l’autore prof. Avv. Tito Lucrezio Rizzo. I relatori hanno sottolineato che il libro non si colloca tra i saggi di storia, né intende fornire documentazione d’archivio, ma trova il suo significato nell’ambito della ‘testimonianza’: testimonianza di chi, come l’Autore, ricoprendo un ruolo eminente accanto alla figura del Capo dello Stato, può raccontare da un punto di osservazione privilegiato, del quale vuol rendere partecipe il pubblico dei lettori.

Il libro indica subito dal titolo -afferma la Prof. Paola Radici Colace- la via scelta dall’autore per la narrazione di un uomo che, nel ricoprire la carica di capo dello Stato per ben due mandati, si è dato come norma della sua presenza pubblica un metro improntato alla sobrietà, delle parole, dei gesti, dei comportamenti, in tutti i casi in cui ha ritenuto che la sua presenza fosse significativa e necessaria.

Importante risulta, dunque, la scelta di declinare la narrazione del Presidente nel senso dell’eloquenza, un tratto peculiare che si colloca decisamente contro corrente nel mondo contemporaneo, pervaso dal sovraccarico di parole, spesso urlate, quasi sempre sopra le righe, costituite da ottusi slogan scollegati da un pensiero coerente, in ogni caso responsabili di un universo comunicativo alla deriva. Nei discorsi citati, viene scandito questo linguaggio essenziale, in cui la ‘giustezza’ delle parole utilizzate cancella ogni zona d’ombra tra il significante ed il significato, consegnandosi come cristallina chiarezza.

La sobrietà di Mattarella – rileva inoltre la Radici Colace- è anche nella sua figura longilinea e composta, rigorosamente vestita di bleu scuro, che non trasborda mai dalle linee del suo profilo per un saluto o un abbraccio eccessivo, quasi a dare corpo ad una attenta sensibilità a non superare i confini della carica, ma si staglia sempre sicura su scenari tristi e lieti, su commemorazioni ed eventi, a dare corpo all’istituzione che rappresenta, cioè tutti noi con lui.

In apertura il Prof. Gembillo, commentando il cap. I (Dalla cattedra universitaria al Quirinale), ha ricordato il curriculum del Presidente Mattarella, Professore universitario di Diritto Costituzionale, con un sottinteso richiamo all’odierna improvvisazione della politica, responsabile di aver degradato una vocazione sostenuta da una visione ideale ad un mestiere impiegatizio e affaristico. I vari capitoli con cui l’autore costruisce il libro -osserva Gembillo- sono le linee di tensione che hanno alimentato le direttive politiche di Mattarella Presidente. la giustizia come sostanza, prima che come forma (cap. 2), la centralità del ruolo della donna (cap. 3), lo scenario internazionale (cap. 4), l’universo giovanile e la cultura (cap.5), per finire con un tema in cui rifulge l’onestà intellettuale di Mattarella. Il titolo l’economia ancella dell’etica (cap.6) evidenzia infatti l’alto senso costituzionale degli interventi costanti del Presidente a favore delle persone, “prioritarie nella lotta contro la povertà e nella riduzione del divario tra Nord e Sud del mondo”, della sicurezza dell’alimentazione, della sostenibilità dei sistemi alimentari, della salute e dell’istruzione. È Intervenuto alla fine l’Autore del libro, il Prof. Avv. Tito Lucrezio Rizzo, che ha ringraziato per l’attenzione riservata al suo lavoro, promettendo a distanza di qualche anno il secondo libro sul Presidente Mattarella.

 

 

 

Quartuccio - Borruto - Gembillo - Colace Radici - Rizzo

Racconti Stefaniti. Aneddoti, storie, fatti e leggende di Santo Stefano in Aspromonte 

Alla Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio della Città di Reggio Calabria, ha presentato il volume “Racconti Stefaniti. Aneddoti, storie, fatti e leggende di Santo Stefano in Aspromonte” di Enzo Cannizzaro, Laruffa Editore. Ha introdotto i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, che ha sostenuto che il volume rappresenta uno degli esiti più originali di racconti calabresi scritti da Enzo Cannizzaro che riguardano luoghi, personaggi, storie, fatti e leggende accaduti nel territorio aspromontano. In tutti i racconti si rivivono atmosfere storiche di una terra poco conosciuta ma ricca di bellezza, cultura e bontà. Maria Florinda Minniti ha sottolineato il Leitmotiv della narrazione di Cannizzaro sia la memoria, che recupera il passato delineando personaggi, luoghi, tradizioni, credenze di una comunità coesa e solidale, quella di Santo Stefano in Aspromonte. E così emergono le figure di massaru Micu con il suo ritrovamento di un tesoro; di nonna Ciccuzza, la matriarca, depositaria di una sapienza antica, che interpretava i sogni e praticava il rito della cacciata del malocchiu; del misterioso fuddhittu; dell’usanza del marettu, che per i giovani segnava l’inizio della stagione estiva; di Michele che, emigrato in America, diventa una leggenda; del medico Rocco Aurelio, competente e disponibile, e molti altri personaggi ed episodi. Lucia Anita Nucera Nucera ha condiviso quanto precedentemente detto, rilevando che in passato nella società del meridione d’Italia vigeva il matriarcato, in quanto le donne, poiché gli uomini erano impegnati nel lavoro e talvolta emigrati, facevano valere la loro autorevolezza nella guida della famiglia. Ha anche sottolineato che lo stile agile dello scrittore conquista il lettore. È seguito l’intervento dell’autore Enzo Cannizzaro, il quale ha evidenziato che “la capacità di destare interesse e tramandare la conoscenza delle vicende dei luoghi sembra rimanere delegata ai racconti e alle leggende”. È quanto ha voluto fare con questo libro, considerandosi uno storyteller.


Enzo Cannizzaro - Lucia Anita Nucera Maria Florinda Minniti - Loreley Rosita Borruto

Animali fantastici nell’immaginario occidentale 

“Animali fantastici nell’immaginario occidentale” è stato il titolo dell’incontro promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dalla Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, che si è svolto mercoledì 12 febbraio 2025, presso la Sala San Giorgio della stessa chiesa. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e hanno relazionato: Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione Antichistica del CIS della Calabria; Francesco Zuccarello Cimino, avvocato, console del Touring Club Italiano per la città di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria.  Le creature fantastiche dell'immaginario occidentale sono figure mitologiche, animali immaginari e esseri sovrannaturali rappresentati in opere artistiche che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla letteratura al cinema. La raffigurazione di questi esseri ha radici antiche, affondando nella mitologia, nei bestiari medievali e nelle leggende popolari, fino a costituire una parte rilevante del patrimonio artistico di numerose civiltà. Gli storici che hanno studiato questo insieme di esseri difformi, vi hanno distinto due gruppi: il primo, quello allegorico-moralizzato, comprende i bestiari; il secondo, che si definisce etnologico-geografico, vede proliferare le forme classiche e dunque pagane. Il mostro è la manifestazione e l'incarnazione di molti timori: paura di una natura che non si comprende e che non si riesce a controllare, paura di tutto ciò che è diverso, altro, inconsueto o nuovo, paura del crollo dell'ordine sociale, delle certezze. Del resto, come dice ancora Stephen King “abbiamo bisogno di storie di fantasmi perché, di fatto, siamo fantasmi”.

 

Paola Radici Colace - Francesco Zuccarello Cimino

La Calabria nel primo periodo Borbonico

Venerdì 7 febbraio 2025, nella Sala “Trisolini” del Palazzo Alvaro della Città Metropolitana di Reggio Calabria, l’assessorato alla cultura della Città Metropolitana, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Deputazione di Storia Patria per la Calabria, hanno promosso la conferenza “La Calabria nel primo periodo Borbonico”. Relatore della manifestazione è stato il prof. Giuseppe Caridi, già ordinario di Storia moderna nell’Università di Messina e Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. Ha introdotto e coordinato l’incontro la dott.ssa Loreley Rosita Borruto, Presidente del Cis della Calabria, che ha tracciato un breve profilo del prof. Caridi. Il relatore ha esordito delineando il quadro politico-militare dell’Europa agli inizi del Settecento, quando, dopo la bisecolare dominazione spagnola, il Regno di Napoli venne conquistato dagli Asburgo d’Austria. Durante la Guerra di Successione polacca, (1734), le truppe ispaniche strapparono agli Austriaci il Mezzogiorno d’Italia e il re Filippo V di Borbone vi pose come sovrano il proprio figlio Carlo, con cui ebbe inizio la dinastia borbonica che, salvo la decennale parentesi francese degli inizi dell’Ottocento, sarebbe rimasta sul trono di Napoli fino all’Unità d’Italia. Nel primo periodo della sua permanenza a Napoli, Carlo, sotto la guida effettiva di primi ministri spagnoli imposti dai genitori, cercò di imprimere una svolta in senso moderno alle antiquate strutture statali. Nella sua lunga e articolata relazione il prof. Giuseppe Caridi ha poi esaminato alcuni feudi calabresi evidenziandone le caratteristiche socio-economiche e l’evoluzione durante il Regno di Carlo di Borbone.

 

Rosita Borruto - Giuseppe Caridi

L’infinito di Leopardi tra testo e contesto 

Mercoledì 22 gennaio u.s., nel salone della Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, Giuseppe Rando, professore ordinario di Letteratura Italiana presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria (già presso l’Università degli Studi di Messina), ha tenuto una magistrale relazione su “L’infinito di Leopardi tra testo e contesto” suscitando, con la limpidezza delle argomentazioni e con le sorprendenti soluzioni della sua ricerca, il vivo interesse del pubblico presente.

L’incontro è stato promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dalla chiesa degli artisti di Reggio Calabria, la presidente del Cis, Loreley Rosita Borruto, ha presentato l’illustre studioso, con una brillante sintesi della sua attività scientifica.

Il relatore, nel ricordare che L’infinito fu scritto «nel periodo primavera-autunno» del 1819», ha dapprima rilevato che il poeta era stato, fino al 1818, in conformità alla cultura dominante nella casa paterna e nelle Marche (provincia dello Stato pontificio), un cattolico integralista, retrivo, papalino (tanto che evitava di mettere il piede sull’incrocio delle mattonelle, visto da lui come un simbolo della croce del Cristo), et pour cause, un convinto classicista, un radicale antilluminista e un inflessibile scrittore antiromantico.

Il medesimo ha, quindi, evidenziato la «svolta» del poeta che, «di salto», compose, pochi mesi dopo, le «due canzoni censurate» dal padre perché pregne di moduli romantici, gli abbozzi degli Inni cristiani, aperti alle istanze del cristianesimo popolare, e l’abbozzo di Telesilla, un poema centrato sull’amore adulterino dei due protagonisti (opere tanto estranee al classicismo quanto distanti dall’etica papalina), nonché, contestualmente appunto, L’infinito e Alla luna.

Lo studioso ha dimostrato, infine, con puntuali riferimenti allo Zibaldone, che Giacomo Leopardi ebbe piena coscienza di essere diventato, in quello stesso periodo, «filosofo» (filosofi erano per lui i poeti romantici) e di essere approdato al nulla («Tutto è nulla»), rifiutando persino l’idea di «infinito», dacché «l’anima confonde l’infinito con l’indefinito», ma «non […] comprende né concepisce effettivamente nessuna infinità» (Zib.472-473).

Nella parte conclusiva della relazione, il professore ha rapidamente riletto L’infinito (scomponibile – secondo la sua più recente indagine – in cinque momenti testuali) come espressione altamente metaforica dell’«indefinito», cui è sotteso il rifiuto di ogni presunto «infinito».

In risposta ad una precisa domanda di uno degli astanti, il professore Rando ha concluso dicendo che questo Leopardi mostra di essere ancora cristiano, ma non più papalino, semmai «un cattolico del dissenso», come diremmo oggi.

 

Giuseppe Rando - Loreley Rosita Borruto

Il tempo mitico dell’età dell’oro: Esiodo, Virgilio, Orazio, Ovidio, Dante

Nell’ambito del ciclo “Quattro passi …Nel Mondo Antico”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS e la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, mercoledì 8 gennaio 2025, nel Salone San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso la conferenza “Il tempo mitico dell’età dell’oro”. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Con l’ausilio di slides, la relatrice ha tracciato un itinerario culturale sul tempo mitico dell’età dell’oro e su come se ne è parlato nelle diverse epoche, attraverso le opere dei poeti: Esiodo, poeta greco antico, vissuto nel VIII secolo a.C., nei suoi scritti "Teogonia" e "Le opere e i giorni", ha trattano temi mitologici e di agricoltura; Virgilio, poeta romano del I secolo a.C., famoso per "L'Eneide", poema epico che narra le avventure di Enea; Orazio, poeta romano contemporaneo di Virgilio, noto per le sue Odi e per la sua satira; Ovidio, poeta romano del I secolo d.C., famoso per "Le Metamorfosi"; Dante Alighieri, poeta del XIII-XIV secolo, nella "Divina Commedia", ha descritto un viaggio attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. La relatrice Prof. M. Florinda Minniti, nella sua lunga e articolata relazione, ha ripercorso, avvalendosi di slides, uno dei miti più significativi nella cultura e nella letteratura antiche, tra Grecia e Roma. Dell’età dell’oro, cioè di un’epoca che ha contraddistinto la “giovinezza” del mondo e del genere umano hanno parlato i più grandi poeti dell’antichità, da Esiodo e Virgilio a Orazio e Ovidio. Il tema, ripreso anche da Dante nella Commedia, presenta l’età dell’oro come un’epoca remota nella quale l’umanità viveva felice e giusta senza conoscere fatica né sofferenze né vecchiezza né discordie e guerre. Dunque una condizione favolosa e beata del genere umano, inserita in un ciclo cosmico e universale, il quale tuttavia vive una parabola di decadenza verso età ben diverse, che conoscono il male e la violenza. Alla conversazione, apprezzata con attenzione dal pubblico, è seguito un interessante dibattito.

 

Maria Florinda Minniti - Rosita Borruto

Il CIS della Calabria ha reso omaggio a Luigi Lilio e Giovanni Francesco Gemelli Careri, illustri calabresi del passato

Martedì 7 gennaio 2025, presso la Biblioteca Villetta “P. De Nava”, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, nell’ambito del ciclo “Il romanzo storico attraverso 30 personaggi illustri calabresi del passato” ha promosso il primo incontro dedicato a Luigi Lilio e Giovanni Francesco Gemelli Careri. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il supporto di slides ha relazionato il prof. Nicodemo Misiti, scrittore, etnolinguista e storico. Luigi Lilio, nato a Cirò nel 1510 e morto a Roma nel 1576, medico e matematico, è ricordato principalmente per il suo importante contributo alla riforma del calendario Giuliano sotto l’egida del Papa Gregorio XIII. Lilio è stato anche un importante studioso e matematico, contribuendo alla diffusione del sapere scientifico. La sua opera ha avuto un impatto duraturo e continua a essere studiata e apprezzata in tutto il mondo. Giovanni Francesco Gemelli Careri nato nel 1648 a Radicena, (oggi Taurianova); dopo la laurea a Napoli continuò nella stessa città l’attività di avvocato. Intraprese un primo viaggio visitando in soli sei mesi l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, i Paesi Bassi e la Germania. Andò due volte a combattere i turchi in Ungheria e poi nel 1693 intraprese un lungo viaggio di 5 anni e mezzo intorno al mondo: da Napoli si diresse a Malta, poi in Egitto, a Gerusalemme, in Turchia, Persia, India, Cina, Filippine per poi navigare verso la Spagna e ritornando quindi in Italia. La pubblicazione del “Giro del mondo” in sei volumi”, Napoli, 1699 – 1700, lo rese famoso in tutta Europa. Mori a Napoli nel 1724.

 

 

Rosita Borruto - Nicodemo Misiti

A Christmas Carol (Ballata di Natale)” di Charles Dickens 

Mercoledì 18 dicembre 2024, presso la Sala conferenze San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di incontri sulla letteratura mondiale di lingua Inglese, e in occasione dell’avvicinarsi delle festività di Natale, hanno promosso la conferenza “A Christmas Carol (Ballata di Natale)” di Charles Dickens. Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha ricordato che “A Christmas Carol" narra la storia di un vecchio avaro e misantropo che disprezza il Natale e tutto ciò che rappresenta. Con il contributo di slides, la relatrice Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, nella sua articolata relazione ha ricordato che il racconto “A Christmas Carol” è stato  pubblicato per la prima volta nel 1843 ed è la storia di Natale più commovente che sia mai stata scritta. Il protagonista è Ebenezer Scrooge, ricco uomo d’affari dal cuore arido. Nemmeno le feste riescono ad accendere in lui lo spirito della condivisione, bensì aumentano l’avidità e la misantropia che lo contraddistinguono. In un viaggio tra passato, presente e futuro il racconto segue il suo cambiamento in una persona buona. Charles Dickens, tra il 1838 ed i 1857 pubblica i suoi romanzi autobiografici: Oliver Twist, David Copperfield, Little Dorrit, i cui temi sono lo sfruttamento dei bambini, la triste e scura realtà degli slums e delle industrie. In questo stesso periodo scrive A Christmas Carol dove utilizza aspetti della letteratura gotica (posti scuri, atmosfera di mistero, visioni, sogni, creature soprannaturali) per creare effetti spettacolari. Si tratta dell’intero apparato gotico che crea l’atmosfera di terrore e paura per descrivere la dura realtà. Scrooge dal cuore freddo, vive solo, è concentrato sulla sua persona e rappresenta il tipico ricco dell’età vittoriana egoista e asociale. Il Natale per lui è un momento in cui “devi pagare dei conti senza avere denari” ed al nipote che gli fa gli auguri e lo invita a pranzo dice “... tutti gli idioti che vanno in giro con Buon Natale! sulle labbra dovrebbero essere fatti bollire insieme con il loro pudding e sepolti con una spina di agrifoglio nel cuore…” La relatrice Silvana Comi ha, inoltre, sottolineato come il viaggio del protagonista Scrooge nel passato nel presente e nel futuro della sua vita arida e priva di calore umano, è stato un miracolo che lo ha fatto diventare una persona migliore. Come è tipico delle opere dickensiane anche "A Christmas Carol" ha un lieto fine con la conversione di Scrooge al mondo della solidarietà umana.

 

Silvana Comi - Loreley Rosita Borruto

L’itinerario letterario di Vincenzo Consolo


Nell’ambito del ciclo dei grandi autori della Letteratura mondiale, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, nella Sala conferenze della Biblioteca Villetta “De Nava” ha organizzato la conferenza L’itinerario letterario di Vincenzo Consolo”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, ha parlato del grande scrittore siciliano il prof. Angelo Vecchio Ruggeri, già dirigente scolastico del liceo scientifico “L. Da Vinci” di Reggio Calabria. Sono stati letti brani scelti a cura dell’attrice Sofia Fava. Il relatore ha evidenziato che la vastissima produzione di Consolo (Sant’Agata di Militello 1933 – Milano2012) è un autentico viaggio nella e con la letteratura che si fa interprete, narrativamente, dei problemi sociali, politici, si fa narrazione delle micro vicende storiche con cui Consolo ci offre una nuova visione del mondo non soggiacente al potere, a tutti i poteri. Consolo fu un Autore, un intellettuale che si mosse in piena autonomia, non appartenne ad alcuna scuola, ad alcuna cordata editoriale, un indipendente ostinato che dipana il suo itinerario letterario, costituito da romanzi, saggi, articoli di giornale, interviste ponendosi sempre contro il sistema di potere, letterario e politico, dominante. Per intendere il concetto di letteratura, legandolo alla produzione letteraria di Consolo, ha sottolineato il prof. Angelo Vecchio Ruggeri, occorre riconoscere che la “Letteratura” è per definizione sempre in attesa della propria espansione, del proprio sviluppo, in una insorgenza di ramificazioni che consentono di raffigurare la letteratura come un grande albero nel cui tronco si innestano via via nuovi fondanti canoni che danno vita a correnti letterarie ben definite. Il relatore, inoltre, si è soffermato, lungamente, su vari aspetti della multidirezionalità dell’opera letteraria di Consolo che offrono un quadro critico per intendere il valore della sua opera, edita e tradotta in numerose lingue. In un mondo che sempre più affonda in tragedie quotidiane, conflitti e dispersione dei valori tradizionali; in un Paese (il nostro) che presente una decrescita culturale preoccupante, secondo i recenti dati del CENSIS, un depauperamento dei valori civili e sociali, la funzione della letteratura è quella di risvegliare memorie linguistiche e comportamenti dignitosi oramai dispersi.

Il labirinto del Minotauro da Cnosso ai Giardini Rinascimentali: viaggio, simbolo e metafora della complessità

Mercoledì 11 dicembre 2024, nella Sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso la conferenza: “Il labirinto del Minotauro da Cnosso ai Giardini Rinascimentali: viaggio, simbolo e metafora della complessità”. Ha coordinato la conferenza Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di slides hanno relazionato: Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia classica, UNIME, Presidente onorario, direttore scientifico e presidente antichistica del CIS; Prof. Giuseppe Gembillo, già Ordinario di Storia della Filosofia, UNIME, Socio Ordinario Accademia Peloritana dei Pericolanti Presidente Sezione di Filosofia del CIS. Il labirinto del Minotauro è un simbolo ricco di significato che attraversa la storia, la mitologia e la cultura. La sua origine risale alla mitologia greca, il re Minosse, per impedire che il Minotauro, dal carattere selvaggio e feroce, potesse fare del male, ordinò a Dedalo, architetto di corte, di progettare una costruzione dalla quale fosse impossibile fuggire. Il labirinto rappresenta non solo uno spazio fisico, ma anche un viaggio interiore e un simbolo della complessità dell'esistenza. Nell’antichità il labirinto è stato associato all’idea di un percorso esistenziale, un viaggio della vita con le sue difficoltà e le sue prove che solo con l’intelligenza si può affrontare e concludere. Il labirinto cretese è a cerchio, quello romano è quadrato, diviso in quattro zone con un percorso unico in ricordo del labirinto di Cnosso. In realtà il labirinto a Roma era spesso legato a riti funebri religiosi, cui partecipavano fanciulle che si esibivano nelle danze labirintiche per rendere onore al defunto. Con il Rinascimento, l'idea del labirinto diventa un luogo di contemplazione e bellezza, dove il visitatore può perdersi e ritrovarsi in un ambiente di armonia e ordine. In questa nuova accezione il labirinto creato con siepi sempreverdi lascia chiese e monasteri ed entra come ornamento e passatempo ludico in palazzi e giardini. Nel concludere i loro interventi i relatori hanno sottolineato che, non soltanto la società appare oggi un labirinto, ma forse anche la vita stessa dell’uomo si può richiamare a questa medesima immagine; ogni giorno, come in un labirinto, siamo chiamati, infatti, a scegliere un percorso di fronte a un bivio.  Tra il numeroso pubblico presente, sono intervenuti al dibattito: Francesca Paolino, Annaida Cammarata - Mons. Antonio Morabito, Marco Sorrenti, Annunziata Tina Mollica, Domenico Labate, Maria Florinda Minniti, Franco Iaria.

 

Loreley Rosita Borruto - Giuseppe Gembillo - Paola Radici Colace

“Il Parco Archeologico di Siracusa: valorizzazione di un sito eccezionale”

“Il Parco Archeologico di Siracusa: valorizzazione di un sito eccezionale” è stato il titolo dell’evento promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio dell’assessorato alle Minoranze linguistiche del Comune di Reggio Calabria, che si è tenuto nella Sala dei Lampadari “Italo Falcomatà” del Palazzo del Comune di Reggio Calabria. Hanno aperto i lavori la prof.ssa Lucia Anita Nucera, assessore alle Minoranze Linguistiche del comune di Reggio Calabria, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Ha introdotto la conferenza Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina. Con il contributo di slides ha relazionato Maria Amalia Mastelloni, già soprintendente del MiC e direttore del Parco Archeologico di Siracusa. Il Parco Archeologico di Siracusa, ha sottolineato la relatrice Mastelloni, è uno dei siti archeologici più importanti della Sicilia e dell'Italia, noto per la sua ricca storia greca e romana. L’organizzazione e la direzione del Parco Archeologico di Siracusa è stata un’esperienza tanto impegnativa quanto esaltante, svolta in Sicilia, Regione autonoma che, unica sinora in Italia, ha la proprietà e la gestione totale dei suoi beni culturali. L’istituzione di un Parco a rete è stata un’evoluzione naturale dell’attività di tutela e di demanializzazione delle aree archeologiche, attuata in oltre un secolo dalla Soprintendenza, di concerto con gli Enti territoriali, Provincia e Comune e connessa agli strumenti urbanistici. Alle scoperte archeologiche e studi già sviluppati in passato, si sono aggiunte nuove ricerche e una didattica sul campo per le Scuole di ogni ordine e grado e per le Università. Con la valorizzazione del patrimonio culturale e con la promozione turistica, nel periodo in cui Maria Amalia Mastelloni svolgeva l’incarico di direttore, sono entrati nel Parco più di 500.000 visitatori, oltre ai circa 160.000 spettatori per le rappresentazioni teatrali dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA). Tutto ciò ha ulteriormente confermato la città di Siracusa una meta primaria dei flussi turistici internazionali con una notevole ricaduta nella crescita economica della città e della regione.

 

Omaggio al poeta siciliano Nino Ferraù

Dire con le parole. Lo statuto della parola nella poetica dell’ineffabile di Nino Ferraù” è stato il titolo dell’incontro di martedì 15 ottobre 2024, promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del comune di Reggio Calabria che si è svolto alla Biblioteca Villetta “De Nava”. Hanno introdotto la manifestazione Alessio Frangipani per la Biblioteca “De Nava”, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Con il contributo di slides, ha relazionato Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina. Nino Ferraù (Galati Mamertino, 12 ottobre 1923 – Messina, 23 dicembre 1984) è un poeta italiano. Le sue opere, come ha sottolineato Loreley Rosita Borruto, esplorano temi di identità, natura e vita quotidiana, utilizzando un linguaggio evocativo e immagini suggestive, riflettendo la complessità della vita siciliana, le sue tensioni sociali e culturali, ma anche la bellezza e la ricchezza dei paesaggi dell'isola. La relatrice, Paola Radici Colace, attraverso lo studio della parola, è entrata nell’officina poetica e quindi è riuscita a determinare i limiti e i confini della verbalizzazione nell’orizzonte letterario di Nino Ferraù. Nella raccolta Pietre di Fiume (1988) si constata uno scetticismo assoluto sulla possibilità che la parola possa mai essere portatrice di un qualsivoglia significato: e la miglior parola che ci sia è sempre un surrogato consumato dall’uso che non trova nelle parole, per il loro statuto di ‘surrogato’, una possibilità espressiva completa. Il poeta, nei suoi versi, ha evidenziato come il linguaggio della natura si riveli superiore a quello delle parole, perché non soltanto è capace di raccontare puntualmente hic et nunc, ma ha una forza di evocazione così profonda, da offrire un romanzo totale che rappresenta anche nella sua lunghezza il tempo perduto dell’infanzia. L’inutilità del tutto che è la vita corrisponde all’inutilità delle parole. L’unico linguaggio che resiste al logorio e alla consunzione è il linguaggio universale del dolore, cioè una sensazione che non passa attraverso le parole. Avviandosi alla conclusione, la relatrice Paola Colace ha, inoltre, evidenziato come Nino Ferraù, pioniere di una nuova concezione della poesia, si colloca tra i poeti innovatori che hanno tentato nuovi percorsi dell’arte ed è un poeta assoluto perché è stato colui che ha tradotto in poesia ogni più recondito dettaglio di vita.

 

Loreley Rosita Borruto - Paola Radici Colace

Premio San Leo 2024

Promossa dall’associazione “Artemia”, diretta dalla presidente prof.ssa Giovanna Versaci, in collaborazione con la chiesa di Santa Maria d’Itria di Reggio Calabria, domenica 6 ottobre, nella stessa chiesa si è tenuta la 22 edizione del “Premio San Leo 2024”. Prima della cerimonia di premiazione si è svolta una interessante tavola rotonda sul Santo, monaco basiliano, della sua vita si sa ben poco. Come tutti i santi calabro bizantini, anche Leo praticò l’ascetismo e l’anacoretismo. Visse molti anni in Calabria per poi trasferirsi in Sicilia, a Rometta, vicino Messina, dove continuò a vivere il suo ideale di vita ascetica. Quest’anno i premi San Leo sono stati assegnati alla dott.ssa Loreley Rosita Borruto, presidente del Centro Internazionale Scrittori della Calabria, per il suo alto contributo alla crescita culturale e sociale alla città di Reggio, dopo la lettura della motivazione ha consegnato la targa ricordo il presidente del Premio dott. Antonio Zavettieri. Gli altri premiati sono stati, suor Rosetta Colombo, per l’impegno sociale, la targa ricordo è stata consegnata dal presidente di Giuria del Premio, prof. Fortunato Mangiola, e l’ing. Nicola Vilasi, per l’impegno spirituale, la targa è stata consegnata da Mons. Giacomo D’Anna, parroco della chiesa Santa Maria d’Itria di Reggio Calabria. Durante la manifestazione il poeta Bruno Martorano, responsabile del “Gruppo eventi culturali e ricreativi” della Parrocchia Itria, ha letto la “La canzone di San Leu”.

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Il Premio San Leo per l’impegno culturale è stato conferito alla dottoressa Loreley Rosita Borruto, perché rappresenta una figura emblematica di ciò che significa vivere e promuovere la cultura come missione e vocazione.  

La dottoressa Borruto, con un impegno costante e appassionato, che dura da oltre quarantacinque anni, è riuscita a tessere una rete di connessioni tra le discipline più disparate, dalla letteratura alla filosofia, dalla scienza alle arti, dando vita a un autentico movimento culturale che ha segnato profondamente il territorio calabrese. In qualità di Presidente del Centro Internazionale Scrittori della Calabria, ha trasformato questa istituzione in un crocevia di intellettuali, artisti, accademici e poeti provenienti da tutto il mondo, divenendo punto di riferimento imprescindibile per la vita culturale italiana e internazionale.

La sua carriera, che inizia con una solida formazione accademica in pedagogia, filosofia e psicologia, si è arricchita nel corso del tempo attraverso una serie di specializzazioni e attività di alto profilo. La Borruto ha saputo combinare una rara profondità intellettuale con un’eccezionale capacità organizzativa, dando vita a un numero impressionante di manifestazioni culturali, conferenze, tavole rotonde, presentazioni di libri e cicli di lezioni in collaborazione con alcune delle menti più brillanti del nostro tempo, testimoniando la sua capacità di catalizzare l’interesse dei più grandi nomi della cultura e di fare della Calabria un luogo di scambio intellettuale a livello globale.

Loreley Rosita Borruto non si è mai limitata alla teoria o alla contemplazione, ma ha sempre tradotto il suo amore per il sapere in un’azione concreta, capillare e inclusiva. Con la fondazione di numerosi premi e concorsi letterari, come il Premio Narrativa e Saggistica “Antonio Piromalli” e il Premio Internazionale di Poesia Religiosa e della Solidarietà “Madre Teresa di Calcutta”, ha saputo dare voce a talenti emergenti, portando alla ribalta poeti e scrittori calabresi e internazionali, e incentivando il dialogo tra culture. La sua opera di divulgazione è straordinaria anche sul piano mediatico: da oltre quarant’anni dirige il programma radiofonico “Poesia-musica-arte e cultura”, dove la sua passione per la cultura si è tradotta in una piattaforma di condivisione accessibile a un vasto pubblico, abbattendo le barriere tra il sapere elitario e la fruizione popolare.

Un aspetto fondamentale che rende il lavoro della Borruto particolarmente prezioso è la sua capacità di preservare e promuovere l’identità culturale della Calabria, mettendola in dialogo con le grandi tradizioni intellettuali italiane e internazionali, emblematica è la creazione del “Festival della poesia dialettale calabrese Giuseppe Morabito”.

In ambito accademico, la Borruto ha collaborato con prestigiose università come La Sapienza, Roma Tre, Federico II di Napoli e l’Università di Messina, contribuendo alla creazione di cattedre internazionali di poesia dedicate a figure del calibro di Maria Luisa Spaziani, ed è stata promotrice di convegni e cicli di lezioni che hanno affrontato le opere di giganti della letteratura mondiale come Pessoa e Borges.

Il suo impatto sulla cultura italiana è stato riconosciuto a livello nazionale e internazionale con numerosi premi. Tuttavia, più dei premi, è il suo immenso contributo alla crescita culturale delle nuove generazioni a definire il suo lascito. Attraverso la fondazione del Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la sua attività instancabile, ha formato una nuova generazione di intellettuali, poeti e artisti, che hanno potuto crescere e prosperare grazie alla sua visione aperta, inclusiva e cosmopolita.

Loreley Rosita Borruto ha dimostrato, con la sua vita e il suo operato, che la cultura non è solo un esercizio intellettuale, ma uno strumento di trasformazione sociale, un motore di coesione e di progresso. È riuscita a creare spazi di dialogo che non conoscono confini geografici o disciplinari, ispirando migliaia di persone a vedere nel sapere un’opportunità per migliorare sé stessi e il mondo che li circonda. 

MOTIVAZIONE DEL PREMIO

Loreley Rosita Borruto - Antonio Zavettieri

Un viaggio in Sicilia nel 74 a. C. alla ricerca di opere d’arte

“Un viaggio in Sicilia nel 74 a. C. alla ricerca di opere d’arte” è stato il titolo della conferenza promossa dal comune di Reggio Calabria, dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dalla Biblioteca “De Nava” che si è svolta martedì 24 settembre 2024, presso la Sala “Garcilaso” del Castello Aragonese di Reggio Calabria. Dopo i saluti di Daniela Neri, responsabile della Biblioteca “De Nava”, e di Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, ha moderato la manifestazione Paola Radici Colace, già prof. ordinario di Filologia classica Università di Messina, Presidente onorario e Direttore Scientifico del CIS. Con il supporto di slides ha relazionato Elena Caliri, Professore ordinario di Storia Romana, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina. Sono seguiti gli interventi di Felice Costabile, prof. emerito di Diritto Romano dell’Università di Messina, di Mons. Antonio Morabito, canonico del Capitolo della Cattedrale metropolitana, di Domenico Suraci, giornalista. Nel 70 a. C. Gaio Verre, governatore della Sicilia venne accusato dai siciliani di aver manovrato a suo piacimento il sistema degli appalti e di aver razziato opere d’arte. Tale processo è un documento di straordinaria importanza per conoscere il sistema di amministrazione romana nelle province e il funzionamento della giustizia. Attraverso l’analisi di alcuni passi della De Signis di Cicerone, la relatrice Prof. Elena Caliri ha tracciato una fisionomia del governatore diversa dalla tradizionale immagine di bulimico accumulatore seriale di ricchezze, individuando in una genuina passione per l’arte e la bellezza in genere il motore di molte sue azioni. Durante la conferenza, con il supporto di slides, sono state illustrate vari momenti e le circostanze in cui si diffusero a Roma la passione per il collezionismo delle opere d’arte greca, una raffinata competenza in materia, una nuova concezione della ricchezza, una precisa inclinazione al lusso che tuttavia ingenerarono, in taluni casi, in una sorta di contrappasso, un’isteria anticonsumistica tradottasi nella promulgazione di rigorose leggi sumptuariae. La figura di Verre, al di là della strumentale presentazione fornitaci da Cicerone, funzionale al suo quadro accusatorio, rappresenta con chiarezza la trasformazione della società romana nel I secolo a.C., esito di un impero mediterraneo in cui i valori sottesi dalla maiorum sapientia erano destinati ad essere un nostalgico ma inadeguato strumento di potere.  

 

 

Che cos’è dunque il tempo?

Venerdì 6 settembre 2024, presso la Sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso la conferenza: “Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più” (Aug. Conf., XI, 14, 17). Alla domanda rispondono: Mito, Teologia, Filosofia, Pensiero e Arte. Ha introdotto la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. Sant’Agostino sottolinea la difficoltà a spiegare e definire cosa sia il tempo, in quanto esso tende al non essere. Il tempo, secondo il filosofo, esiste solo se lo pensiamo nel suo trascorrere, nel suo trasformarsi. Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so: eppure posso affermare con sicurezza di sapere che se nulla passasse, non esisterebbe un passato; se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe un futuro: se nulla esistesse, non vi sarebbe un presente. Il tema del tempo – ha sottolineato Paola Radici Colace - è da sempre uno dei tarli della mente umana: dall’uomo meno colto al pensatore più profondo, dallo storico allo scienziato dall’ateo al religioso. Dalla mitologia ricaviamo che il tempo è nato dopo degli elementi fisici terrestri. Dalla Bibbia sappiamo che Dio creò il mondo in sette giorni, di conseguenza possiamo ritenere che il tempo è un’entità antica almeno quanto l’universo. Ma due di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. La ciclicità naturale del tempo informa il pensiero di Platone è “l’immagine mobile dell’eternità” nel senso che riproduce nel movimento, sotto la forma del ciclo costante delle stagioni, quella immutabilità che è propria dell’essere eterno. Aristotele definisce la natura del tempo “una proprietà del movimento secondo il prima e il poi” e collega la nozione di tempo all’anima (o all’intelletto che è in essa) che diventa la condizione di esistenza del tempo stesso. La concezione di un tempo assoluto, quello oggettivo, sarà ipotizzata da Galilei e teorizzata da Newton, Questo comporterà l’elevazione della matematica a linguaggio universale per la sua descrizione e apre la strada allo studio di strumenti di misura sempre più precisi e raffinati basati sui principi della meccanica. La poetessa Alda Merini in una delle sue poesie dal titolo “Il mio passato” scrive: Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante.

 

Omaggio al poeta drammaturgo Rodolfo Chirico - 27 agosto 2024


Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del comune di Reggio Calabria e dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, martedì 27 agosto 2024, nella Sala “Garcilaso” del Castello Aragonese di Reggio Calabria, nell’ambito degli eventi inseriti nella “Cattedra di poesia internazionale del CIS intitolata a Yves Bonnefoy, Maria Luisa Spaziani e Rodolfo Chirico”, ha ricordato il poeta drammaturgo Rodolfo Chirico attraverso il commento di un suo saggio dal titolo “La Calabria e un suo grande poeta, Lorenzo Calogero”. Sono intervenuti: Anna Briante, assessora del comune di Reggio Calabria; Daniele Cananzi, direttore del Dipartimento DIGIES dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Ottavio Amaro, prof. associato di Composizione, Dipartimento DArTE, Università Mediterranea, ha condotto l’incontro Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Ha introdotto il tema della conferenza Paola Radici Colace, già prof. ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, e ha relazionato Renè Corona, già docente di Lingua e Traduzione Francese dell’Università di Messina. Intervento programmato della giornalista Emilia Condarelli, ex allieva del “Teatro Calabria”. Durante la manifestazione si è svolto un recital degli ex allievi del “Teatro Calabria” a cura di Sonia Caruso, Larissa Mollace, Maria Spoto, Marcello Cento. Una targa in memoria del poeta drammaturgo Rodolfo Chirico è stata consegnata alla moglie Rina Postorino Chirico. È stato proiettato un video con la voce e le immagini di Rodolfo Chirico realizzato da Stefano Fava. Paola Radici Colace ha sottolineato come l’incontro di oggi è il primo inserito nella Cattedra Internazionale di Poesia sezione Rodolfo Chirico che attraverso la presidenza del prof. Renè Corona vuole essere un percorso di conoscenza, approfondimento e di studio sulla vita e le opere di Rodolfo Chirico. Il relatore Renè Corona, nella sua articolata e lunga relazione, ha evidenziato che lo studio di Chirico nei riguardi di Calogero va ben oltre la semplice lettura di uno studioso nei confronti di un grande poeta. Sin dall’inizio del saggio, Rodolfo Chirico lega al destino del poeta Calogero il destino della propria terra e della propria condizione di poeta. Rodolfo Chirico, prima di tutto, è come Calogero, figlio della sua stessa terra e talmente ne è impregnata la sua persona e la sua opera che nessuna azione o pensiero critico può farsi avanti escludendo questa reale presenza. Così facendo, in questa similitudine poeta=terra, le conseguenze sono pesanti perché subito dopo Chirico accusa la società di avere ucciso il poeta Calogero, ovvero dichiara senza alcun imbarazzo o alcuna remora che Calogero si è ucciso e il motivo di questa morte egli lo attribuisce anche al fatto che il poeta è stato abbandonato proprio dai suoi simili: critici, editori, poeti, conterranei, gente comune. Così come la Calabria è stata esclusa dal resto del mondo anche la poesia, e per antonomasia il poeta che più la rappresenta, Calogero, è stato escluso dalle grandi case editrici e dalla critica ufficiale. Le pagine successive del libro di Rodolfo Chirico – Commenta il relatore Renè Corona - incentrano l’analisi sulla poetica calogeriana, che lui chiama “indiretta”; al di là della prima lettura, foriera di impressioni interrogative di fronte all’ermetismo dei verbi e delle parole, Chirico suggerisce di andare oltre e di guardare meglio, rileggere, ed ecco che appaiano le immagini di Calogero, immagini potenti e poetiche. Il lavoro sui versi che compie Rodolfo Chirico è un lavoro comparativo nel senso che egli cerca di cogliere le differenze tra un periodo e l’altro, i progressi, la maturità. Per il poeta, continua Chirico, comporre liriche è il modo migliore per togliere il dolore e il dolore è la vita che ce lo procura, per cui compito del poeta, e nella fattispecie di Calogero, è quello di svilire la vita trasformandola in poesia per svuotare la vita stessa dai significati che danno origine al dolore.

Ifigenia in Aulide di Euripide

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, nell’ambito degli incontri estivi 2024, hanno dedicato una serata speciale alla tragedia Ifigenia in Aulide di Euripide arricchita dal commento e dal contributo di spezzoni del film Ιφιγένεια di Mihalis Kakogiannis con Irene Papas (Clitennestra) e Tatiana Papamoschou (Ifigenia), Musica di Mikis Theodorakis. Hanno aperto la manifestazione, Alessia Mancuso per il Museo e Loreley Rosita Borruto per il Cis della Calabria. Ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. “Ifigenìa in Àulide” è una tragedia di Euripide, scritta tra il 407 e il 406 a.C. La scena è ambientata nell'accampamento greco, in Aulide, sulla costa della Beozia, dove le navi dirette verso Troia pronte a partire erano bloccate nel porto da una bonaccia. L’indovino Calcante rivela che il motivo era costituito dall’ira di Artemide, la dea della caccia, furiosa perché i greci avevano massacrato uno degli animali che lei proteggeva. L'unico modo per pacificare la dea e ottenere venti favorevoli per salpare era sacrificare Ifigenia, la figlia di Agamennone. La tragedia racconta l’angoscia del padre, il tumulto dei soldati, il tranello del finto matrimonio con Achille, l’angoscia della madre Clitennestra che biasima aspramente il marito, e lo stupore dolorante di Ifigenia che chiede pietà con parole toccanti. La versione cinematografica, ha sottolineato Paola Radici Colace, dà corpo alle parole di Euripide, incarnando la pusillanimità di ‘eroi’ che di fronte alle lusinghe del potere perdono ogni scrupolo etico e accettano ogni compromesso, rendendo concreto il terrore delle orde di soldati che rumoreggiano ribellandosi per la mancata partenza, esaltando la generosità di una ragazza innocente che accetta di morire per il bene della sua patria. Quando il sacerdote addetto al sacrificio colpisce Euridice, per volere della divinità a terra morta non c’è Euridice ma una cerva. Nonostante Ifigenia non sia stata sacrificata, le navi riprendono la corsa. I drammi greci non hanno mai raccontato il ritorno di Ifigenia alla casa paterna. Dopo 25 secoli, il poeta Ghiannis Ritsos scrive “Il ritorno di Ifigenia” e racconta l’ansia e il desiderio di una donna, ormai matura e sfiorita, che lotta contro il muro del tempo. Durante l’incontro, l’info point del Parco Nazionale d’Aspromonte, una finestra sull’area protetta, ha fornite ai numerosi partecipanti all’evento informazioni utili sulle peculiarità naturalistiche e culturali del suo territorio e proposte delle degustazioni di prodotti identitari grazie alla partecipazione dell’Azienda Agricola Perrone.

 

 

Alessia Mancuso - Paola Radici Colace - Rosita Borruto

Elena tra Euripide e le Tesmoforiazuse di Aristofane: Ma è una cosa seria?

Nell’ambito dell’Estate Reggina 2024 promossa dal Comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e lo stesso Comune, nei locali della Biblioteca Villetta “De Nava” hanno organizzato la conferenza “Elena tra Euripide e le Tesmoforiazuse di Aristofane: Ma è una cosa seria?”. Sono intervenute: Francesca Giordano, per la Biblioteca “De Nava” e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di slides ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia classica dell’università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis della Calabria. Sin dai poemi omerici, Elena era stata additata come la causa della guerra di Troia, di tanti lutti, di morte e distruzione. Anche Alceo, nelle sue liriche, si era scagliato contro Elena, “causa di tutti i mali”. Solo Saffo era stata la prima a difenderla. Per amore Elena aveva avuto il coraggio di affrontare il mare, abbandonare suo marito, entrare in terra straniera. Euripide costruisce l’intera trama della tragedia attorno al tema del “doppio”. A Troia non era andata Elena, ma una scultura di nubi del tutto simile all’Elena vera, infatti, il drammaturgo si spinge a tal punto da mettere in scena una storia paradossale: un’Elena che non ha mai lasciato il marito per scappare con Paride e una guerra che sarebbe stata combattuta per una perfetta sosia. Elena di Aristofane è un personaggio secondario che si sottrae ai vincoli del mito, dai suoi caratteri di sfrontatezza, malizia e dissolutezza, Elena viene usata come esempio di come le persone possano essere ingannate dalle parole e dalle apparenze. In entrambe le opere, il personaggio di Elena rappresenta la bellezza e la fragilità femminile.

 

Rosita Borruto - Paola Radici Colace

“Per amore della cucina. Ai fornelli con Lidia Misiani” di Annalisa Saccà - Ed. Ilfilorosso

Sabato 15 giugno 2024, presso la Sala conferenze della chiesa San Giorgio, chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, hanno incontrato la scrittrice e poetessa Annalisa Saccà autrice del volume “Per amore della cucina. Ai fornelli con Lidia Misiani” Edizioni Il Filorosso. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Sono intervenute l’autrice del libro Annalisa Saccà e Lidia Misiani. La Saccà attraverso un viaggio di tipo dantesco di tre giorni dove l’ascesa è nella consapevolezza dei ricordi che la mente riaffiora, le tappe della memoria si accompagnano a ricette provviste da una esperta guida come Lidia Misiani, calabrese come l’autrice, e cuoca eccellente. Ma questo, come si sottolinea nel libro, non vuole essere un tipico libro di cucina. Vuole essere di più. Certamente fornisce molte ricette, ma vuole anche raccontare attraverso tracce di reminiscenza, vite compiute e da compiere, lineamenti di paesaggi vissuti e da vivere, volti incontrati e da incontrare, e soprattutto, gioia vissuta da condividere, per aggiungerne altra alla vita, che come diceva Rilke, ha sempre ragione, in ogni caso, in tre giorni il libro della Saccà racconta ben 107 ricette, una passeggiata pianeggiante di tipo culinaria per riscoprire e non dimenticare attimi e presenze che hanno riempito il suo passato. Le giornate al bar Sant’Eustachio, ma soprattutto al Rosati, al carnevale di Venezia o in altri luoghi con personalità note e meno note, storia di una vita, sgranata come un rosario fra una ricetta e l’altra. Annalisa Saccà è docente di Lingua e Letteratura italiana alla St. John’s University di New York. Dal 2006 è anche consulente (“Expert”) della Santa Sede presso le Nazioni Unite nel CEDAW (Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne) e nel CSW (Comitato sulla condizione delle donne). Ha pubblicato numerosi libri. Nel 2006 ha fondato alla SJU il Centro per lo sviluppo globale e un Master sullo sviluppo globale e giustizia sociale, in collaborazione con l’Unicaritas di Roma. È anche co-fondatrice dell’Istituto Rielo per lo Sviluppo Integrale (RIID).

 

Il Terzo paesaggio

Nella sala conferenze della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa, hanno organizzato la conversazione: “Il Terzo paesaggio che mette in relazione gli spazi gestiti dall’uomo da quelli non gestiti dall’uomo”. Sono intervenuti don Antonio Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Prendendo spunto dal volume del filosofo paesaggista Gilles Clement, il relatore Francesco Zuccarello, console del Touring Club Italiano per la città di Reggio Calabria, ha sottolineato che il “Terzo paesaggio” sono luoghi in cui l’assenza umana ha generato un rifugio per la conservazione della diversità biologica. Nel “Manifesto del terzo Paesaggio”, il paesaggista Clement sostiene che bisogna difendere il terzo paesaggio come uno spazio comune del futuro e difendere l’assenza di regolamentazione morale sociale e politica del terzo paesaggio. Per il suo dispositivo eterogeneo, la sua inconsistenza, il suo carattere temporalmente smisurato, il terzo paesaggio appare come il territorio dell’invenzione biologica. Un territorio fortemente antropizzato produce una perdita di diversità biologica. Francesco Zuccarello Cimino ha inoltre sottolineato come nel territorio reggino tutte queste considerazioni si intrecciano con la particolare posizione del nostro ambiente ricco di biodiversità e continuamente frequentato da specie migratrici e nello stesso tempo densamente antropizzato. Il relatore si è poi soffermato sui diversi modi che l’uomo usa per gestire gli spazi verdi situati nelle città del mondo. I giardinieri planetari, infatti, tendono a seguire il flusso naturale dei vegetali e assoggettarsi alla loro crescita. Nel concludere, il relatore ha ricordato i versi di una breve poesia di Francesco Surace, nata per l’amore e la sensibilità verso l’ambiente naturale che, in modo emblematico, rappresentano l’idea e il significato del terzo paesaggio: “Ho inciampato in un filo d’erba / Cresciuto nella fessura del marciapiede. / Ho poggiato il piede sopra la cima / Urtando l’altro contro lo stelo”.

 

 

Orfeo e Euridice, il mito che racconta la perdita, l’assenza.

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, la Cattedra di Teatro Antico e Moderno e la Cattedra di Mitologia Antica e Moderna nella Sala conferenze del MArRC hanno promosso la conferenza: ”Il mito che racconta la perdita, l’assenza, il lutto: Orfeo e Euridice. Dai greci alla musica moderna (Monteverdi), Roberto Vecchioni) e alla pittura (Tintoretto, Rubens, De Chirico”. Hanno introdotto la manifestazione Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. Il mito di Orfeo e Euridice, ha sottolineato Paola Radici Colace, è una narrazione drammatica, il suo tessuto narrativo, illustrato nei vasi greci conservati nei Musei del mondo e destinato ad essere ripreso sotto vari codici nel corso della civiltà occidentale, in questa occasione, viene esaminato dal punto di vista della comunicazione musicale e figurativa. A partire da L'Orfeo di Monteverdi (1607), primo vero capolavoro del melodramma italiano. La vicenda del mitico cantore è declinata in varie forme musicali: l’azione drammatica musicata Orfeo ed Euridice (1762) di Christoph Willibald Gluck; il poema sinfonico Orpheus (1853-54) di Franz Liszt. Non meno ricca è la presenza del mito nella tradizione iconografica, che ne testimonia i punti cruciali. In pittura possiamo elencare la rappresentazione delle ninfe che ascoltano incantate la musica di Orfeo (Charles Jalabert Nymphs Listening to the Songs of Orpheus, 1853), la morte di Euridice (Ary Scheffer Orfeo piange la morte di Euridice, 1814), l’angoscia di Orfeo sulla tomba dell’amata (Gustave Moreau Orfeo sulla tomba di Euridice, 1890-’91). In ambito scultoreo, in un bellissimo gruppo formato da due blocchi Orfeo e Euridice (1773-76), Antonio Canova raffigura Orfeo seguito da Euridice nel momento topico in cui il mitico cantore si volta indietro e capisce di stare per perdere per sempre l’amata. Nel concludere la ricca e dotta relazione, Paola Radici Colace ha puntualizzato che il cantautore Roberto Vecchioni nella terza canzone dell’album Blumun, intitolata Euridice, dona la propria voce al mitico cantore della Tracia perché narri la sua catabasi, interpretandola con furia e dolcezza nella voce, canterà finché non avrà più fiato in gola, canterà per un’umanità che insegue la vita pur consapevole che non si può trattenerla.

 

Vita Sackville: una donna sopra le righe fra letteratura, poesia e natura

Promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze del Museo si è svolta la conferenza “Vita Sackville: una donna sopra le righe fra letteratura, poesia e natura. Sissinghurst, il suo castello e il suo giardino di rose”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di slides hanno relazionato Francesca Paolino, già prof. associato di Storia dell’Architettura, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, e Silvana Comi, docente di Lingua e letteratura Inglese. Dalle relazioni è emerso che Vita Sackville West, figura poliedrica che con i suoi scritti letterari e sul giardinaggio, insieme alla sua vita non convenzionale è stata una figura significativa nel panorama culturale del XX secolo e la sua influenza continua a sentirsi sia nel mondo letterario che in quello florovivaistico. Nata nel 1892 nella Knole House, nel Kent, figlia di Lionel, III barone Sackville e di Victoria Sackville-Wes, nel 1913 si sposa con Harold Nicolson, diplomatico, giornalista, membro del Parlamento e scrittore. Sia Vita che il marito ebbero varie e consecutive relazioni omosessuali extra matrimoniali. Nel 1932 Vita Sackville West conosce Virginia Woolf con la quale inizia una passionale storia d’amore i cui echi rimangono nel libro della Woolf, Orlando. La Woolf la fece entrare nel gruppo di Bloomsbury un cenacolo artistico-letterario nato nel 1905 a Londra, i cui membri si riunivano in case private nel quartiere da cui prese il nome e che durò fino alla seconda guerra mondiale. Nel numeroso epistolario tra Virginia e Vita che conta più di cinquecento lettere esprimono il piacere del loro stare insieme. Il carteggio resta il documento eccezionale di un amore eccezionale nato dalla scrittura. Nel 1930 Vita e Harold comprano Sissinghurst in condizioni pessime e iniziano a costruirvi il castello e il giardino che oggi conosciamo. Vita fu personalità di spicco della cultura britannica, in pieno sentimento della sua epoca. L’aspetto di Vita forse meno conosciuto è legato alla sua passione per l’arte e il giardinaggio. Ne è stata una grandissima esperta: per 15 anni, dal 1946 al 1961, tenne una rubrica sull’«Observer», pubblicata in Italia con il titolo Il giardino alla Sackville-West.

Rosita Borruto - Francesca Paolino - Silvana Comi

Emily Dickinson: Sarei sempre più sola senza la mia solitudine

Nell’ambito del ciclo di letteratura mondiale di lingua inglese, il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 22 maggio 2024 nei locali della stessa chiesa hanno promosso la conferenza: Emily Dickinson: Sarei sempre più sola senza la mia solitudine. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, che ha evidenziato la personalità eclettica della poetessa americana, capace di intuizioni senza tempo; nei suoi scritti la Dickinson si sofferma sui temi della morte, della natura e della spiritualità. La relatrice Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria, con il contributo di un PowerPoint, ha attraversato la vita e le opere di Emily Dickinson (1830 – 1886), ricordando al pubblico presente all’incontro che la Dickinson ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della letteratura. La poetessa ama la natura profondamente dal petalo dei fiori alla vastità dei paesaggi ed aggiunge ad essa un senso di magnificenza e di riverenza usando il mondo naturale come metafora delle sue emozioni. Lo stile poetico della Dickinson, originale e lontano dal gusto e dagli eventi del suo tempo, è stato chiaramente influenzato dalle sue variegate letture: William Shakespeare, John Milton, i poeti metafisici, Emily Brontë e altri scrittori suoi contemporanei, di Emerson e la tradizione puritana del New England. L’edizione inglese più completa dell’opera di Dickinson fu pubblicata nel 1998, più di cent’anni dopo la sua morte. Non si sa perché Emily Dickinson rifiutò di condividere le sue creazioni in vita. Molti sottolineano che, al di là del successo, ciò che l’autrice voleva era perfezionare e sviluppare al massimo la sua voce poetica. I versi di Emily Dickinson sono capaci di toccare l’anima umana in modi unici e significativi. Ancora oggi la sua vita e i suoi scritti continuano a ispirare e affascinare coloro che cercano di comprendere il potere delle parole e delle emozioni.

 

 

Gioventù e vecchiaia nel mondo antico

Venerdì 17 maggio 2024, Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze dello stesso Museo hanno promosso la conferenza “Gioventù e vecchiaia nel mondo antico: teatro, scienza e iconografia”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slides ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. Intervento di Maria Caccamo Caltabiano, già Prof. ordinario di Numismatica greca e romana, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, Componente del Comitato Scientifico del CIS. Della tematica gioventù e vecchiaia nel mondo antico si parla a partire dall'Eracle di Euripide. In questa tragedia Anfitrione, padre di Eracle, è un povero vecchio, così come sono vecchi i membri del Coro, suoi commilitoni nella guerra contro i Tafi. Ad un vecchio, Anfitrione, è affidato il prologo dell’Eracle di Euripide ed è l’unico personaggio della tragedia a rimanere sulla scena dall’inizio alla fine, a misurare l’inadeguatezza totale della sua età con il progressivo accadimento degli eventi. Lo strumento di analisi è la ricerca, per la prima volta realizzata sul vocabolario, sulla grammatica e sulla sintassi dei vecchi, ed anche sulla metrica e la musica che accompagna le loro espressioni. Tale percorso ha permesso di identificare la tragedia euripidea come il romanzo totale della vecchiaia, in cui un’antropologia costretta ad un’esistenza effimera è costretta a misurarsi con l’incapacità dell’età, l’insignificanza fisica e sociale, l’indifferenza degli dei e l’utopia di una nuova, impossibile gioventù, rivelando per la prima volta puntuali contatti di Euripide con le teorie che si sarebbero ritrovate nei libri biologici di Aristotele. Recentemente, ha concluso la relatrice, la letteratura medica ha definito col nome di sindrome di Titone un quadro clinico, cui il mito del figlio del re di Troia innamorato di Eos, dea dell’aurora, offre la ‘narrazione’ di una serie di aspetti storici e psicopatologici del processo di invecchiamento. Il vecchio vive su due piani temporali: il passato glorioso che contiene tutto (forza, vigore, vittoria), ed è irrevocabile; il presente squallido, in cui dopo l’abbandono della fortunata giovinezza non è rimasto niente. Gioventù e vecchiaia, quindi, temi complessi che venivano studiati nel mondo antico offrendo una visione analitica delle diverse condizioni della vita e dell'esperienza umana.

 

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Antonio Piromalli, intellettuale e critico letterario

Nella Sala “G. Trisolini” del Palazzo Alvaro, la Città Metropolitana di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, il “Comitato Scientifico per lo studio della vita e delle opere di Antonio Piromalli - CIS” e il “Fondo Antonio Piromalli” hanno ricordato l’intellettuale e il critico letterario Antonio Piromalli. Dopo i saluti di Filippo Quartuccio, delegato alla cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, hanno relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente del Comitato Scientifico di studi Antonio Piromalli, e Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e latino, componente del Comitato Scientifico di Studi Antonio Piromalli. La prof. Paola Radici Colace ha parlato sul tema “Il lessico critico nelle lettere vanitose” di Antonio Piromalli. Il lettore delle “Lettere vanitose”, con lieve sorriso, si sofferma su queste pagine che riflettono i mali della società letteraria del suo tempo, letterati che si compiacciono e ostentano le loro doti letterarie più presunti che veri. L’autore Antonio Piromalli è tagliente e critico verso una serie di mali morali della “sottoletteratura” che si ammanta di nobili sentimenti e che, invece, rappresenta il vuoto assoluto. Da queste lettere emerge la crisi della società in generale, affetta da opportunismi, da pietismo sulle miserie umane, dalle degenerazioni della burocrazia che tutto «riduce a cavillo, a forma, pur di mantenere i privilegi. Da un commento dello stesso autore (Antonio Piromalli) ai suoi scritti si legge: “in queste lettere portiamo l’eco di ciò che leggiamo e sentiamo, commentiamo eticamente e passionalmente idee e fatti, ricordiamo eventi e persone del passato che ci sono stati di esempio”. La prof. Maria Florinda Minniti ha svolto una relazione sulla poesia di Alba Florio nelle pagine critiche della Letteratura Calabrese di Antonio Piromalli. l’autorevole studioso Piromalli ha dedicato alla Florio (1910 – 2011) molti saggi, riscontrando che per la sua presenza insieme schiva e incisiva, per l’originalità concettuale e stilistica, è insieme con Lorenzo Calogero la voce più vera di poesia degli ultimi decenni in Calabria. I primi legami della poesia di Alba Florio sono rintracciabili in Pascoli, nelle intuizioni del mistero della vita e nello sgomento di fronte a visioni cosmiche, ai fenomeni della terra e della natura. Nella raccolta poetica Oltremorte si realizza il tirocinio ermetico della poetessa, con il suo avvicinamento a Ungaretti e l’adesione alla poetica dell’Ermetismo. Nel 1956 Alba Florio in Come mare raccoglie nuove poesie, nelle quali il tema centrale è quello dell’essere che ha apparenza di quiete, ma la cui legge è il mutamento: “Tutto si afferma ansioso di durare:/ogni cosa che vive patisce il tempo, /con dolore si muta in altre forme”. Alba Florio, alta voce lirica che interpreta modernamente la morte, il mistero della devastazione cosmica, l’accettazione della sofferenza, la speranza di una ricomposizione, dopo la morte, nell’essere dal quale proveniamo.

 

 

 

 

La raffigurazione sui vasi

Venerdì 26 aprile 2024, Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze dello stesso Museo hanno promosso la conferenza “La raffigurazione sui vasi”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slides ha relazionato Paola Radici Colace, fondatore, direttore e autore del Lexicon Vasorum Graecorum (Pisa Scuola Normale). La raffigurazione sui vasi: un film che racconta miti, riti e vita quotidiana della società antica. Oltre ai libri, il mondo greco ha lasciato di sé un’importante e preziosa eredità costituita da oggetti, che la ‘raccontano’. Ha sottolineato la relatrice Paola Radici Colace che si tratta della ricchezza costituita dai ‘Vasi Greci’, che illuminano di bellezza quasi tutti i Musei del mondo. Con le loro superfici completamente illustrate, che lasciano solo zone molto ridotte alla semplice decorazione, essi rappresentano quasi un lungo, continuo ‘film’ sul mondo greco. Questo ‘film’ ci permette di ‘vedere’ rappresentati non solo elementi della cultura materiale costituiti da vestiti, calzature, pettinature, architetture, cerimoniali (nozze, processioni, funerali, attività di lavoro), ma anche le interferenze intensissime tra testi letterari ed oggetti d’uso. Un crater (vaso per mescolare vino ed acqua), una phiale (tazza o bicchiere), una oinochoe (contenitore di vino) o una hydria (contenitore di acqua), pur continuando a svolgere sulla mensa o nella sala del simposio la loro funzione di ‘utensili’, attraverso le scene su di essi rappresentate lanciavano l’uomo greco verso la ‘letteratura’, in un interscambio che si vedrà non solo essere intensissimo, ma che ha formalizzato le scene letterarie con tale incisività da giungere fino alla pittura dell’età moderna. Un vaso o un libro, ha concluso la relatrice, sembra incredibile quanto possiamo imparare dalla scena di un solo vaso! I vasi greci decorati con storie di vita reale ci permettono di penetrare l’affascinante mondo di questa magnifica popolazione.

 

Loreley Rosita Borruto - Paola Radici Colace

Il culto di San Giorgio a Reggio

Sabato 20 aprile 2024 si è svolto nella chiesa di San Giorgio al Corso, Tempio della Vittoria, chiesa degli artisti di Reggio Calabria il convegno: Il culto di San Giorgio a Reggio”. Ha coordinato l’evento Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di un PowerPoint hanno relazionato: don Antonio Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso, chiesa degli artisti di Reggio Calabria; Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis della Calabria; Daniele Castrizio, Professore Ordinario di Numismatica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, componente del Comitato Scientifico del Cis della Calabria. Ci sono storie che hanno tutti gli ingredienti per risultare subito affascinanti, infatti, dalle relazioni è emerso che la narrazione di San Giorgio è uno degli esempi più eclatanti per tutto il medioevo, e oltre, dominando nei secoli l’immaginario collettivo con la sua immediata e potente carica simbolica. Il santo dalla scintillante armatura continua instancabile la sua giusta lotta sulle pareti delle nostre chiese, difendendo i deboli e salvando gli oppressi, mettendo tutta la sua energia, ma confidando innanzitutto nell’aiuto di Dio. San Giorgio è un personaggio realmente esistito. Fu un militare romano vissuto in Palestina nel III sec. d. C. (275/285), probabilmente martirizzato sotto Diocleziano, intorno al 303. Una lapide del 368 proveniente da Eraclea di Betania ricorda la “casa dei santi e trionfanti martiri Giorgio e compagni”. L’ipotesi avanzata dallo storico don Nicola Ferrante che «forse furono i bizantini, sbarcati sotto il comando di Belisario nel 536, a portare a Reggio dall’Oriente la devozione a San Giorgio». Secondo altri storici l’origine dell'antichissimo culto reggino a San Giorgio risalirebbe agli inizi dell'XI sec.. Al santo furono dedicate molte chiese della città: San Giorgio de Gulpheriis, detta più tardi intra moenia (la più antica); San Giorgio de Sarteano en La Judeca (1306); San Giorgio de Lagonia, detta a volte San Giorgello; San Giorgio extra moenia.  Nelle fonti, le notizie su tali chiese risalgono ai primi anni del Trecento, tutte e quattro risultano distrutte alla fine del Cinquecento. San Giorgio de Lagonia e San Giorgio de Sarteano non si ripresero mai più, una fu parrocchia, mentre l’altra, di ridotte dimensioni, sorgeva all’interno della Giudecca. Entrambe erano edificate all’interno delle mura spagnole. L’attuale chiesa di San Giorgio al Corso costruita su progetto dell’architetto palermitano Camillo Autore, fu inaugurata definitivamente nel maggio 1935 dall’arcivescovo dell’epoca, Monsignor Carmelo Pujia, con l’illustre presenza del principe Umberto di Savoia e altre nobili famiglie reggine. Durante la manifestazione è stato proiettato un video con dei disegni di San Giorgio, patrono di Reggio, a cura degli allievi della quinta A della scuola primaria “Giuseppe Moscato” di Gallina. Una icona di San Giorgio realizzata da padre Sergej è stata donata alla parrocchia San Giorgio al Corso dalla famiglia Arcidiaco - Di Natali.

 

 

 

 

 

 

Thomas Hardy. Ritratto di un narratore

Il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 10 aprile nella Sala San Giorgio della stessa chiesa, nell’ambito del ciclo di letteratura mondiale di lingua inglese, hanno presentato il volume: “Thomas Hardy. Ritratto di un narratore” di Domenico Cingari, Le Càriti Editore. Sono intervenuti: don Antonio Cannizzaro, parroco della chiesa di San Giorgio al Corso e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, prof. di Lingue e Letteratura Inglese, componente del Comitato Scientifico del Cis, che ha svolto una ampia relazione corredata da immagini e citazioni per inquadrare tutte le complesse tematiche trattate nella ricchissima analisi delle opere di Hardy, così ampiamente svolta dal prof. Domenico Cingari. Le pagine più belle sono quelle che hanno rapporto con la poesia e connotano l’aspetto lirico del mondo di Hardy, la sua tecnica di scrittura viene considerata cinematografica per la suddivisione in scene, per le ampie panoramiche e per i primi piani. L’autore del saggio, fornisce una visione completa dello scrittore inglese, attraverso due livelli di indagine, quello letterale (l’intreccio i dialoghi, i personaggi e il loro rapporto col paesaggio) e quello strutturale (l’humus hardiano e i fenomeni culturali filosofico-ideologici che lo vivificano).  Il prof. Pasquale Amato ha sottolineato l’importanza delle radici e della formazione del romanziere. Domenico Cingari, prof. di lingue e letteratura inglese, studioso del periodo vittoriano e del primo Novecento, autore del volume ha ulteriormente approfondito i temi della natura e della donna nelle opere di Hardy quali “Via dalla pazza folla” “ Il ritorno alla brughiera” “Tess” ,” Jude l’oscuro” , del pensiero filosofico e religioso dello scrittore, autore eminente del periodo di transizione tra l’età vittoriana e l’età moderna e ha raccontato la genesi del suo saggio sottolineando la sua passione per un autore difficile, ricco di spunti di riflessione, con una visione complessa e articolata del problema esistenziale. Hardy è un pessimista fatalista, la realtà è intrisa di male, l’uomo è un individuo sensibile ed imperfetto, un lottatore destinato alla sconfitta in un mondo assurdo che lo ricompensa con la morte.

 

 

 

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La scultura del Rinascimento in Calabria

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze dello stesso Museo, venerdì 5 aprile, hanno promosso la conferenza “La scultura del Rinascimento in Calabria”, uno straordinario patrimonio d’arte ancora poco conosciuto. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e ha relazionato Francesca Paolino, già prof. associato di Storia dell’Architettura, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis. La relatrice, con il supporto di slides, ha sottolineato che nella lunga fase della storia della Calabria nota come età feudale (istituzione del sistema feudale XI sec. /Normanni- soppressione 1806/Napoleone Bonaparte) segnata da oppressione, malgoverno, vassallaggio, pressione fiscale e molto altro, vi è stata una “pausa” contrassegnata da una relativa prosperità economica (produzione agricola e della seta grezza) e crescita demografica che ha prodotto una fioritura artistica di grande respiro e bellezza: in primis, del 1489-91 è l’arrivo a Terranova dei marmi figurativi della cappella di Marino Correale, signore di quel feudo (Terranova, Seminara, S. Giorgio e Grotteria) che volle la sua seconda cappella sepolcrale monumentale nel suo amato feudo calabrese (l’altra è ancora integra e bellissima a Napoli, nella chiesa di Monteoliveto), entrambe opere di Benedetto da Maiano, grande interprete del Rinascimento fiorentino. Dell’opera inviata in Calabria restano preziosi “brani” (la Madonna della Neve, Santa Caterina, …). Ma conseguente forse ed altrettanto importante è stato l’impianto a Messina della prima bottega di scultore del giovane Antonello Gagini (1478-1536) che ha completato la sua formazione – iniziata nella bottega palermitana del padre Domenico – a Firenze presso Benedetto da Maiano (1492?-1497). Un anno dopo Antonello si stabilisce a Messina dove lavorerà per dieci anni e si moltiplicheranno per lui le commissioni da prelati ed ecclesiastici calabresi; in totale egli ha inviato in Calabria ben 13 magnifiche opere: un’Annunciazione (Bagaladi), una Pietà (Soverato), un grande monumento funerario (Caulonia) e molti esempi di Madonna col Bambino variamente intitolate, la più straordinaria delle quali è quella di Seminara (1508-9). Opere ancora, purtroppo, sconosciute ai più e pochissimo valorizzate. A seguire anche gli epigoni di Antonello hanno inviato in Calabria un buon numero di opere (Giovan Battista Mazzolo, p.e.) fino all’arrivo a Messina di Giovann’Angelo Montorsoli, frate servita stimato da Michelangelo che ha lasciato nella città siciliana, in un decennio (1547-1557) opere di grande rilievo; in Calabria abbiamo una sola opera documentata (a Tropea) ed alcune a lui attribuite (a Seminara e a Polistena). Nel concludere, Francesca Paolino ha ricordato che negli ultimi quattro decenni questo tema è stato apprezzato da non poche attenzioni storiografiche che ne hanno precisato i contorni e valorizzato questo segmento di un patrimonio di arte e bellezza che persiste in Calabria

 

I grandi scopritori dell’Ellade sepolta: Heinrich Schliemann, Karl Human e Wilhelm Dorpfeld

“I grandi scopritori dell’Ellade sepolta: Heinrich Schliemann, Karl Human e Wilhelm Dorpfeld” è stato il titolo dell’incontro promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dalla chiesa degli artisti di Reggio Calabria che si è tenuto nella Sala conferenze della stessa chiesa. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha introdotto il tema della manifestazione Paola Radici Colace, già Professore Ordinario di Filologia Classica all’Università di Messina. Con il contributo di slides ha relazionato Liliana Restuccia, già Prof. Ordinario di Fisica Matematica, Dipartimento di Scienze Matematiche e informatiche, scienze fisiche e scienze della terra, Università di Messina. La relatrice Liliana Restuccia ha illustrato la rilevanza delle scoperte di Heinrich Schliemann (1822 – 1890), una delle figure più̀ importanti per il mondo dell'archeologia. Raggiuse la massima notorietà nel XIX secolo con la scoperta, dopo anni di ricerche e studi, della mitica città di Troia e del cosiddetto tesoro di Priamo e per avere ritrovato a Micene una serie di tombe a pozzo e a cupola, che la tradizione attribuisce ai membri della dinastia degli Atridi: Agamennone, Cassandra ed Eurimedonte, e i suoi compagni uccisi dalla regina Clitemnestra e dal suo amante. Dopo vari viaggi in Cina, Giappone, Nel 1871 ottenne l'autorizzazione a compiere le ricerche in terra turca e organizzò a proprie spese una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello stretto dei Dardanelli, luogo che la tradizione indicava come possibile sito della città di Troia. In Anatolia fermò la propria attenzione sulla collina di Hissarlik, un'altura in posizione favorevole per una roccaforte, dalla quale si poteva dominare tutta la piana circostante. Seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, il 4 agosto 1872 Schliemann rinvenne vasellame, oggetti domestici, armi e anche le mura e le fondamenta non di una sola città, quella di Priamo, ma di ben altre otto città diverse, costruite l'una sulle rovine dell'altra. Karl Human (1839 – 1890) nel 1878 con il sostegno del direttore del Museo della scultura di Berlino e il finanziamento di Alexander Conze, nonché i permessi ufficiali del governo ottomano, iniziò gli scavi nel sito di Pergamo (Turchia). Durante questi lavori furono rinvenuti gran parte del fregio dell'altare, di grande valore artistico, e numerose sculture. In seguito a questo successo, furono effettuate una seconda e una terza missione di scavo, rispettivamente nel 1880-1881 e nel 1883-1886. Wilhelm Dörpfeld (1853 – 1940) fu uno tra i più̀ noti archeologi tedeschi, collaboratore di Heinrich Schliemann e Karl Human che diede un forte contributo alla riscoperta delle rovine dell’antica Grecia

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Dalla vita quale opera d’arte, al fallimento esistenziale: la disfunzione dei circuiti cerebrali

Il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 13 marzo 2024, presso la Sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso l’incontro: Dalla vita quale opera d’arte, al fallimento esistenziale: la disfunzione dei circuiti cerebrali”. Hanno introdotto l’incontro don Antonio Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso, chiesa degli artisti di Reggio Calabria e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di slides ha relazionato il prof. dott. Rocco Zoccali, già Ordinario di Psichiatria Università di Messina, presidente della Società Italiana di Psichiatria Adolescenziale, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Autore di circa 170 pubblicazioni, il prof. Rocco Zoccali è. Inoltre, autore del romanzo “Il sogno dell’airone”, pubblicato nel 2008 dall’Editore Falzea. Il comportamento dell’uomo, ha sottolineato il prof. Zoccali, dipende dai geni, dalla neurologia, dallo sviluppo prenatale, dall’assetto ormonale, dagli organi di senso, dal vissuto esperienziale, dallo sviluppo fisico e dall’ambiente socio culturale. Condizionato da queste variabili, l’uomo oltre ad adattarsi al mondo esterno, deve mirare alla salvaguardia della propria affettività, dei propri desideri, delle proprie esigenze pulsionali. La nostra vita è un’opera d’arte, per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo affrontare numerose sfide e scegliere obiettivi che siano oltre la nostra portata. Nella sua lunga e articolata relazione il prof. Rocco Zoccali ha anche espresso il concetto di salute e malattia mentale. La salute mentale è uno stato di benessere nel quale l’individuo è in grado di esercitare le proprie capacità cognitive ed emozionali. Si è ritenuto che le malattie mentali fossero dipendenti dalla struttura biologica a sua volta correlata a meccanismi genetici, o da disturbi dovuti a meccanismi “funzionali” dipendenti dalle esperienze vissute.

 

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La donna nel teatro greco: né autrice, né attrice, né (forse) spettatrice, ma protagonista

In occasione della giornata internazionale della donna, venerdì 8 marzo 2024, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze dello stesso Museo hanno promosso la manifestazione “La donna nel teatro greco: né autrice, né attrice, né (forse) spettatrice, ma protagonista”. Ha introdotto Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, che ha ricordato i numerosi ostacoli del cammino della donna per le conquiste sociali, politiche, religiose ed economiche e contro le discriminazioni e le violenze a cui le donne sono sottoposte in quasi tutto il mondo. Con il contributo di slides, ha relazionato Paola Radici Colace, già professore ordinario di Filologia Classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico del Cis della Calabria. Nell’antica Grecia il ruolo delle donne era ridottissimo, relegati al ruolo di mogli, madre vivevano in una condizione di rinuncia e privazione quotidiana. Educate all’inferiorità, esse avevano fatto della sottomissione un’abitudine e un’attitudine. Attraverso una serie di analisi, Paola Radici Colace ha evidenziato che nel teatro, le protagoniste sono specchio e proiezione di una mentalità che metteva in vetrina il femminile per sottolineare gli aspetti che ancestralmente facevano paura in questo essere ritenuto selvaggio, e pertanto da domare e sottomettere. Un tema centrale nella presentazione teatrale della donna è il legame con la famiglia. La donna protegge la famiglia e si sacrifica per la famiglia, in particolare per i maschi della famiglia: il fratello e il padre. Antigone sceglie di morire pur di poter compiere i riti funebri in onore del fratello, proibiti dal sovrano di Tebe; Elettra, nelle Coefore di Eschilo e nei drammi Elettra di Sofocle ed Euripide, incita il fratello a vendicare il loro padre, ucciso dalla madre e dal suo amante Egisto. Alcesti, nell'omonimo dramma di Euripide, accetta di morire al posto del marito. Le donne greche del V sec. a. C vivono in una società che ne fa sovente un capro espiatorio; la loro è una rinuncia e una privazione quotidiana. Nel concludere l’interessante e articolata relazione, Paola Radici Colace ha sottolineato che spesso le protagoniste del teatro greco sono presentate come donne isteriche e depresse, donne esasperate e che non hanno scelta, per le quali prendere decisioni estreme diventa quasi un obbligo; spesso l’unica via di fuga, ma al tempo stesso di riscatto, sembra essere per loro quella del sacrificio che si trasforma in un dovere e una responsabilità verso i parenti, o la comunità che glielo richiede.

 

Loreley Rosita Borruto - Paola Radici Colace

La natività nella pittura fiamminga XV e XVI secoli

Nell’ambito del ciclo “I grandi protagonisti dell’arte: architettura, pittura e scultura, venerdi 22 dicembre 2023, nella sala conferenze del MArRC, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso il quarto incontro “La natività nella pittura fiamminga XV e XVI secoli”. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di slides ha relazionato Francesca Paolino, già prof. associato di Storia dell’Architettura Università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis. Il Rinascimento non è stato solo un fenomeno italiano, questo movimento artistico si è diffuso anche nei territori delle Fiandre, oggi regione al Nord del Belgio. Il Rinascimento fiammingo ebbe molta fortuna grazie alla ricchezza del territorio in cui si sviluppò. Le Fiandre seppero sfruttare la loro posizione centrale nelle rotte commerciali europee e commercianti, banchieri e artigiani accumularono grandi fortune, di conseguenza gli artisti non mancarono mai di committenze per potere realizzare grandi opere. Un esempio notevole di pittura fiamminga della natività del XV secolo è l'opera "La natività di Giovanni di Eyck", dipinta nel 1420 da Jan van Eyck. Questo dipinto è noto per i suoi dettagli realistici, infatti la natività nella pittura fiamminga dei secoli XV e XVI è caratterizzata da un'attenzione particolare per i dettagli, una ricerca della verosimiglianza e una cura per la rappresentazione dei personaggi sacri. Gli artisti fiamminghi lavoravano con una grande precisione, cercando di rendere ogni dettaglio, sia nella figura umana che nella natura circostante. Nel XVI secolo, la pittura fiamminga della natività mostra uno sviluppo stilistico e concettuale. Gli artisti iniziarono a sperimentare con nuovi modi di rappresentare la natività, utilizzando luci e ombre per creare effetti drammatici e emotivi. Un esempio significativo di pittura della natività fiamminga del XVI secolo è "La natività" di Pieter Bruegel il Vecchio, dipinta nel 1564. Questo dipinto è caratterizzato da una vivace composizione, da una grande attenzione per i dettagli naturalistici e una cura particolare per i personaggi sacri.

 

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Loreley Rosita Borruto - Francesca Paolino

Loreley Rosita Borruto - Francesca Paolino

La natività nella pittura fiamminga XV e XVI secoli

Nell’ambito del ciclo “I grandi protagonisti dell’arte: architettura, pittura e scultura, venerdi 22 dicembre 2023, nella sala conferenze del MArRC, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso il quarto incontro “La natività nella pittura fiamminga XV e XVI secoli”. Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di slides ha relazionato Francesca Paolino, già prof. associato di Storia dell’Architettura Università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis. Il Rinascimento non è stato solo un fenomeno italiano, questo movimento artistico si è diffuso anche nei territori delle Fiandre, oggi regione al Nord del Belgio. Il Rinascimento fiammingo ebbe molta fortuna grazie alla ricchezza del territorio in cui si sviluppò. Le Fiandre seppero sfruttare la loro posizione centrale nelle rotte commerciali europee e commercianti, banchieri e artigiani accumularono grandi fortune, di conseguenza gli artisti non mancarono mai di committenze per potere realizzare grandi opere. Un esempio notevole di pittura fiamminga della natività del XV secolo è l'opera "La natività di Giovanni di Eyck", dipinta nel 1420 da Jan van Eyck. Questo dipinto è noto per i suoi dettagli realistici, infatti la natività nella pittura fiamminga dei secoli XV e XVI è caratterizzata da un'attenzione particolare per i dettagli, una ricerca della verosimiglianza e una cura per la rappresentazione dei personaggi sacri. Gli artisti fiamminghi lavoravano con una grande precisione, cercando di rendere ogni dettaglio, sia nella figura umana che nella natura circostante. Nel XVI secolo, la pittura fiamminga della natività mostra uno sviluppo stilistico e concettuale. Gli artisti iniziarono a sperimentare con nuovi modi di rappresentare la natività, utilizzando luci e ombre per creare effetti drammatici e emotivi. Un esempio significativo di pittura della natività fiamminga del XVI secolo è "La natività" di Pieter Bruegel il Vecchio, dipinta nel 1564. Questo dipinto è caratterizzato da una vivace composizione, da una grande attenzione per i dettagli naturalistici e una cura particolare per i personaggi sacri.

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Il dialetto vive nella scrittura dei poeti. Incontro con il poeta Giuseppe Ambrogio autore del volume di poesie “Canta pueta”, Edizioni CIS della Calabria.

Nella Sala conferenze “Perri” del Palazzo Alvaro, Città Metropolitana di Reggio Calabria, nell’ambito del ciclo “Scrittori calabresi” si è svolta la manifestazione: “Il dialetto vive nella scrittura dei poeti. Incontro con il poeta Giuseppe Ambrogio autore del volume di poesie “Canta pueta”, Edizioni CIS della Calabria. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Centro Internazionale Scrittori della Calabria che ha ricordato al numeroso pubblico presente che dopo “Terra mia”, raccolta di poesie in vernacolo reggino, il poeta Ambrogio nel nuovo volume “Canta, pueta”, raccoglie 52 liriche scritte in dialetto reggino raggruppate nelle seguenti sezioni: Poetica; Il Paese e ricordi; Natura; Sociale. Durante l’incontro si è tenuto un intermezzo musicale a cura di Francesca Anglisano, Paolo Fotia e Vincenzo Tuscano che hanno allietato i presenti interpretando canzoni folkloristiche calabresi. I poeti Domenico Sgrò, Arturo Cafarelli, Totò Mediati e lo stesso autore hanno, in diversi momenti, declamato poesie tratte dal volume. Ha relazionato Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria che ha sottolineato che la poesia che apre la silloge, Canta, pueta, schiude al lettore un manifesto letterario, il mondo da cui l’autore trae linfa e ispirazione, quindi, se si dovesse indicare il leitmotiv del libro si dovrebbe senz’altro parlare del tema del ricordo, che viene delineato da Ambrogio a vari livelli, sia in verticale, tra i tempi andati e il mondo di oggi, sia in orizzontale nel rapporto tra campagna e città”, con dolcezza dolorosa, Ambrogio, incarta i ricordi di un mondo perduto. Tema importante della poetica della silloge “Canta Pueta” è la ricerca di un senso della vita, che il poeta ritrova nel macrocosmo, nello splendore del sole che ritorna alto nel cielo ogni giorno, e nel microcosmo, nel canto della piccola cicala, simbolo di una vita libera e spensierata, nella “rosara” prima bellissima, poi avvizzita dalla bufera e ridotta a un pugno di spine, ma che sboccerà più bella a primavera. I numerosi temi naturalistici, umani, folkloristici ed antropologici del libro esprimono appieno il senso della vita.

 

 

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Piero della Francesca e la pittura italiana della seconda metà del Quattrocento


Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, nell’ambito del ciclo “I grandi protagonisti dell’arte: architettura, pittura e scultura”, venerdì 10 novembre hanno promosso la seconda conferenza “Piero della Francesca e la pittura italiana della seconda metà del Quattrocento”. Il direttore Carmelo Malacrino ha sottolineato che le tante attività che si svolgono al Museo continuano a rinsaldare, sempre di più, il legame con il territorio. Ha coordinato la conferenza Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slides, ha relazionato Francesca Paolino, già prof. associato di Storia dell’Architettura Università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis. Piero della Francesca è considerato uno dei più grandi artisti di quel tempo, studioso di matematica e geometria, che, sapientemente, le utilizzò nelle sue opere pittoriche per creare un senso di ordine e armonia. Piero della Francesca nacque intorno al 1415 a Borgo Sansepolcro, in Toscana. Non si sa molto della sua infanzia e dei primi anni di vita, si presume che sia stato istruito da artisti locali. Nel 1439 si trasferì a Firenze, dove entrò a contatto con Filippo Lippi e Luca della Robbia. Questo periodo fu molto formativo per lui e contribuì a sviluppare il suo stile artistico unico. Durante questo periodo, venne influenzato anche dal movimento dell'Umanesimo, che incoraggiava la ripresa degli ideali classici nell'arte e nella filosofia. Nonostante avesse un grande talento, la fama dell’artista non si diffuse molto durante la sua vita. Nel 1442, Piero tornò a Borgo Sansepolcro e iniziò a lavorare come pittore indipendente. Nel corso degli anni, realizzò numerosi dipinti, molti dei quali rappresentavano scene religiose. Attraverso numerose slides la relatrice Francesca Paolino ha illustrato e commentato le opere di Piero della Francesca. "La Città Ideale", "Madonna del parto", "Resurrezione" e numerose altre. I suoi dipinti sono caratterizzati da una forte attenzione ai dettagli e da un uso sperimentale della luce e della prospettiva. Infatti ha concluso la relatrice l’arte di Piero della Francesca è ammirata per la bellezza e la profondità spirituale. L’artista visse gran parte della sua vita a Borgo Sansepolcro, dove morì nel 1492. La sua biografia rimane avvolta nel mistero, ma le sue opere continuano a influenzare e ispirare numerosi artisti di tutto il mondo.

 

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Carmelo Malacrino - Francesca Paolino - Loreley Rosita Borruto

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Georges Bataille: il pensatore maledetto

Nella Sala conferenze di San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la stessa chiesa hanno promosso la tavola rotonda di filosofia dei componenti del Comitato Scientifico del Cis dal titolo “Georges Bataille: il pensatore maledetto”. Hanno aperto la manifestazione gli interventi di don Antonio Cannizzaro, parroco della chiesa San Giorgio al Corso e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Sono intervenuti alla tavola rotonda: Gianluca Romeo, docente di Storia e Filosofia; Attilio Meliadò. studioso di filosofia; Franco Iaria, Scienze politiche; Glauco Morabito, docente di Storia e Filosofia; Giovanni De Girolamo, critico letterario e d’arte. Ha moderato Gianfranco Cordì, docente di Storia e Filosofia. Georges Bataille (Billom, 1897 – Parigi 1962) è stato scrittore di vasti interessi che spaziano dalla filosofia all’antropologia, dalla letteratura all’arte. Dai commenti esposti dai relatori è emerso che Bataille è ricordato per la sua critica al pensiero razionale e alla modernità, in molti suoi scritti ha sostenuto l’importanza dell’istintuale, del sacro e dell’irrazionale nella vita umana. Tema fondamentale nella filosofia di Bataille è quello dell’”Economia generale” in quanto le società moderne sono caratterizzate da una logica di produzione e accumulo che genera diseguaglianze e conflitti. La sua opera letteraria tratta tematiche trasgressive in un linguaggio audace e provocatorio. È innegabile che Georges Bataille con i suoi scritti abbia esercitato un’enorme influenza su filosofi e scrittori successivi. Con le sue opere, “il pensatore maledetto” ha indagato il lato oscuro e represso dall’esperienza umana, contribuendo a fare comprendere la condizione esistenziale dell’uomo.

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Omaggio a Yves Bonnefoy nel centenario della nascita (1923-2023)

Si è svolta il 15 settembre al MArRC la manifestazione dal titolo “Omaggio a Yves Bonnefoy nel centenario della nascita (1923-2023): su alcune traduzioni italiane di sue opere recenti”, organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio morale della Città Metropolitana di Reggio Calabria, del Comune di Reggio Calabria e dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. L’evento, inserito nelle attività della “Cattedra di Poesia del CIS intestata a due grandi poeti del Novecento: Maria Luisa Spaziani (1922-2014) e Yves Bonnefoy (1923-2016)”, ha visto gli interventi introduttivi di Giuseppina Cassalia, Irene Calabrò, Daniele Cananzi, Paola Radici Colace, Loreley Rosita Borruto e Ottavio Amaro, in rappresentanza delle istituzioni promotrici. Nella sua relazione, Fabio Scotto, ordinario di letteratura francese presso l’Università degli Studi di Bergamo, poeta, traduttore e critico presidente della sezione dedicata a Yves Bonnefoy della “Cattedra di poesia” del CIS, ha evocato la figura del grande autore francese scomparso, del quale fu amico, attraverso l’analisi, intercalata da letture di brani, di alcuni libri recenti a sua cura apparsi dal 2017 a oggi, da Luoghi e destini dell’immagine. Un corso di poetica al Collège de France (Rosenberg & Sellier, 2017) a Nell’inganno della soglia (Il Saggiatore, 2021), da La sciarpa rossa (La nave di Teseo, 2021) a Insieme ancora (Il Saggiatore, 2022), fino al numero commemorativo a lui dedicato dalla rivista accademica torinese Studi francesi intitolato “Yves Bonnefoy cent ans (1923-2023): rencontres” (2023) e al volumetto dello stesso Scotto, illustrato dall’artista Lino Di Lallo, 63 e 72 , Rue Lepic. Due lettere a Yves Bonnefoy (Il Formichiere, 2022), contenente vari documenti fotografici e manoscritti inediti. L’incontro, molto apprezzato dal pubblico presente, è stato un’occasione di rivivere in modo partecipe l’attualità della lezione del grande Maestro, incentrata sulla nozione di presenza e di relazione e sulla ricerca di una profonda armonia tra gli esseri e la natura nell’esperienza umana terrena e sulla difesa della poesia e delle arti in tutte le loro manifestazioni, per un nuovo umanesimo che argini ogni barbarie.

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Loreley Rosita Borruto - Fabio Scotto - Paola Radici Colace - Daniele Cananzi - Ottavio Amaro

Loreley Rosita Borruto - Fabio Scotto - Paola Radici Colace - Daniele Cananzi - Ottavio Amaro

Il Castello di Corigliano Calabro: Una storia millenaria dai Normanni ai nostri giorni

Nell’ambito delle "Notti d'Estate" 2023 sulla terrazza del MArRC, giovedì 7 settembre 2023, lo stesso Museo Archeologico Nazionale e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso la conferenza “Il Castello Ducale di Corigliano Calabro: una storia millenaria dai Normanni ai nostri giorni”. Ha aperto i lavori Barbara Fazzari, funzionario del MArRC che ha ricordato al numeroso pubblico presente che la rassegna “Notti d’Estate al MArRC” si concluderà sabato 9 settembre. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, sottolineando che il Castello Ducale di Corigliano Calabro è divenuto museo storico artistico culturale ed è ritenuto uno fra i castelli meglio conservati nell’Italia meridionale. Il relatore, Nicodemo Misiti, docente di Lingue straniere, etnolinguista, scrittore, nella sua articolata e lunga relazione, ha ricordato ai presenti che per volere del re normanno Roberto il Guiscardo, il castello di Corigliano fu costruito nel 1073. Più di un secolo dopo la costruzione del Castello, Tancredi, re di Sicilia, concesse in feudo di Corigliano e le sue terre a Ruggero Sanseverino. I Sanseverino diventeranno la prima delle sette grandi casate del Regno di Napoli. Geronimo o Girolamo Sanseverino, conte di Corigliano, partecipò alla Congiura dei Baroni che nel 1485 venne ordita contro Ferdinando I di Napoli. La rivolta fallì e due anni dopo, nel luglio del 1487, Geronimo assieme ad altri baroni meridionali venne arrestato per alto tradimento e rinchiuso nelle carceri di Castelnuovo dove morì. Nel 1616, il feudo di Corigliano e S. Mauro venne venduto, per sanare gli ingenti debiti dei Sanseverino, ai mercanti genovesi Agostino e Giovan Filippo Saluzzo che attuarono notevoli opere di bonifica, sviluppando l’agricoltura e il commercio di grano e olio. Iniziarono inoltre la produzione della liquirizia. Nel 1822 i Saluzzo vendettero le loro proprietà a Giuseppe Compagna, uomo d’affari spregiudicato ed abile. L’acquisto del castello fu perfezionato nel 1828 e suo figlio Luigi vi apportò numerose modifiche. Il 9 agosto del 1971 i Compagna vendono il Castello all’Arcivescovo di Rossano che ne fa una scuola per l’infanzia affidata alle Suore del Sacro Cuore. Alla fine del 1979 il castello viene acquistato dal Comune di Corigliano, dopo 20 anni di restauri è divenuto un museo nel quale è possibile visitare la sfolgorante bellezza dei suoi interni.

 

 

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Nicodemo Misiti - Loreley Rosita Borruto - Barbara Fazzari

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Terrazza del MArRC

Terrazza del MArRC

Medea di Euripide: le riscritture nel tempo

"Notti d'Estate" 2023 sulla terrazza del MArRC! Tanti eventi per promuovere la cultura. Giovedì 17 agosto 2023 sulla mitica Terrazza, lo stesso Museo Archeologico Nazionale e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno promosso la conferenza “Medea di Euripide: le riscritture nel tempo”. Ha portato i saluti del Direttore del MArRC, la dott.ssa Barbara Fazzari. Ha coordinato Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria ed ha relazionato Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Con il contributo di video proiezione, la prof.ssa Radici Colace ha esaminato il tema delle riscritture del teatro greco, con focalizzazione sulla tragedia Medea di Euripide 431 a.C. e Medea 1969 nella versione filmica di Pasolini, con protagonista Maria Callas. Medea di Euripide aiuta Giasone, uno degli Argonauti giunto da Iolco in Tessaglia alla terra orientale della Colchide per prendere il vello d’oro. Compiuta l’impresa, la fanciulla innamorata dell’eroe decide di seguirlo in Grecia. Medea, in terra straniera, quando inizia a capire che Giasone e i suoi compagni hanno usanze totalmente opposte alle sue, viene colpita da una crisi spirituale in cui le sensazioni di tormento si acuiscono, in un conflitto tra la realtà della nuova terra e la vita scandita dai rituali del suo passato nella Colchide. Quando dopo alcuni anni, viene abbandonata da Giasone che pensa a nuove nozze regali, Medea viene risucchiata indietro dalle forze ancestrali della sua terra, ma il desiderio di ritorno si volge in una catastrofe esterna, che lo trasforma in una maledizione distruttiva. Preda di una gelosia incontrollabile, Medea provoca la morte di Glauce, la principessa futura sposa di Giasone, e del padre di lei, re di Corinto, e soffre perché sa che presto i piccoli moriranno, e a ucciderli sarà proprio lei che li ha partoriti. La tragedia di Euripide si configura così come un perfetto romanzo noir. La prof. Paola Radici Colace attraverso una elaborata analisi dei due testi Medea di Euripide 431 a.C. e Medea 1969 nella versione filmica di Pasolini, con protagonista Maria Callas, fa emergere nella riscrittura di Pasolini, più che il percorso dentro i pensieri di una madre figlicida, la vicenda a livello antropologico di Medea, l’opposizione della civiltà greca con quella primitiva e barbarica, la diversità irriducibile del contrasto identità/alterità. Che il punto di vista della riscrittura del 1969 sia questo lo dichiara l’uso marcatamente politico della poesia antica, che aveva portato Pasolini a studiare le Argonautiche di Apollonio Rodio come archetipo dell'aggressione colonialistica dell'Occidente nei confronti del Terzo Mondo.

 

 

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Ciclo di medicina. "La cervicale dolorosa" relatore dott. Fortunato Borruto

Nell’ambito degli appuntamenti serali 2023 al Chiostro San Giorgio, il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì scorso nello spazio del Chiostro hanno promosso la conferenza di medicina “La cervicale dolorosa”. Ha introdotto l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria e, con il contributo di slides, ha relazionato il dott. Fortunato Borruto, specialista ortopedico. Nel suo lungo e articolato intervento il dott. Fortunato Borruto ha sottolineato come la cervicalgia è una delle patologie più diffuse in Occidente. La cervicalgia è il termine più appropriato per indicare un generico dolore al collo che si protrae per un periodo di tempo variabile, molte sono le cause che possono generarla: degenerazione di uno o più dischi intervertebrali; ernia cervicale; ipercifosi dorsale: marcata accentuazione della fisiologica curva dorsale della colonna vertebrale; colpo di frusta; iperlordosi lombare (eccessivo inarcamento del tratto inferiore del rachide); lesioni traumatiche pregresse; osteofiti (speroni ossei: escrescenze ossee localizzate sulla stessa superficie dell'osso); spondilosi (osteoartrite delle vertebre cervicali); sport di potenza con sovraccarichi (malgestiti). Altre cause che possono accentuare la cervicalgia possono essere un materasso troppo morbido, un cuscino non adeguato, ma anche la posizione scorretta durante la guida, specie quando si è costretti a rimanere molte ore al volante. Per curare la cervicalgia è necessario intervenire sulla causa che ha scatenato il dolore. Gli approcci con cui si deve procedere sono essenzialmente: alleviare la rigidità muscolare; ridurre l'infiammazione; correggere la postura.

 

 

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"Gutta cavat lapidem” (la goccia scava la pietra) di Caterina Silipo

Nella Sala conferenze “Perri” del Palazzo Alvaro, Città Metropolitana di Reggio Calabria, si è tenuta la presentazione del volume “Gutta cavat lapidem” (la goccia scava la pietra) di Caterina Silipo, Falzea Editore. L’incontro è stato promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Sono intervenuti: Filippo Quartuccio, delegato alla Cultura della Città Metropolitana; Fortunata Cristiano, presidente Lions Host di Reggio Calabria; Giuseppe Bova, presidente del Rhegium Julii; Francesco De Biase, segretario regionale UILP; Santo Biondo, segretario regionale UIL; Paolo Falzea, editore. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del sodalizio che ha organizzato l’evento. Paola Radici Colace ha sottolineato come attraverso una serie di meccanismi metatestuali e paratestuali, Caterina Silipo ci introduce nel significato della sua poesia. Già il titolo Gutta cavat lapidem (la goccia perfora la pietra), nella sua formulazione latina dovuta al poeta Ovidio, è gravido per un classicista di una serie di risonanze che si materiano all’interno del pensiero aristotelico, riportando al concetto filosofico-fisico di endelécheia (‘persistenza’), come ad una dimensione che può rendere incisiva un’azione per sé debole. La persistenza con cui la goccia, che rischia di evaporare se cade da sola sulla superficie ostile e refrattaria della pietra, penetra dentro la roccia è qui rappresentazione e metafora della parola poetica, anch’essa una piccola goccia, una flebile voce nel marasma del ‘rumore’, ma che non per questo smette di farsi sentire, scoraggiata dalla sua debolezza rispetto ai vocianti mezzi di comunicazione di massa dei tempi moderni. Il secondo segnale dell’orizzonte nel quale Caterina Silipo vuole collocare la sua attività è una poesia di Alda Merini, I poeti lavorano di notte, collocata come epigrafe a p. 21, prima che il suo canto cominci. Anche le parole di questa poesia rimandano ad un fare poetico notturno, nascosto, e descrive il poeta come una persona altra, che inverte i ritmi della mondanità per cogliere nel silenzio della notte gli echi soffocati dell’umanità dolente: un barbone, un emigrante, Cristo morto e crocefisso nell’indifferenza del nulla, una terra sospesa, una pietra di scarto. La poetessa attraversa questi temi, che hanno l’apparenza di appartenere alla cronaca più distratta, con la spada tagliente di una lingua che si fa, attraverso parole che diventano immagini e metafore, strumento di penetrazione nell’apparente indifferenza della realtà, squarciando con la forza del poeta quel velo opaco che si stende sulle cose e sulle persone soffocandone il grido di aiuto. Mimmo Nunnari, giornalista, scrittore ha evidenziato come la poetessa Caterina Silipo dedica alla natura e all’umanità versi appassionati, parole che scavano nella coscienza più profonda. Negli spazi desolati, di una contemporaneità spoglia, il rifugio e la speranza la poetessa le cerca nella fede. C’è dolcezza nelle parole della Silipo, ma anche una severità non nascosta nel tentativo di interpretare lo sguardo avverso sul prossimo, dell’umanità contemporanea. Lo sguardo ostile su mondi emarginati, sulla comunità degli esclusi, sulle popolazioni trascurate. Ha concluso l’incontro l’autrice Caterina Silipo, ringraziando i partecipanti e il numeroso pubblico presente, ricordando che le poesie contenute nel volume “Gutta cavat lapidem”, (la goccia perfora la pietra) scavano nel profondo della vita in cerca di giustizia, pace e amore universale.

 

 

 

 

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Stefano Fava

Omaggio all'intellettuale Antonio Piromalli nel ventennale della scomparsa

Nel ventennale della scomparsa di Antonio Piromalli (2003 – 2023), giovedì 8 giugno 2023, nella Sala dei Lampadari “Italo Falcomatà” del Palazzo San Giorgio del Comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e il “Comitato Scientifico per lo studio della vita e delle opere di Antonio Piromalli - CIS”, in collaborazione con la Fondazione “Italo Falcomatà” e il “Fondo Antonio Piromalli” e con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, del Comune di Reggio Calabria e della Fondazione “Fortunato Seminara” hanno reso omaggio al grande intellettuale, docente di Letteratura Italiana nelle Università di Urbino, Bologna, Salerno, Cassino. Antonio Piromalli è stato una guida e un maestro, sempre disponibile e generoso nell’affiancare quanti dimostrassero interesse per la cultura. Sono intervenuti al grande evento Irene Calabrò, assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria e Filippo Quartuccio, delegato alla Cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Ha introdotto i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria e ha moderato l’evento Paola Radici Colace, presidente del Comitato Scientifico della vita e delle opere di Antonio Piromalli. Un video ricordo prodotto dal Cis della Calabria e curato da Stefano Fava, ha illustrato attraverso video, foto, grafica e musica i numerosi convegni che Antonio Piromalli ha tenuto nel reggino. Rosetta Neto Falcomatà, presidente della Fondazione “Italo Falcomatà”, assente al convegno per motivi di salute, in un suo ricordo, letto da Irene Calabrò, ha evidenziato l’intenso rapporto culturale e di amicizia che legava Antonio Piromalli e Italo Falcomatà. Nella missiva inviata da Francesco D’Episcopo e letta da Paola Radici Colace si sottolinea il piacere e il privilegio di aver incontrato Antonio Piromalli nell’ultimo decennio della sua esistenza in Calabria, in particolare a Reggio, dove più volte hanno parlato di cultura meridionale, tema che li univa intensamente. Antonino Zumbo nel suo denso, appassionato ed articolato intervento, ha ricordato Antonio Piromalli e il felice rapporto culturale che lo legava a Galvano Della Volpe. Maria Florinda Minniti ha trattato la novità e l’ideologia nei “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni, attraverso una lettura critica di Antonio Piromalli. Santo Gioffré ha ricordato il rapporto culturale e di amicizia che lo legava a Piromalli. Infine Franco Mileto, presidente della “Fondazione Seminara” di Maropati ha sottolineato la forte amicizia e il legame di parentela che legava Fortunato Seminara e Antonio Piromalli. Prima delle conclusioni del convegno, Mattia Milea, traduttrice del poema “Mottetti per Maria” – “Et Maria in Arcadia” ha letto alcuni brani nella traduzione in lingua inglese. Ha concluso la serie degli interventi Lanfranco Piromalli, presidente della “Fondazione Piromalli” di Roma, che ha ringraziato gli organizzatori e tutti i partecipanti al grande evento.

 

 

 

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IL Mito di Atlantide: civiltà perduta da Platone al fantasy contemporaneo

Paola Radici Colace, prof. ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis, presso la Sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabra, ha relazionato sul “Mito di Atlantide: civiltà perduta da Platone al fantasy contemporaneo”. La conferenza è stata organizzata dal Museo e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Nei dialoghi “Timeo e “Crizia” Platone descrive una leggendaria isola, favolosamente ricca posta oltre le “Colonne d’Ercole”, il suo nome è Atlantide e deriva da Atlante, figlio di Poseidone, primo re dell’isola e leggendario governatore dell'oceano Atlantico, sarebbe stata una potenza navale situata oltre le Colonne d'Ercole, che avrebbe conquistato molte parti dell'Europa occidentale e dell'Africa prima di giungere allo scontro con Atene: “Sono passati 9000 anni” – ricorda Crizia nell’omonimo dialogo di Platone– “da quando scoppiò la guerra tra i popoli che abitavano le due parti delle Colonne d'Ercole, sotto la guida delle città di Atene e Atlantide”, entrambe sorte all'epoca in cui gli dèi si spartirono la terra. Atlantide politicamente controllava l'Africa fino all'Egitto e l'Europa fino all'Italia. Ma caduti preda della bramosia e della cupidigia, i suoi abitanti si guadagnarono l'ira di Zeus. Dopo avere fallito l'invasione di Atene, Atlantide sprofondò "in un singolo giorno e notte di disgrazia" per opera di Poseidone. La relatrice prof. Paola Radici Colace ha sottolineato come dal racconto di Platone, nel IV a.C. lo storico Teopompo di Chio narrò in maniera parodica di una terra in mezzo all'oceano conosciuta come Meropide; nel III a.C. il filosofo neoplatonico Zotico scrisse un poema epico basato sul racconto di Platone, nel I a.C. Diodoro Siculo collocava la capitale di Atlantide a Kerne, avamposto cartaginese sulla costa atlantica dell'Africa fondato da Annone il Navigatore; nel IV d.C. lo storico romano Ammiano Marcellino scriveva che i Druidi della Gallia riferivano che parte degli abitanti di quella terra erano migrati lì da isole lontane (sopravvissuti di Atlantide giunti via mare nell'Europa occidentale?). La storia di Atlantide ha ispirato le opere di numerosi scrittori dal Rinascimento in poi. In generale, con la scoperta dell'America il mito platonico venne utilizzato, con indirizzi diversi, per rispondere alla questione della legittimità dei possedimenti coloniali, nonché al problema dell'inquadramento storico delle popolazioni native. la studiosa di Platone Julia Annas ha definito questi tentativi come «la continua industria della scoperta di Atlantide»: un mito nato dalla riflessione del filosofo sulle forme di governo e sul potere ha superato il significato del contesto del dialogo che lo conteneva, diventando simbolo di utopie filosofiche e di interessi di bandiera.

 

 

 

 

 

 

Nell’ambito dell’Earth Day 2023conversazione del Cis su “Biodiversità e cambiamento climatico”

In occasione dell'Earth Day 2023, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa di San Giorgio al Corso, chiesa degli artisti di Reggio Calabria, hanno promosso la conferenza “Biodiversità e cambiamento climatico”. La manifestazione si è tenuta nella sala conferenze della stessa chiesa. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria e ha dialogato con il numeroso pubblico sul tema della salvaguardia del Pianeta il dott. Rosario Previtera, Agronomo e Manager della Transizione ecologica. Da molto tempo la comunità scientifica, avvalendosi di modelli matematici sempre più innovativi, ha evidenziato come il clima del Pianeta stia cambiando in modo preoccupante e che la responsabilità sia da attribuire alle attività umane e allo sproporzionato uso di combustibili fossili. Il riscaldamento globale ha toccato quota di +1°C. Gli effetti dei cambiamenti climatici incidono sulle popolazioni più vulnerabili; provocano la riduzione della barriera corallina, perdita dei ghiacciai, perdita di biodiversità, ondate di calore e precipitazioni estreme. Per biodiversità s’intende la varietà dei geni, organismi viventi ed ecosistemi minacciati da inquinamento e dalla riduzione degli habitat. Il relatore, Rosario Previtera, ha sottolineato che bisogna promuovere azioni per combattere il cambiamento climatico. Le funzioni del bosco e degli ecosistemi naturali sono essenziali per la vita e il benessere della comunità stessa. Sono utili, inoltre, per la capacità di regolare il microorganismo locale, regimare flussi e deflussi idrici, purificare acqua e aria, habitat per flora e fauna. Più un ecosistema è ricco in biodiversità, maggiore sarà la quantità e varietà di servizi ecosistemici che esso produce nello spazio e nel tempo. La biodiversità è la risorsa più importante dei sistemi naturali del nostro pianeta. L’Italia è tra i paesi europei con maggiore ricchezza floristica e faunistica, purtroppo oltre 240 specie sono a rischio elevato di scomparire per sempre. Da calcoli elaborati dal biologo Wilson si suppone che la terra possa ospitare circa 10 milioni di specie viventi, ma, la biodiversità, a causa dei fenomeni sempre più estremi e frequenti, dannosi alla salute del pianeta e alla sopravvivenza di molte specie, rischia di spezzare il ciclo della vita.

 

 

 

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Dall’uovo cosmico all’uovo di pasqua: simbologia e tradizioni

Il Centro Internazionale Scrittori e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 22 marzo, hanno promosso la conferenza “Dall’uovo cosmico all’uovo di pasqua: simbologia e tradizioni. La lavorazione e impiego del guscio dell’uovo di struzzo”. Sono intervenuti: Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, Antonio Pugliese, già ordinario di Clinica Medica dell’Università di Messina. Attraverso il contributo di slides ha relazionato Lucietta Di Paola, prof. di Storia Romana del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, componente del Comitato Scientifico del Cis. Nella lunga e articolata relazione la relatrice ha sottolineato come il simbolismo dell’uovo è collegato alla sua funzione principale, che è quella di conservare e assicurare la permanenza della vita. Non a caso, la sua forma richiama alla nostra mente la conformazione della pancia della gestante, quindi della vita che nel grembo materno vive, cresce e si sviluppa, per poi venire al mondo. Gli antichi gli attribuivano anche poteri apotropaici, pare che sotterrassero delle uova sotto gli edifici per tenere lontano il male. Nel mondo pagano faceva parte del corredo funerario, per i Romani evocava la primavera e quindi la rigenerazione della natura. In ambito cristiano fu collegato alla Vergine, alla Resurrezione di Cristo, alla Pasqua e alla salvezza dell’uomo. L’uovo infatti è uno e trino: uno nella forma, tre nella sostanza materiale (guscio, tuorlo e albume) ed essenza sacra (nascita, morte e resurrezione). Rappresenta la vita come mistero e sottende la nascita e la rinascita dopo la morte. La forma dell’uovo così perfetta, senza principio né fine, ne ha fatto l’elemento della creazione cosmica. L’uovo cosmico, infatti, rappresentava la realtà primordiale, identificata con il Caos, la totalità perfetta, indivisa, che precedeva la divisione degli elementi e la nascita dell’universo e degli esseri viventi. Negli antichi Egizi viene ricordata la Fenice che depone l’uovo, dal quale rinascerà, ciclicamente. In prossimità della propria morte essa costruiva un nido a forma di uovo e lì bruciava completamente, da questa combustione si generava un uovo, che rappresentava la ripetizione della nascita del Cosmo. Nel concludere la conferenza la prof. Lucietta Di Paola ha ricordato come in epoca preistorica nella cultura capsiana (Maghreb) da Capsia, la lavorazione e l’impiego del guscio d’uovo di struzzo serviva a ricavare oggetti sotto forma di bottiglie, coppe decorate con elementi geometrici o zoomorfi, oppure ricoperte di ocra rossa. Gli Egizi utilizzarono le uova di struzzo come contenitori di profumi e coppe per bere. L’uovo di struzzo come pure il suo guscio erano ritenuti beni di lusso e alimentavano un vivace commercio prima in Oriente tra la Siria e i paesi vicini. In seguito a partire dal VII secolo la sede di smistamento di uova e gusci si spostò in Occidente. Testimonianze di gusci di uova di struzzo lavorati provengono dalle necropoli puniche della Sardegna a Tarros, della Spagna a Villaricos, dalla Sicilia a Mozia e a Palermo, qui nelle tombe sono state trovate delle maschere ricavate appunto dai gusci, che riprendevano una figura femminile, forse una divinità.

 

 

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La donna nell'antichità classica

In occasione della giornata internazionale della donna, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, mercoledì 8 marzo 2023, presso la Sala conferenze del MArRC hanno promosso la conferenza “La donna nell’antichità classica”. Sono intervenuti Carmelo Malacrino, Direttore del MArRC e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Il direttore Malacrino ha sottolineato come il Museo di Reggio Calabria, in questa giornata così importante, consolida la sua identità di luogo di cultura per tutta la comunità del territorio. Ed è proprio attraverso la cultura, nel senso più ampio del termine, che si vincono pregiudizi e stereotipi e si prende coscienza del valore delle persone, indipendentemente dal genere. Hanno relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina e Rosy Santoro, prof. aggregato di Letteratura Latina del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, Università di Messina. Con il supporto di slides, le relatrici hanno illustrato la condizione e status sociale della donna a partire dall’epos omerico fino alla tarda età romana, nelle evidenze archeologiche, storiche e letterarie. Nell’antica Grecia le donne erano relegate al ruolo domestico che prevedeva la totale ubbidienza al padre e poi al marito. Le opere scritte, che raccontano la vita quotidiana, le fonti iconografiche (come le pitture vascolari) e i tanti ritrovamenti (come specchi, cesti e numerosi altri oggetti), hanno permesso agli archeologi di ricostruire un quadro chiaro del ruolo femminile. Eterna minorenne (minus habens), priva di diritti sociali e politici, costretta per tutta la vita a rimanere sotto l’autorità di un tutore (padre, marito, figlio maggiorenne, parente prossimo), impedita a condurre procedimenti giudiziari, limitata anche nel diritto di proprietà e in quello di cittadino a pieno titolo, il ruolo della donna nella società greca e romana è stato definito da sistemi politici esplicitamente maschilisti e fondamentalmente misogini. Nonostante i radicali mutamenti oggi intervenuti, con la conquista della parità formale, rivisitare il retaggio di una plurimillenaria ideologia discriminatoria consente di individuare nelle organizzazioni sociali dell’antichità il momento nel quale la divisione dei ruoli venne teorizzata e praticata non solo come fatto culturale, ma anche come conseguenza di una differenza biologica, tradotta in una inferiorità di genere codificata dalle leggi. È nell’antichità greca e romana che vanno ricercate le radici di certi stereotipi ancora oggi responsabili di pregiudizi nei confronti delle donne: è bene ricordare che solo sessanta anni fa, il 9 febbraio del 1963, cadeva con l’approvazione della legge n. 66 il divieto alle donne di adire alla magistratura: “La donna non è indicata per la difficile arte del giudicare. Questa richiede grande equilibrio e alle volte l’equilibrio difetta per ragioni anche fisiologiche”.

 

 

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Corrado Calabrò: Il mare, la natura, l’amore e l’illimite

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Città Metropolitana di Reggio Calabria, nell’ambito della convenzione con la Metro City per ricordare gli scrittori calabresi, hanno promosso, nella Sala “Trisolini” del Palazzo Alvaro, l’incontro con la poesia di Corrado Calabrò dal titolo: “Il mare, la natura, l’amore e l’illimite”. Sono intervenuti Filippo Quartuccio, delegato alla Cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha relazionato Giuseppe Rando, prof. ordinario di Letteratura Italiana dell’Università di Messina, responsabile di italianistica e componente del comitato scientifico del Cis. Il relatore ha non solo sostenuto, ma anche dimostrato, con ampi riferimenti al contesto e con dettagliate citazioni dei testi poetici, che Corrado Calabrò è uno dei più grandi poeti contemporanei, giacché mostra la più ampia e aggiornata «visione del mondo», fondata sulle più recenti acquisizioni scientifiche (la meccanica quantistica e alla relatività di Albert Einstein, di Max E. L. Planck e di Stephen Hawking, a lui cari), e illuminata dalle tesi di Nietzsche e di Heidegger sulla poesia come luogo in cui si ricompone la frattura iniziale («brisure») tra l’uomo e la realtà e in cui si riesce, quindi, a cogliere, per vie intuitive, irrazionali, miracolosamente, l’essere nella sua interezza. Per questi motivi, il prof. Rando ha dichiarato opportunamente che al poeta Corrado Calabrò manca solo il Nobel, per vedere riconosciuta in all over the world la sua arte, dacché la sua vasta, originalissima produzione poetica è stata ampiamente vagliata e giudicata più che positivamente da critici accreditati in Italia e all’estero e le sue poesie sono tradotte, conosciute e apprezzate in venti Paesi del mondo. Citando, per esempio, Il vento di Myconos («A Praia mi veniva incontro il mare / e io gli entravo in grembo a perdifiato / spogliandomi in corsa sulla spiaggia. / Poi riprendevo la costiera calabra / per ritornare dalla mamma a Reggio»), l’illustre professore ha sottolineato come il poeta Reggino, da uomo cresciuto nel mare, presso il mare, trasmetta, per via diretta, senza remora alcuna, l’avvolgente sensazione di piacere quasi erotico, sessuale che il mare sa dare. Lo stesso percorso ha seguito il professore Rando per presentare al numeroso, competente pubblico le poesie di Calabrò in cui domina il tema dell’amore (con tutta la sua carnalità), e quelle nelle quali si realizza il passaggio dalla realtà all’«illimite» della Quinta Dimensione.

 

 

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Le arti interpretano i grandi temi: la Natività

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, giovedì 15 dicembre 2022, presso la Sala conferenze del MArRC, nel segno del cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi di Riace, hanno organizzato la conferenza “Le arti interpretano i grandi temi: la Natività”. Hanno introdotto la manifestazione gli interventi del Direttore del MArRC, Carmelo Malacrino, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Ha introdotto l’incontro Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis e ha relazionato Francesca Paolino, già prof. associato di Storia dell’Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del comitato scientifico del Cis. La rappresentazione della Natività di Cristo ha origini antiche, il momento della nascita del Messia è uno degli episodi più importanti delle Sacre Scritture. Molti artisti, nel corso dei secoli, attraverso le raffigurazioni artistiche hanno rappresentato l’avvenimento in modi sempre diversi e originali. La relatrice Francesca Paolino, con il supporto di slides, ha illustrato le numerose opere di artisti famosi che hanno raffigurato la nascita di Gesù. Ha ricordato come a partire dalla prima, lontanissima raffigurazione della Natività ritrovata nelle catacombe di Priscilla (III secolo) a Roma e poi nel corso dei secoli con numerosissime interpretazioni: le più note sono forse quelle di Giotto (Assisi e Padova). La Paolino, nella sua lunga e articolata relazione, ha, inoltre, illustrato la straordinaria formella della Porta del Battistero di Firenze (Lorenzo Ghiberti-1403-1424), la magnifica Natività scolpita da Antonio Rossellino nella Cappella Piccolomini della chiesa di Monteoliveto a Napoli (1475-1490) e la stupenda Natività di Caravaggio (1609), rubata dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo ed oggi sostituita da una copia. Francesca Paolino ha concluso la conferenza ricordando le numerose Natività presenti in opere d’arte facenti parte del patrimonio storico-artistico calabrese.

 

 

 

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Presentazione volume "Kalabria 2121" di Giorgio Gatto Costantino

Nei locali della Biblioteca Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Biblioteca hanno presentato il volume “Kalabria 2121, le elezioni sono sempre alle porte” romanzo distopico di Giorgio Gatto Costantino. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Daniela Neri, direttore della Biblioteca “De Nava” di Reggio Calabria, relatrice dell’incontro, ha sottolineato come l’autore del romanzo amalgama realtà e fantasia, le fa incedere insieme, fa in modo che ci sia un legame tra di loro e ne elabora un racconto personale che ci presenta con questo romanzo Fantasy. Giorgio, profondo conoscitore del nostro territorio, si domanda in questo libro come sarà la Calabria del futuro e, come se possedesse una sfera di cristallo che legge il futuro, ci proietta nel 2121, immaginando di conoscere gli avvenimenti che accadranno, ne vuole fare un bagaglio, e come un “ritorno dal futuro”, spera che questo possa, oggi, influenzare le scelte di quei politici chiamati a prendere delle decisioni che avranno ricadute sulle prossime generazioni. Le storie si intrecciano, attorno alla campagna elettorale per la scelta del governatore della Calabria “la terra dei diavoli e dei resistenti”, che vede in competizione due uomini che lottano per il potere, una lotta che ci riporta a quella atavica tra il bene e il male, “sullo sfondo la nostra meravigliosa Calabria devastata da frane, alluvioni, desertificazione reduce da un forte terremoto “Il grande flagello”. Il senso di appartenenza al nostro territorio e le radici identitarie di Giorgio vengono fuori nel momento in cui non riesce a fare a meno di raccontare del 150esimo anniversario dei Bronzi, dei nostri beni culturali, in particolare della rete dei forti di fine 800, dei nostri prodotti peculiari come il Bergamotto. Ma allo stesso modo e in maniera obiettiva, attraverso un’attenta disamina, evidenzia come la causa principale del nostro male siamo solo noi… i calabresi “hanno segato il ramo su cui stavano seduti solo per fare un dispetto a chi stava accanto a loro”, sempre però con un filo di speranza e senza mai tralasciare di delineare in maniera chiara il concetto di “restanza” e “ripartenza”. Conclude la relatrice Daniela Neri, il Fantasy si tinge di giallo perché un mistero è nascosto dietro la campagna elettorale, un disegno diabolico che il lettore scoprirà attraverso la lettura del romanzo. Ha concluso l’incontro l’intervento di Giorgio Gatto Costantino che ha ricordato al numeroso pubblico presente come il romanzo ha preso forma ispirandosi alla campagna elettorale dell’autunno 2021 quando i cittadini dell'estremo meridione d'Italia sono stati chiamati ad eleggere i loro rappresentanti in una tornata elettorale segnata dai problemi della sanità, della 'ndrangheta e della devastazione del territorio. Proprio questi mali atavici ed endemici ai quali si è aggiunto il peso soffocante della pandemia hanno portato l'autore ad immaginarsi come sarà la Calabria del 2121.

 

 

 

 

 

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"Io a scuola no ci sono potuto andare" di Caterina Praticò

“Io a scuola non ci sono potuto andare” è il titolo del romanzo di Caterina Praticò, Europa Edizioni, presentato a cura del comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Biblioteca “De Nava”, lunedì 21 novembre, nei locali della stessa Biblioteca. Ha illustrato il romanzo Paola Radici Colace, prof. ordinario di Filologia classica presso l’Università di Messina nonché presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Ha letto brani scelti Pasquale (Pax) Curatola e ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Ha concluso la manifestazione l’intervento di Caterina Praticò, autrice del romanzo. Dagli interventi è emerso che per Nato protagonista del romanzo, è arrivato il tempo di andare a scuola, dove ha scoperto il piacere di sfogliare i primi libri, di ascoltare il maestro, di giocare con gli altri bambini. Quando nel 1940 scoppia la guerra, la scuola diventa anche un rifugio, ma ben presto quel conflitto fa conoscere il suo lato peggiore fatto di miseria e paura e anche la famiglia di Nato, come tante altre, decide di emigrare nel Nord d’Italia. Da quel momento per il bambino inizia una nuova vita. Il romanzo “Io a scuola non ci sono potuto andare” racconta la vita di un uomo che è passato dalle privazioni dell'infanzia e dell'adolescenza alle conquiste dell'età matura. Durante l’incontro, la relatrice Paola Radici Colace ha chiesto all'autrice se la sua necessità di scrivere questo romanzo abbia per Lei significato il rifugio nella scrittura per risolvere lo stato di malessere, che si andava manifestando anche con disagi oggettivi (insonnia, perdita di interesse per il mondo circostante, senso di smarrimento) a seguito della morte e del lutto. L' autrice riconosce che questa diagnosi corrisponde allo status da Lei vissuto a seguito della morte del padre. Nel concludere l’interessante ed articolato commento, la relatrice ha definito quello della Praticò da una parte un romanzo di formazione in quanto narra la storia del protagonista dalla prima età fino alla sua morte, dall'altra, nelle quattro sezioni che intramezzano la narrazione con la grafia in corsivo un esempio, senza che la scrittrice ne abbia coscienza, di scrittura terapeutica, che ha di recente acquistato un suo ruolo medicale nell'ambito della Medicina narrativa.

 

 

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Prometeo incatenato di Eschilo

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, giovedì 17 novembre, presso la Sala conferenze del MArRC, nel segno del cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi di Riace, hanno organizzato la conferenza “Prometeo incatenato di Eschilo. Il Titano punito per il dono all’uomo della speranza e del futuro”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Attraverso il contributo di numerose slides ha relazionato Paola Radici Colace, Prof. ordinario di Filologia classica dell’università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Quello di Prometeo è il mito più emblematico e rappresentativo della cultura occidentale. Nella tragedia di Eschilo “Prometeo incatenato” per avere rubato agli dei il fuoco e l’arte e la scienza per gli uomini, fu condannato all’eterno supplizio, incatenato tra le rocce del Caucaso, orribilmente torturato e sfigurato dall’aquila di Zeus. La relatrice, Paola Radici Colace, nella sua lunga e articolata relazione ha evidenziato come ragione, sentimento, ingenuità, e preveggenza sono impersonate nella tragedia di Eschilo. Prometeo incarna l’ottimismo dell’homo faber che, investito dalla straordinaria potenza delle sue creazioni, dimentica i limiti che l’essere umano deve avere e oltre i quali non è bene che si arrischi ad andare perché non è in grado di gestire le conseguenze della sua pericolosità di essere ingegnoso ma al contempo irresponsabile, superbo e sciocco. Simbolo di ribellione e di sfida alle autorità o alle imposizioni, Prometeo rappresenta la caratteristica fondamentale dell’uomo di proiettarsi in avanti e indagare il futuro. Il mito di Prometeo si intreccia nell’epoca moderna con i pericoli della rivoluzione tecnologica e delle scoperte scientifiche che ci fanno domandare se non sia il caso di porre uno stop e fermarsi prima che sia troppo tardi. Umberto Galimberti scrive: «I greci, che avevano il senso del limite, avevano incatenato Prometeo, noi lo abbiamo scatenato». La tecnica si è oggi proiettata al di là di ogni misura, assoggettare la forza creatrice della tecnologia e decidere se incatenare di nuovo Prometeo sulla pietra della montagna, che, indifferente, non si stancherà mai di sostenerlo.

 

 

 

 

 

 

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Letteratura dello Stretto (Scilla e Cariddi)

Lunedì 7 novembre 2022, presso la Biblioteca comunale Villetta “P. De Nava” di Reggio Calabria, il Comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la Biblioteca “De Nava” nell’ambito del ciclo “Miti e suggestioni nelle voci del Sud” hanno promosso la conferenza “La Letteratura dello Stretto: Giuseppe Occhiato – Stefano D’Arrigo”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha relazionato Giuseppe Rando, prof. ordinario di Lingua e Letteratura Italiana all’Università di Messina, responsabile di italianistica e componente del comitato scientifico del Cis. Nel suo lungo ed articolato racconto, il prof. Giuseppe Rando ha sottolineato che ci sono luoghi come lo Stretto di Scilla e Cariddi in cui lo scorrere dei secoli e dei millenni, il succedersi delle civiltà, gli sconvolgimenti delle guerre, delle pestilenze, della fame, delle carestie, lo scatenarsi dei cataclismi, lo scontro rovinoso delle faglie, non hanno modificato più di tanto la morfologia primigenia dei luoghi, né svuotato di senso i miti primordiali, né ridotto l’incanto delle più arcane risonanze fantastiche. L’immaginario fiorito attorno allo Stretto e riversato nei testi letterari promana soprattutto dal mito universale del mare come topos emblematico della «lotta per la vita» e dalla concezione dell’esistenza umana come viaggio, transito impervio alla ricerca di un altrove. Lo Stretto presidiato dai mostri Scilla e Cariddi appare, per la prima volta, nell’Odissea di Omero. Quel mito universale non poteva sfuggire, ovviamente, a Dante che, nel Canto VII dell’inferno, lo utilizza per rappresentare lo scontro di avari e prodighi: «Come fa l'onda là sovra Cariddi, / che si frange con quella in cui s'intoppa, così convien che qui la gente riddi». I romanzi di Giuseppe Occhiato (Carasace-Lo sdiregno, Oga Magoga, L’ultima erranza) e quello di Stefano D’Arrigo (Horcynus Orca) hanno in comune un primo dato incontrovertibile, cioè il cosiddetto cronotopo: sono infatti ambientati, per buona parte, nello Stretto di Messina e comunque nei luoghi ad esso limitrofi.

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Prof. Giuseppe Rando

Prof. Giuseppe Rando

Temi mitologici dai testi classici alla pittura del Rinascimento

Nel segno del cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi di Riace, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, giovedì 3 novembre 2022, presso la Sala conferenze del MArRC, hanno promosso la conferenza “Temi mitologici dai testi classici alla pittura del Rinascimento: dimensione iconografica delle Metamorfosi di Ovideo nei codici medievali”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria ed ha relazionato Paola Radici Colace, prof. ordinario di Filologia classica all’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis, che ha illustrato attraverso il contributo di un PowerPoint come Ovidio fu autore di numerose opere che nel Medioevo vantarono una nutrita tradizione manoscritta, dei quasi quattrocento manoscritti in latino delle Metamorfosi oggi conosciuti, molti vennero illustrati. Una tradizione iconografica di Ovidio nacque in Francia, impregnata dallo spirito gotico e cortese e concentrata sulle Metamorfosi, essa è attestata da quattordici manoscritti, riccamente illustrati che costituì un'importante fonte di ispirazione per gli artisti del Rinascimento. In un manoscritto prodotto a Roma o a Napoli intorno al 1480 e conservato a Parigi presso la Bibliotheque Nationale, l'iconografia, che riprende forme e motivi dell'arte greco-romana, evoca lo spirito dell'Antichità piuttosto che illustrare puntualmente il testo ovidiano. Della traduzione delle Metamorfosi di Arrigo Simintendi, eseguita intorno al 1333-1334, esiste una sola copia, prodotta a Firenze negli anni 1370-1380, illustrata con circa settanta disegni acquarellati (Firenze, Biblioteca Nazionale). Numerosi manoscritti delle Metamorfosi si aprono con un ritratto di Ovideo, raffigurato come un sapiente che tiene tra le mani un libro. Molti dei soggetti mitologici delle Metamorfosi appaiono su opere scultoree, su coppe di bronzo istoriate, su arazzi e in altri manufatti che confermano la presenza di Ovidio nell’immaginario dell’antichità medievale.

 

 

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Loreley Rosita Borruto - Paola Radici Colace

Loreley Rosita Borruto - Paola Radici Colace

Tavola rotonda di medicina

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 26 ottobre 2022, nella Sala San Giorgio della stessa chiesa hanno organizzato la tavola rotonda di medicina “Le incertezze della scienza medica, le problematiche climatiche, immunologiche e socio – sanitarie emerse nella pandemia del Covid 19 daranno forte spinta e faranno partire la medicina del futuro”. Dopo gli interventi di don Nuccio Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha coordinato e presieduto la tavola rotonda il dott. Gesualdo Agati, già primario dell’Unità Operativa di Broncopneumologia, Azienda Ospedaliera Bianchi - Melacrino Morelli di Reggio Calabria. Hanno partecipato al dibattito il dott. Alfredo Iatì, già specialista di Broncopneumologia, presso l’Azienda Ospedaliera Bianchi – Melacrino - Morelli Reggio Calabria e la dott.ssa Stefania Isola, specialista in Allergologia e Immunologia del Policlinico Universitario “G. Martino” di Messina. Il dott. Agati nella sua lunga e introduttiva relazione si è soffermato sulle diverse problematiche sanitarie in rapporto con i cambiamenti climatici, ed ha evidenziato due diversi mondi viventi: il mondo umano e il mondo microbico che sono tra loro strettamente correlati in un equilibrio variabile con il nostro sistema immunitario. Il dott. Iatì ha parlato della correlazione che intercorre tra ecologia e pandemia, ha inoltre ricordato che l’uomo da quando ha iniziato ad organizzarsi in società, molte di queste patologie contagiose sono diventate gravi minacce per la popolazione. La dott.ssa Isola, allergologa e immunologa ha illustrato la corrispondenza tra i cambiamenti climatici e l’aumento delle patologie, sottolineando la sua esperienza di medico volontario nelle corsie degli ammalati di Covid.

 

 

 

 

 

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S. Francesco di Paola e Gesù. A scuola della “Caritas Sacrificalis” di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini

Nella splendida cornice del Salone dei Lampadari “Italo Falcomatà” del Palazzo del comune di Reggio Calabria, si è svolto l’incontro\dibattito, organizzato dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria - CIS su, S. Francesco di Paola e Gesù. A scuola della “Caritas Sacrificalis”, ultima fatica di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini O.M. Dopo i saluti iniziali del Sindaco facente funzioni Carmelo Versace, dell’Assessore alla cultura Irene Calabrò, l’incontro, coordinato da Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha preso avvio alla presenza di don Tonino Sgrò, Direttore dell’Istituto Teologico Pio XI e docente di Sacra Scrittura, p. Antonio Carfì, docente di mariologia ed escatologia presso gli Istituti Teologico e Scienze religiose, il prof. Giuseppe Caridi, Presidente della Deputazione di Storia Patria della Calabria. Tutti i loro interventi hanno impreziosito il dibattito, rendendolo interessante anche a coloro che tra i partecipanti potevano approcciarsi in modo nuovo al Paolano. Dall’intervento di Padre Pasquale Triulcio (PfI), è emerso come, grazie al libro di mons. Morosini, molteplici piste si stagliano dinnanzi allo storico (e non solo) e sembrano invitarlo ad essere percorse, oltre all’approfondimento della straordinaria e attuale spiritualità del Paolano. Ci limitiamo qui a indicarne alcune, traendo spunto dagli argomenti descritti dall’autore: l’attenzione all’umanità di Cristo nella spiritualità cristiana e nella letteratura dell’Ordine dei Minimi alla luce di Filippesi 2, 6-11, il nome di Gesù nella spiritualità cristiana ed in san Francesco di Paola, San Francesco e l’Eucarestia: la pietà eucaristica del Paolano, la sua ultima Messa e la morte, la professione religiosa come un secondo battesimo alla luce del Cerimoniale dell’Ordine dei Minimi. Pur ravvisando il risveglio di un interesse scientifico, Mons. Morosini ha sottolineato la necessità di approfondire ancora gli studi su San Francesco, viste le numerose fonti ancora inesplorate, alla luce dei molteplici contatti avuti dal Paolano con pontefici, sovrani e viceré, delle tematiche – ancora attuali – da lui affrontate come l’ecologia ed il rapporto con l’islam. Un santo poliedrico, che amava la vita eremitica con uno sguardo attento alle relazioni. Una spiritualità da riproporre in modo rinnovato – pur nel rispetto della pietà popolare – “purificandola” da tutti quegli elementi che potrebbero fuorviare da una corretta interpretazione. Per utilizzare un’immagine cara a san Francesco ed a p. Giuseppe tanto da recepirla nell’araldica del suo stemma episcopale – si è acceso un fuoco, lo stesso che all’interno del libro è citato prendendo spunto da un’intervista rilasciata dal card. Ratzinger a Peter Seewald nel corso della quale egli – tra l’altro – disse: «Il cristianesimo è tanto grande quanto l’amore che lo anima. Arde, ma non è un fuoco che distrugge, è un fuoco che purifica, che rende grandi e liberi. Essere cristiani significa perciò osare consegnarsi a questo fuoco ardente». E l’autore nel suo volume aggiunge «il fuoco che S. Francesco prende tra le mani è il segno, secondo le parole di Gesù, della purezza dell’amore, che passa anche attraverso la croce della verità e la testimonianza della vita». Questo “fuoco” è stato consegnato, come fiaccola, anche attraverso un libro, che potrebbe far ancor più luce sul cammino di quanti desiderano conoscere il Santo Paolano e magari seguirne le orme.

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Loreley Rosita Borruto - Padre Pasquale Triulcio - S.E.R. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini

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Le donne filosofe nella Scuola di Pitagora a Crotone

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, la Deputazione di Storia Patria per la Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 21 settembre 2022, nel Chiostro della stessa chiesa hanno presentato il volume “Le donne filosofe nella scuola di Pitagora a Crotone” di Alfredo Focà, Laruffa Editore. Dopo i saluti di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, ha introdotto l’incontro Giuseppe Caridi, già prof. ordinario di Storia moderna dell’Università di Messina, presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. Hanno relazionato sul libro Anna Romeo, prof. ordinario di Diritto Amministrativo facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina e l’autore Alfredo Focà, prof. ordinario di microbiologia presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Il prof. Focà, cultore di Storia della Medicina Calabrese, ha pubblicato numerosi articoli e saggi ed ha tenuto numerose conferenze su medici e medicina in Calabria. È autore, inoltre, di numerosi libri ed è direttore della collana Brutium et Scientia per l'editore Laruffa di Reggio Calabria. La Scuola pitagorica fondata da Pitagora a Crotone alla fine del VI secolo a. C. ebbe dai tanti primati quella della partecipazione funzionale e paritaria delle donne filosofe, riconoscendo alle donne filosofe il giusto equilibrio dottrinale, il prestigio e l’autorevolezza del ruolo ricoperto. La Scuola pitagorica, unitamente a quella di medicina diede impulso allo sviluppo culturale dell’intero bacino del Mediterraneo. A Crotone, quindi, e nelle colonie della Magna Grecia si verificò una rivoluzione culturale e sociale, infatti, le prime donne filosofe della storia, esercitarono il loro ruolo senza differenza di genere. Gran parte del Pensiero filosofico del maestro Pitagora venne tramandato attraverso gli scritti attribuiti alle donne della Scuola pitagorica. Dopo la morte di Pitagora, la moglie Teano diresse la scuola con l’apporto dei figli Telauge e Mnesarco. In seguito con l’instabilità politica, la frantumazione dei valori della Magna Grecia, la perdita delle conoscenze acquisite, la recrudescenza della malaria endemica, la guerra, gli ultimi appartenenti alla scuola si trasferirono in altre colonie della Magna Grecia, a Rhegium, a Siracusa, e in Grecia partecipando alla scuola platonica e determinando una forte influenza su di essa e su tutte le correnti di pensiero occidentale.

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Che sbaglio la guerra di Troia

Nell’ambito delle "Notti d'Estate" del MArRC per promuovere la cultura nel segno del cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi di Riace, alla Terrazza del MArRC, lo stesso Museo Archeologico Nazionale e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, giovedì 8 settembre hanno organizzato l’incontro “Che sbaglio la guerra di Troia!” Da Euripide a Straus - Hoffmansthal, variante tra mito e tragedia a lieto fine, tra ambiguità, cambi di registro e sottintesi. Dopo i saluti di Carmelo Malacrino, direttore del MArRC e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis, relatrice dell’incontro è stata Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, Presidente Onorario e Direttore Scientifico del Cis.  Nella tragedia “Le Troiane” Euripide rilegge la guerra di Troia dall’ottica dei vinti. Ecuba, Andromaca, Cassandra, Elena sono le quattro donne troiane, fiere e coraggiose che vanno incontro alla loro sorte di condannate ad essere trattate come bottino per i vincitori. Nella stessa tragedia emerge l’antimilitarismo d’Euripide, ancora oggi molto attuale per quello che sta succedendo in Ucraina. Chi ci ha guadagnato, allora, dalla Guerra di Troia? La città fu distrutta, la regina e le principesse furono sottoposte all’asta delle assegnazioni ai vincitori greci; il piccolo Astianatte fu ucciso per sradicare e troncare l’ultima possibilità della stirpe dei re troiani; Ifigenia, immolata per i venti favorevoli alla partenza, ‘salvata’ dalla dea, ricompare come sacerdotessa/prigioniera nel paese dei Tauri; Oreste che ha ucciso la madre, abbandonatasi ad un amore fedifrago durante i dieci anni di guerra, è perseguitato dalle Erinni; Elettra, emarginata dalla reggia di Agamennone e allontanata. fu costretta a sposare un contadino. Il teatro, soprattutto euripideo, snocciola i personaggi ‘sopravvissuti’ alla guerra, raccontando storie di umiliazioni sia greche che troiane, alla seconda generazione. Tranne che in un caso, quello di Elena, causa dello scoppio della guerra. Nell’Elena, Euripide la salva dal fragore della guerra, e lei trascorre in Egitto questo periodo, custodita dal re Proteo. Quindi Elena non ha colpa, con Paride non c’è stata mai, a Troia andò un suo eidolon, e quella che vedevano i vecchi troiani passeggiare sulle porte Scee, abbagliati da una bellezza che faceva loro dire “Ne valeva la pena di fare la guerra di Troia” era solo un fantasma di Elena, il simulacro di un inganno persistente per i dieci anni della Guerra. In Egitto, Menelao riconosce la sua sposa e dopo alcuni chiarimenti la riporta a Sparta, moglie illibata e regina, restituita al marito senza essere stata per nulla sfiorata dalla passione di Paride (che ha amato e rapito un fantasma) e per giunta, come aggiungono Strauss e Hoffmansthal, giovane come prima, in quanto bella addormentata per due lustri senza invecchiare. In un pastiche mitologico di ambientazione esotica che si intreccia al dramma borghese sulla ricomposizione della coppia, Euripide nell’Elena e Strauss e Hoffmansthal nell’Elena egizia rifiniscono il quadro di questa storia escludendo perentoriamente la presenza di Elena a Troia accanto a Paride e cancellando accuratamente le tracce della versione precedente. Da Euripide a Strauss a Hoffmansthal “I miti classici sono contenitori eterni in cui i poeti di ogni epoca riversano un contenuto spirituale e psichico sempre nuovo”. Ma la Guerra di Troia era necessaria, o non è stato uno sbaglio, un guaio per tutti, vinti e vincitori?

 

 

 

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La Calabria nel primo periodo borbonico

Nell’ambito della rassegna culturale per ricordare il 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, lunedì 5 settembre 2022, il comune di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, la Deputazione di Storia Patria per la Calabria e la Biblioteca comunale “P. De Nava” di Reggio Calabria, nei locali della stessa Biblioteca, hanno organizzato la conferenza “La Calabria nel primo periodo borbonico”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria ed ha Relazionato Giuseppe Caridi, ordinario di Storia moderna dell’Università di Messina, Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis. Il Prof. Caridi, nella sua lunga ed articolata conferenza ha ricordato che nel 1734, nel corso della Guerra di Successione polacca, le truppe ispaniche strapparono agli Austriaci il Mezzogiorno d’Italia e il re Filippo V di Borbone vi pose come sovrano il proprio figlio Carlo, con cui ebbe inizio la dinastia borbonica che sarebbe rimasta sul trono di Napoli fino all’Unità d’Italia. Durante il regno di Carlo di Borbone numerosi feudi calabresi conseguirono un notevole progresso economico e sociale. Carlo, sotto la guida effettiva di primi ministri spagnoli imposti dai genitori, cercò di imprimere una svolta in senso moderno alle antiquate strutture statali, operazione che venne però fortemente ostacolata dai locali ceti privilegiati dell’aristocrazia, del clero e dei magistrati.

 

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Gaetano Monteleone. Un sentimento di poesia

Nell’ambito della rassegna culturale per ricordare il 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, il comune di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, presso la Biblioteca Villetta “De Nava”, hanno presentato il volume “Gaetano Monteleone. Un sentimento di poesia”. Sono intervenuti Alessio Frangipani per la Biblioteca “P. De Nava”, Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, Isabella Monteleone curatrice del volume. Ha relazionato Maria Florinda Minniti, docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis, che ha sottolineato le numerose tematiche delle poesie, dall’infanzia alla fanciullezza, ricordando che la fanciullezza è un “universo del momento”. Nel rammemorare il luogo natio, il poeta Monteleone con parole sobrie e felici parla dei suoi familiari ed amici. Nella sua relazione la prof.ssa Minniti ha ricordato, inoltre, che in molte composizioni, Gaetano Monteleone ha tratto ispirazione dai luoghi dove svolgeva le funzioni di magistrato e dallo studio impegnativo e costante di autori classici, greci e latini. Nel concludere la lunga e articolata relazione la Minniti ha evidenziato l’impegno istituzionale, culturale, sociale e civile del poeta Monteleone, personalità eminente, voce poetica alta e significativa della nostra Calabria. Nel suo intervento, Isabella Monteleone ha raccontato che, nel riordinare l’archivio del padre, ha scoperto alcuni documenti relativi alla sua vita letteraria. Tali documenti rappresentano preziose tracce di momenti di vita, di moti dell’animo, di incontri e relazioni con protagonisti della cultura italiana del Novecento. Gaetano Monteleone (1917 – 1989), nel 1937 pubblica la prima raccolta di versi “Paesaggi ideali” (1937) e “Voci del silenzio” (1939). Dal 1946 al 1950 collabora con riviste letterarie e scrive numerosi saggi, articoli e volumi di poesie. Nel 1966, promosso magistrato di Corte d’Appello, gli viene assegnato l’ufficio di Procuratore della Repubblica a Vibo Valentia, nel 1968 si trasferisce a Roma con l’incarico di Sostituto Procuratore Generale della Corte d’Appello. Congedatosi nel 1987 con il titolo di Procuratore Generale, nel 1988 è insignito dal Presidente della Repubblica dell’alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”. Muore a Roma il 27 gennaio 1989 e, per sua espressa volontà, riposa nel cimitero di Seminara.

 

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I confini della materia

Nell’ambito delle "Notti d'Estate" del MArRC per promuovere la cultura nel segno del cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi di Riace, alla Terrazza del MArRC, lo stesso Museo Archeologico Nazionale e il Centro Internazionale Scrittori hanno organizzato il dibattito scientifico dal titolo “I confini della materia”. Sono intervenuti Carmelo Malacrino, direttore del MArRC e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis. Ha introdotto il tema del dibattito Paola Radici Colace, già ordinaria di Filologia classica, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Hanno Partecipato i relatori Liliana Restuccia, ordinaria di Fisica Matematica, Dipartimento di Scienze matematiche e informatiche, scienze fisiche e scienze della terra, Università di Messina e Santo Scinelli, vicepresidente di 'Mathesis' (Messina) Organo Nazionale di Divulgazione di Scienze Matematiche e Fisiche. Il tema “I confini della materia” è stato trattato da diversi punti di vista, dalle teorie cosmologiche, principalmente la Relatività Generale di Einstein, che descrive l’Universo e i suoi confini, ipotizzato illimitato, senza bordi, cioè senza confini, ed isotropo, avente le stesse proprietà in ogni punto ed in ogni direzione. Tale teoria, chiamata” Geometrizzazione della fisica” è una generalizzazione della Relatività ristretta di Einstein. Nei loro interventi i relatori hanno interpretato l’argomento “I confini della materia” alla luce dello studio del comportamento della materia a differenti scale nanometriche. Per ogni scala, macroscopica, microscopica, mesoscopica, cambiano le teorie, i modelli, le ipotesi, i limiti di validità, le metodologie matematiche e la matematica di base. Siamo nell’era   della nanotecnologia che copre quella branca della scienza che utilizza, o crea, materiali dalle dimensioni nanometriche, cioè da diecimila fino a un milione di volte più piccoli di un millimetro. La nanotecnologia copre quella branca della scienza che utilizza, o crea, materiali dalle dimensioni nanometriche, cioè da diecimila fino a un milione di volte più piccoli di un millimetro. Lo studio di tali materiali e del loro comportamento, che rientra dentro i nanoconfini, lungi dal sembrare nella sensibilità comune, riservato a nicchie ristrette di interesse scientifico, ha permesso la realizzazione, per citarne solo alcuni, di dispositivi LED, MOSFET, sensori, attuatori e LASER, che tanto impatto hanno nella nostra vita quotidiana e in tanti aspetti di essa. La scienza è di tutti e per tutti, perché cambia la nostra vita e spesso in meglio.

 

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CIS

Presentazione volume "Rapporto sul potere" di Rosaria Catanoso

Promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dalla chiesa degli artisti di Reggio Calabria. mercoledì 3 agosto 2022, presso il Chiostro della chiesa di San Giorgio al Corso si è svolta la conversazione sul volume “Rapporto sul sapere” – L’intellettuale nel tramonto della politica, di Rosaria Catanoso, pubblicato dalla Fondazione Giacomo Matteotti, 2021, Roma. Gli interventi di don Nuccio Cannizzaro, parroco della chiesa degli artisti e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, hanno introdotto l’interessante incontro, diretto e moderato da Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia Classica, Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Già negli interventi iniziali è stato sottolineato l’impegno dell’intellettuale capace di comprendere il pensiero contemporaneo dei pensatori di professione. Durante la conversazione l’autrice Rosaria Catanoso ha risposto alle interessanti domande rivolte dai membri del Comitato Scientifico di Filosofia del Cis, formato da Gianfranco Cordì, Giovanni De Girolamo, Franco Iaria, e Emilia Serranò. Rosaria Catanoso, dottore di ricerca in Filosofia contemporanea, ha già pubblicato per la Giappichelli edizioni nel 219 il volume “Hannah Arendt. Imprevisto ed eccezione. Lo stupore della storia. Dalla relazione inviata da Teresa Serra, Emerito di Filosofia Politica e Filosofia del diritto “La Sapienza” Roma, assente per motivi personali, si evince che a prima vista l’intento del volume è quello di ricercare una connessione critica tra la filosofia, intesa come pensiero speculativo, e il vivere quotidiano. E già dietro questa ricerca si fa strada l‘importanza della realtà quotidiana e della riflessione sul presente che entra ad arricchire, anche modificandolo, il pensiero speculativo. Molte le domande che Rosaria Catanoso si pone e le suggestioni che ci consegna. Prima fra tutte la domanda di come cambi la filosofia, e quale rapporto possa esistere tra questa filosofia e gli intellettuali. Questa figura di intellettuale che, anche storicamente, è stata sempre ambigua, problematica, oltre che varia. E, ci avverte Rosaria, lo scopo della sua analisi diventa anche uno studio, il più possibile particolareggiato e produttivo, sia sulla figura generica degli intellettuali oggi, sia sul rapporto tra politica e pensiero. Il percorso che segue Rosaria, sostiene la prof. Teresa Serra, è, come lei stessa lo definisce, accidentato e scosceso e si gioca anche nel passaggio dal piano speculativo al piano empirico. Ma in questo percorso l’autrice si destreggia con attenzione critica nella quale si può scorgere anche una nota di ottimismo: la speranza che “nella società delle abilità, della tecnica e del saper fare, essere intellettuali significherà possedere le virtù intese come ‘abilità ad esistere’, in grado di darci stabilità e consistenza per poter dar vita a nuove comunità politiche e di pensieri”. Un compito arduo di cui è sempre stato sovraccaricato il vero intellettuale, sempre calato nel suo contesto e sempre legato a scelte di principio.

 

 

 

 

 

 

Presentazione volume "Iolinda" di Nicodemo Vitetta - Città del Sole edizioni

Nella suggestiva cornice del Chiostro San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nei giorni scorsi, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria hanno presentato il volume “Iolinda” di Nicodemo Vitetta, Città del Sole Edizioni. Coordinatrice dell’incontro è stata Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis. Hanno parlato del libro i relatori Arturo Cafarelli, medico e poeta e Stefania Isola, specialista al Policlinico Universitario di Messina. Ha concluso la manifestazione l’autore Nicodemo Vitetta. Il titolo del volume “Jolinda” è la composizione dei diminutivi dei nomi Jo (riferito a Jole) e Linda (riferito a Ermelinda). Nel libro di Nicodemo Vitetta si raccontano le storie private di Jole Santelli che fu Presidente della Regione Calabria e di Ermelinda Vitetta adorata sorella dell’autore, accomunate da un identico destino.  Arturo Cafarelli ha ricordato che la pubblicazione è accattivante, di immediata fruizione, impregnata cristianamente di fede e di speranza, di amore fraterno, di solidarietà. La malattia è osservata dal particolare punto di vista del malato, bisognevole, oltre che delle cure mediche, anche di quel particolare rapporto empatico fra medico e paziente che gli permetta di affrontare la patologia con maggiore tranquillità. Ma cambia la vita. Il tempo rallenta, viene scandito dal diario clinico, si abbandonano le futilità che prima rivestivano carattere quasi prioritario, ci si aggrappa alla fede, si manifestano i veri affetti in una sorprendente solidarietà. Il libro ci introduce in un mondo parallelo dove emergono alcuni valori della vita spesso messi in zona d'ombra dalla frenesia della quotidianità. In questo contesto un destino comune unisce quello di Jole Santelli e Ermelinda, sorella dell'autore. Donne così differenti nei rispettivi ruoli, ma accomunate dalla stessa malattia, curate nello stesso ospedale, in lotta entrambe contro un male incurabile che le ha portate a una morte prematura, ma soprattutto accomunate dalla dignità con cui hanno affrontato la malattia. Nei loro interventi Stefania Isola e l’autore Nicodemo Vitetta hanno evidenziato che il volume “Iolinda” racconta lo svolgersi di storie di donne che si intrecciano seguendo la casualità della loro somiglianza; ispirate a persone reali che hanno lottato sacrificando la propria vita per gli altri, ma, soprattutto sono i sentimenti gli unici veri protagonisti in grado di accomunare gli esseri umani, a prescindere dal loro stato sociale e grado di cultura.

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MArRC e Cis

L'Elettra di Euripide

Le "Notti d'Estate" del MArRC vi aspettano! Tanti eventi per promuovere la cultura nel segno del cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi di Riace. L’impegno dinamico ed entusiasta del Direttore Carmelo Malacrino, accompagnato dall’autorevolezza della cultura, dalla professionalità e dalla profonda simpatia ha collegato il Museo con Istituzioni, Università, Scuole, Associazioni Culturali, ed in particolare con la gente comune, facendone un volano per la crescita della città di Reggio. Giovedì 21 luglio 2022, presso la Terrazza del MArRC, lo stesso Museo Archeologico Nazionale e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, nell’ambito del Ciclo “il mito nei testi e nell’archeologia”, hanno promosso la conferenza “L’Elettra di Euripide. Necessità e ingiustizia della morte di Clitennestra, in una realtà irriducibile ad ordine logico”. Il programma delle “Notti d’Estate” del MArRC ci accompagnerà fino a settembre con ospiti ed eventi prestigiosi ha sostenuto Carmelo Malacrino, direttore del MArRC. Poi ha preso la parola Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis che ha ringraziato il Museo per la collaborazione che dura da diversi anni e che ci consente di parlare di letteratura greca nella straordinaria location, unica al mondo per la suggestiva vista che offre sullo Stretto e per l’incanto del panorama. La relatrice Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, direttore scientifico e presidente onorario del Cis, ha iniziato col dire che Odio, vendetta e rimorso sono le trame che tengono insieme Elettra, figlia emarginata, che ha dovuto perfino rinunciare allo status di principessa perché la madre Clitennestra l’ha data in sposa ad Auturgo, miceneo di nobili origini ma caduto in disgrazia, facendone una contadina, una povera, un’esclusa. Vero motore dell’azione e della vendetta che Elettra aggiunge al motivo della morte del padre Agamennone e al rancore per la perdita dei privilegi degni alla figlia di un re, ma, anche per un senso di rivalità con la madre per il possesso del genitore maschio, che farà parlare Freud del complesso di Elettra (identico e polare al complesso di Edipo). Vittima delle sevizie di Egisto e Clitennestra, Elettra si fa via via più oscura, malevola, sinistra, immotivatamente ostile. Per punire i colpevoli, deve irrimediabilmente attendere il fratello vendicatore. Oreste ed Elettra uniscono le loro sorti e diventano due fratelli legati da sentimenti di vendetta e, paradossalmente, giustizia, solidali nell’uccisione della madre Clitennestra e protagonisti di questo immenso dramma familiare.  

 

 

 

C. Malacrino - P. Radici Colace - L. R. Borruto

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Cis

Emily Bronte "Cime tempestose"

Mercoledì 13 luglio 2022 nella suggestiva cornice del Chiostro San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nell’ambito del Ciclo di Letteratura mondiale di lingua Inglese “La natura e lo stupore dell’artista” hanno organizzato l’incontro Emily Bronte. “Cime tempestose”, La natura della brughiera. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis. Con il contributo di slides ha relazionato Silvana Comi, docente di Lingua e Letteratura Inglese, Componente del Comitato Scientifico del Cis. Emily Bronte (1818 – 1848) è stata scrittrice e poetessa inglese, nota per il suo romanzo “Cime tempestose” considerato un classico della letteratura inglese. Ha pubblicato “Poems by Currer, Ellis e Action Bell”, volume di poesie scritto assieme alle sorelle Charlotte e Anne.

Loreley Rosita Borruto - Silvana Comi

Loreley Rosita Borruto - Silvana Comi

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Cis della Calabria

Penelope e le altre. Figure femminili nell'Odissea

“Penelope e le altre. Figure femminili nell’Odissea” è stato il titolo della conversazione promossa dal Centro Internazionale scrittori della Calabria che si è svolta mercoledì 22 scorso, presso la Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con l’ausilio di slides ha relazionato Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente del Comitato Scientifico del Cis, la quale ha sottolineato come l’Odissea è il poema che narra il viaggio di ritorno (nostos) dell’eroe greco Odisseo (Ulisse), dopo la guerra di Troia, all’amata patria Itaca. Lo scenario della navigazione e delle molteplici avventure affrontate da Odisseo è il mare Mediterraneo con le sue isole fascinose, i paesaggi verdeggianti, le tempeste, il cielo stellato ad indicare la rotta; e gli incontri: esseri umani, mostri, divinità, ma soprattutto, ha puntualizzato la prof.ssa Maria Florinda Minniti, gli incontri con memorabili personaggi femminili che ospitano e amano Odisseo: la ninfa Calipso, signora dell’isola di Ogigia, che con parole carezzevoli vorrebbe sopire nell’animo dell’eroe ricordi e desideri del passato, e per tenerlo legato a sé gli donerebbe l’immortalità; la maga Circe nell’isola di Eea, che opera la metamorfosi degli uomini in bestie, ma, minacciata dall’eroe, si placa e implora. Tuttavia Odisseo avverte una tormentosa nostalgia della “petrosa” Itaca e della famiglia lontana: la moglie Penelope e il figlio Telemaco. E finalmente l’eroe fa ritorno. La fedele Penelope l’ha atteso per lunghi anni (è il modello della donna e del suo ruolo nella società micenea, rispecchiata nel poema): anche se è una mortale, anche se la sua bellezza non ha più lo splendore della giovinezza, l’eroe è ritornato da lei perché ella sintetizza il suo mondo, la sua casa, la sua famiglia. Tra le sue braccia Odisseo può finalmente placare l’ansia dell’ignoto e dei viaggi. Ma forse non del tutto.

 

Quando l'arte incontra il suo immaginario - Allegra - Surace

Promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, presso la Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, mercoledì 8 giugno 2022, nell’ambito del ciclo “Quando l’arte incontra il suo immaginario” si è svolto l’incontro tra Alessandro Allegra, pittore e Francesco Surace, poeta. Il ciclo di incontri tra gli artisti ha lo scopo di valorizzare e fare conoscere ad ogni livello culturale e sociale l’arte e la creatività di autori calabresi. Sono intervenuti: don Antonio Cannizzaro, parroco della chiesa di San Giorgio al Corso e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Ha diretto il confronto artistico Giovanni De Girolamo, docente di lettere, critico letterario e d’arte, il quale dopo una breve introduzione sull’importanza dell’arte e della letteratura, ha ricordato come la realtà, l’immagine, il mito, la storia, la religione, la metafora, il simbolo, ma soprattutto il legame emotivo che unisce l’artista ai luoghi del suo territorio, alle tradizioni, alla sua cultura sono alcune delle tematiche che attraversano le opere pittoriche e narrative dei due artisti. Alessandro Allegra, nel suo intervento, ha commentato due sue opere pittoriche dal titolo “Giuda e il diavolo”, (quadro esposto nella chiesa di San Giorgio al Corso) e “San Pietro penitente”, elencando, con il supporto di slides, le motivazioni e gli elementi compositivi dei dipinti, partendo dalla fase intuitiva fino a quella della costruzione di uno scenario, per poi arrivare ad una composizione bilanciata dove esiste interazione tra i personaggi dei dipinti e la loro distribuzione nello spazio. Dopo una breve presentazione del poeta Francesco Surace, il moderatore dell’incontro, prof. De Girolamo ha evidenziato la natura metaforica ed ellittica dei versi del poeta. Francesco Surace ha letto alcune sue poesie, molto apprezzate dal pubblico presente. Poi, attraverso chiarimenti e aneddoti, ha ricordato atmosfere, motivazioni, stati d’animo, pensieri e sentimenti che hanno suscitato la sua creatività poetica.  Pittura e poesia, quindi, attraverso la bellezza artistica totale delle immagini e il significato pieno della scrittura hanno creato un reale e simbolico percorso evolutivo e spirituale, donando, così, al pubblico presente una pioggia di emozioni e di riflessioni.

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Innovazione e tradizione nella poesia di Gaetano Previtera

Nell’ambito della convenzione per attività di collaborazione culturale tra la Città Metropolitana di Reggio Calabria e il Centro internazionale Scrittori della Calabria, sul tema “gli scrittori calabresi”, venerdì 3 giugno scorso, presso il Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” via Cuzzocrea Reggio Calabria, la Metro City e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno reso omaggio al poeta Gaetano Previtera. Relatore dell’incontro è stato Arturo Cafarelli, poeta, drammaturgo, mentre la lettura dei testi poetici è stata curata da Maria Ielo e Salvatore Marrari. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, la quale ha sottolineato come il poeta Previtera (nato a Palmi (RC), 1944, morto a Reggio Calabria il 2002) è stato un rappresentante della letteratura calabrese che nelle sue poesie ha adoperato un linguaggio metaforico e arguto. Il relatore Cafarelli, dopo aver ricordato gli impegni professionali quale funzionario regionale calabrese e gli interessi culturali quale socio e collaboratore di numerose associazioni e attività culturali, si è soffermato su due raccolte poetiche dal titolo: Nsitaparoli e Cancreide. Cafarelli con la sua profonda e analitica relazione ha illustrato a un pubblico attento e partecipe, la poesia di Gaetano Previtera che negli anni 90 ha avuto il merito di rinnovare con parole nuove il nostro dialetto. Nsitaparoli, infatti, significa innesto di nuove parole e ciò permise al poeta Previtera di parlare con disinvoltura di DNA, di clonazione, di elettronica, argomenti mai trattati prima in ambito dialettale, indirizzando la sua satira verso i disvalori del mondo contemporaneo. Autore anche di due apprezzate raccolte in lingua italiana (Esili giunchi e Musa in vacanza), Previtera pubblicò nel 2002 un poemetto dialettale – Cancreide – che può considerarsi il suo testamento poetico, dove l’angoscia, il dramma umano, opportunamente occultati da una frizzante ironia e autoironia, emergono per contrasto suscitando sempre un sorriso amaro (Stu mari i feli cu na schizza i duci / st’illusioni ottica r’a vita).

 

 

 

 

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Gaetano Monteleone. Un sentimento di poesia

Gaetano Monteleone. Un sentimento di poesia

2022-08-23 11:43

I confini della materia

I confini della materia

2022-08-15 16:17

Presentazione volume

Presentazione volume "rapporto sul potere" di Rosaria Catanoso. Ed. Fondazione Giacomo Matteotti

2022-08-06 10:52

Presentazione volume

Presentazione volume "Iolinda" di Nicodemo Vitetta - Città del Sole Edizioni

2022-08-02 08:41

L'Elettra di Euripide

2022-07-23 17:03

Penelope e le altre. Figure femminili nell’Odissea

Penelope e le altre. Figure femminili nell’Odissea

2022-06-23 19:46

Quando l’arte incontra il suo immaginario” - Alessandro Allegra - Francesco Surace

Quando l’arte incontra il suo immaginario” - Alessandro Allegra - Francesco Surace

2022-06-14 11:50

Presentazione volume “Alle fonti dell’etica” di Tito Lucrezio Rizzo

Presentazione volume “Alle fonti dell’etica” di Tito Lucrezio Rizzo

2022-06-06 21:27

L'epidemia allergica - Relatrice dott.ssa Stefania Isola

L'epidemia allergica - Relatrice dott.ssa Stefania Isola

2022-06-01 22:36

Rosario Villari, lo storico, il politico, l’accademico

Rosario Villari, lo storico, il politico, l’accademico

2022-05-27 22:36

Cassiodoro e la medicina monastica

Cassiodoro e la medicina monastica

2022-05-26 09:39

Presentazione volume

Presentazione volume "Profumo di bianca zagara"

2022-05-20 22:26

Filosofi e crisi europea contemporanea

Filosofi e crisi europea contemporanea

2022-05-18 21:37

"Ione" tragedia di Euripide

2022-05-17 23:51

Antonio Piromalli e la Calabria

Antonio Piromalli e la Calabria

2022-05-17 15:26

Cent’anni di Palazzo San Giorgio: la ricostruzione (dopo il terremoto) di Ernesto Basile

Cent’anni di Palazzo San Giorgio: la ricostruzione (dopo il terremoto) di Ernesto Basile

2022-05-10 13:35

La Diocesi di Bova. Dalle origini al 1986

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2022-05-10 00:02

Roma e l’area dello Stretto. Profilo storico e socio economico della Calabria romana

Roma e l’area dello Stretto. Profilo storico e socio economico della Calabria romana

2022-05-09 21:19

Roma e l’area dello Stretto. Profilo storico esocio economico della Calabria romana

Annibale contro Roma”. La storia della guerra degna di memoria sopra tutte le altre che mai furono combattute (Tito Livio)

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2022-05-04 23:03

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Napoli e le sue provincie durante il viceregno austriaco (1704-1734)

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2022-05-04 22:34

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Articolo

Cassiodoro e la medicina monastica

Nella Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria si è tenuta la conferenza “All’alba della medicina monastica”. Hanno introdotto l’incontro gli interventi di don Nuccio Cannizzaro, parroco della chiesa di San Giorgio al Corso, Tempio della Vittoria e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Relatore della conferenza è stato il prof. dott. Alfredo Focà, ordinario di microbiologia presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Il prof. Focà, cultore di Storia della Medicina Calabrese, ha pubblicato numerosi libri, articoli e saggi ed ha tenuto numerose conferenze su medici e medicina in Calabria. Nella sua lunga e articolata conferenza il prof. Alfredo Focà ha sottolineato come la cultura dei libri si è sviluppata all’interno dei monasteri e dei cenobi cui hanno dato vita alcuni dei più grandi uomini del passato e tra questi primeggiano incontrastati Cassiodoro e San Benedetto da Norcia. Con delle differenze sostanziali: nella Regola di San Benedetto è unico e prevalente l’elemento religioso, quindi scuola a servizio di Dio. In Cassiodoro prevale la cultura del sacro e del profano con prevalenza della medicina e della farmacologia. Cassiodoro concretizza una fusione tra monachesimo e cultura romano-cristiana, in cui l’esperienza cenobitica si configura come una sorta di monachesimo istruito, sulla base dell’alternarsi della quotidiana attività di copia di manoscritti, di traduzione di opere dal greco, di stesura di nuovi trattati e della pratica medica caritatevole. Per i monaci dediti preferibilmente al lavoro manuale e alla pratica della medicina egli crea un orto per la coltivazione delle piante officinali (erba mediche) che i monaci realizzano studiando sui libri di Dioscoride per la botanica medicinale e Celio Aureliano per la pratica della medicina. Nel 554, Cassiodoro ritorna a Squillace con un carico di libri proveniente da Costantinopoli e da Ravenna e fonda due monasteri e dà vita ad un luogo di riflessione e preghiera votato alla trascrizione, alla traduzione ed alla custodia dei libri. Alimentando, così, la scuola degli amanuensi con lo scopo di divulgare le opere sacre e profane degli antichi.

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Articolo

Presentazione volume  “Profumo di bianca Zagara” di Raffaela Condello

Nell’ambito della convenzione per attività di collaborazione culturale tra la Città Metropolitana di Reggio Calabria e il Centro internazionale Scrittori della Calabria, sul tema “gli scrittori calabresi”, venerdì 20 maggio 2022, presso il Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” via Cuzzocrea Reggio Calabria, la Metro City e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria hanno organizzato la presentazione del volume “Profumo di bianca Zagara”, L’eloquenza dell’anima di Raffaela Condello. Sono intervenuti: Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis, l’On.le Candeloro Imbalzano, Giovanni De Girolamo, docente di lettere, critico d’arte e di letteratura e l’autrice Raffaela Condello. Letture di brani scelti a cura dell’attrice Lilli Sgro. Il volume “Profumo di Bianca Zagara” è una raccolta di poesie attraverso le quali l’autrice fa emergere l’eloquenza dell’anima come un cuore pulsante addolcito o amareggiato da una fame o una sete che respira l’aria della vita. Tra le righe di ogni poesia la presenza di pianto e riso rivelato da un io che s’interseca tra le meraviglie della vita e i misteri della morte. Raffaela Condello, svolge la libera professione di psicologa, attualmente dirige lo studio di Psicologia e Psicologia Applicata “ArcoIris” di Palmi dove vive e lavora.

 

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Cis

"Ione" tragedia di Euripide

Nell’ambito del cinquantesimo anniversario dal ritrovamento dei Bronzi di Riace, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, la Cattedra di Teatro Antico e Moderno e Cattedra di Mitologia Antica e Moderna in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sul Mito (CISM) di Ancona e con l’Accademia Siciliana dei mitici di Palermo (prof. Paola Radici Colace) nell’ambito del Ciclo “il mito nei testi e nell’archeologia”, presso la Sala conferenze del MArRC, venerdi 13 maggio, hanno organizzato la conferenza “Ione” la nota tragedia di Euripide”. Ha introdotto l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis, con il supporto di video proiezione, ha relazionato Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica, Università di Messina. La tragedia Ione, di certo non tra le più frequentate del teatro tragico greco, fu rappresentata per la prima volta secondo alcuni studiosi il 418 a. C., secondo altri il 410. Il dramma, ha puntualizzato la prof. Paola Radici Colace, appartiene in ogni caso alla fase tarda di Euripide, quando il tragediografo inventa nuovi meccanismi per fare teatro. Ione, nato dal rapporto clandestino tra Creusa, figlia di Eretteo re di Atene ed Apollo, viene abbandonato dalla madre, allevato da Pizia viene assegnato agli uffici di ministro del tempio di Delfi. Nel frattempo, Creusa diviene moglie del re di Atene Xuto, essendo una coppia sterile si recano al tempio per interrogare il dio circa le cause della loro sterilità. All’uscita del tempio Creusa incontra Ione che le rivela di non aver mai conosciuto sua madre. Creusa lo compiange, gli nasconde di aver avuto un figlio da Apollo e mentendo, gli dice invece che una sua amica, sedotta dal dio, ha partorito un piccolo e lo ha poi abbandonato. Il giovane avrebbe appunto l’età di Ione. Creusa è colta dalla disperazione per aver perso il figlio, ma, all’improvviso, interviene Pizia che mostra a Creusa la cesta contenente le fasce in cui aveva avvolto Ione. L’avvelenamento ordito da Creusa ai danni del giovane Ione non si compie, anzi, grazie agli oggetti contenuti nel canestro si riconoscono madre e figlio. Apollo, intanto, fa credere a Xuto di essere il padre di Ione. La catastrofe finale, ha concluso la relatrice, viene sostituita dal lieto fine. La comicità, quindi, pervade tutta la tragedia, espedienti tipici della commedia, equivoci, scambi di persona e ambiguità scorrono esilaranti, creando una preoccupante ibridazione con la commedia, che è preludio alla scomparsa di ambedue i generi teatrali da lì a poco tempo.

 

 

 

 

 

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Cis

Antonio Piromalli e la Calabria

Nel centenario della nascita di Antonio Piromalli (1920 – 2020) si sono svolte e si svolgeranno, nei mesi di maggio e giugno, in numerose università italiane (Urbino, Bologna, Cassino, Messina, Reggio Calabria) varie manifestazioni coordinate dal Prof. Toni Iermano e dal Fondo Antonio Piromalli. Nell’ambito di queste manifestazioni, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, il Comitato Scientifico di studio della figura e delle opere di Antonio Piromalli, l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, martedì 10 maggio 2022, presso la Sala conferenze dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, hanno organizzato il convegno: “Antonio Piromalli e la Calabria”. Dopo i saluti di Antonino Zumbo, Rettore dell’Università per Stranieri “D. Alighieri” di Reggio Calabria e di Irene Calabrò, assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria, hanno introdotto la conferenza, Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria e Paola Radici Colace presidente del Comitato Scientifico “A. Piromalli”. Nella prima parte della manifestazione presieduta da Paola Radici Colace sono intervenuti Antonino Zumbo, componente Comitato Scientifico “A. Piromalli” che ha illustrato il percorso della formazione scolastica e universitaria di Antonio Piromalli e Maria Florinda Minniti, già docente di Italiano e Latino, componente Comitato Scientifico “A. Piromalli” che si è soffermata sugli scritti critici di Antonio Piromalli. Dopo una breve pausa è stato proiettato un video, realizzato da Stefano Fava, sulla vita di Antonio Piromalli. Il filmato corredato da fotografie, grafica e musica ha evidenziato la numerosa attività culturale tenuta in Calabria dal Piromalli. Nella seconda parte della conferenza presieduta da Antonino Zumbo è intervenuta Emilia Serranò, già docente di Scienze umane, componete del Comitato Scientifico “A. Piromalli”, la quale ha relazionato sul tema Religiosità e cultura nella Calabria da Gioacchino Da Fiore secondo la visione di Antonio Piromalli. Ha concluso la serie degli interventi Lanfranco Piromalli che ha ringraziato gli organizzatori del convegno, i relatori e il numeroso pubblica presente. Sono intervenuti al dibattito, Santo Gioffré ricordando il prof. Piromalli maestro di letteratura, il primo a leggere e fare pubblicare il romanzo “Artemisia Sanchez”, poi fiction televisiva trasmessa dalla Rai e l’intervento di Adriana Cordiano, già presidente della “Fondazione Seminara” di Maropati che ha evidenziato l’intellettuale e il critico letterario, sottolineando come il prof. Antonio Piromalli, in questa nostra regione povera di grandi maestri, rimane un punto fermo per la letteratura calabrese. Nato a Maropati, il 3 settembre 1920 e morto a Polistena il 7 giugno 2003, Antonio Piromalli è stato un critico letterario, scrittore, poeta, docente di Letteratura Italiana nelle Università di Urbino, Bologna, Salerno, Cassino. Famosi i suoi libri: “La letteratura Calabrese” in due volumi; “Letteratura e Cultura popolare”; Saggi critici di Storia Letteraria; monografie su Fogazzaro, Corazzini, Gozzano, Seminara, Deledda, Padula, Ariosto, Michelstaedter, Pierro, Calogero, Gioacchino Da Fiore e Dante; “Società, cultura e letteratura in Emilia Romagna”; “La Storia della cultura a Rimini nell’Ottocento”; le raccolte poetiche: “Sei tu il bolero” e “Ti estraggo dai tifoni”, “La ragazza di Ferrara”, “Da un’altra stanza” e numerose altre pubblicazioni.

 

 

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Articolo

Cent’anni di Palazzo San Giorgio: la ricostruzione (dopo il terremoto) di Ernesto Basile

Si è svolta Giovedì 5 maggio presso la Sala dei Lampadari “Italo Falcomatà” di Palazzo San Giorgio, la conferenza dal titolo “Cent’anni di Palazzo San Giorgio: la ricostruzione (dopo il terremoto) di Ernesto Basile, promossa dal Comune di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria. Ha introdotto i lavori l’avv. Irene Calabrò, assessore alla Cultura del comune di Reggio Calabria, e la manifestazione è stata coordinata dalla dott.ssa Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. Ha relazionato l’arch. Daniela Neri, funzionario responsabile del Settore Cultura del comune di Reggio Calabria.

La dottoressa Neri ha ricostruito uno periodo storico importante della città di Reggio Calabria, partendo dal fatidico giorno 28 dicembre 1908, quando la città fu devastata dal tragico terremoto, ha ripercorso, attraverso le immagini la ricostruzione della città, evidenziando i fattori che contribuirono alla sua distruzione oltre la violenza del sisma.

Il racconto prosegue con le immagini della città baracca e degli edifici realizzati da noti progettisti nel primo trentennio del novecento, coevi alla a realizzazione di Palazzo S. Giorgio. La relatrice ha evidenziato la corrente che ha prevalso su quasi tutta la produzione architettonica reggina della ricostruzione dopo il sisma del 1908, in particolare negli edifici più rappresentativi, che rispecchiano le caratteristiche dell’architettura neoclassicista, con la comparsa per la prima volta di forme ornamentali di gusto floreale.

Si è soffermata in particolare sul progettista di Palazzo S. Giorgio Ernesto Basile. La vita di Basile è stata ripercossa attraverso le slide che hanno mostrato, cronologicamente gli edifici da lui progettati, ville, villini, palazzi di rappresentanza, teatri, e che realizzò a Palermo, Catania e Roma. È stata messa in evidenza la formazione culturale di Basile e il suo definito stile architettonico. Infatti, dalla scuola palermitana, sono arrivati a Reggio i caratteri del liberty nazionale. Ma soprattutto, è emerso lo sforzo del progettista nella progettazione di Palazzo S. Giorgio che doveva rappresentare per la città il simbolo della rinascita. La relazione si è conclusa con una descrizione storico-architettonica di Palazzo S. Giorgio che proprio quest’anno festeggia i suoi 100 anni.

 

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Pasolini e la Calabria

Nel 100° anniversario della nascita di Pier Paolo Pasolini, lunedì 11 aprile, presso la Biblioteca comunale “De Nava" di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del comune di Reggio Calabria, ha promosso la conferenza “Pasolini e la Calabria”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis e ha relazionato Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica all’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Nell’estate 1959, Pier Paolo Pasolini, 35enne, accettò di realizzare per il mensile milanese Successo, diretto da Arturo Tofanelli, un reportage da pubblicare a puntate sui litorali italiani in piena stagione balneare. Il titolo del reportage era La lunga strada di sabbia. Quello di Pasolini è uno dei primi reportage che si è concentrato sul concetto di vacanza in un’Italia, quella del 1959, che ormai si era lasciata alle spalle il dopoguerra e cominciava ad assaporare il gusto del boom economico, dove la “vacanza al mare” era diventata per la prima volta un fenomeno di massa. “Nel sorriso dei giovani che tornano dal loro atroce lavoro, c’è un guizzo di troppa libertà, quasi di pazzia. Nel fervore che precede l’ora di cena, l’omertà ha questa forma lieta, vociante: nel loro mondo così si fa. Ma intorno c’è una cornice di vuoto e di silenzio che fa paura”. Inizia così il rapporto complesso, conflittuale e riappacificato, con la Calabria. Le parole dello scrittore feriscono la sensibilità di molti, come mostra il ricco dossier di testi sia pasoliniani che di altri, peraltro poco conosciuti, esaminati attentamente dalla relatrice dal punto di vista contenutistico e linguistico. L’amministrazione comunale di Cutro presentò querela alla Procura della Repubblica di Milano. Pasolini ritornò nella “terra dei banditi” nel 1964. Da turista. In questo suo secondo viaggio guardò con occhi solo apparentemente più attenti e comprensivi alla regione, che rimane ancora per lui quel paese senza legge (“anarchica”) e naif (“infantile”) immerso nella preistoria (“prima della storia”): «In Calabria è stato commesso il più grave dei delitti, di cui non risponderà mai nessuno: è stata uccisa la speranza pura, quella un po’ anarchica e infantile di chi, vivendo prima della storia, ha ancora tutta la storia davanti a sé». Pasolini tornò infatti a girare scene dei suoi film in Calabria, a Crotone, Cutro e a Le Castella dove girò alcune parti di Comizi d’amore (1963) e Il Vangelo secondo Matteo (1964).

 

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Vincenzo Panuccio. L’impronta. Proiettati verso il futuro senza dimenticare il passato

Presso la Sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, hanno promosso l’evento “Vincenzo Panuccio. L’impronta. Proiettati verso il futuro senza dimenticare il passato”. Ha introdotto l’incontro il direttore del MArRC Carmelo Malacrino che, particolarmente contento di riprendere il programma di incontri al Museo, ha ricordato il prof. Panuccio il quale, ancor prima della nomina a direttore, lo volle ospite dell’Associazione “Amici del Museo” per una conferenza sull’importanza di un Museo della Città a Reggio Calabria. La figura di Vincenzo Panuccio culturalmente poliedrica, sarà un modello per tanti giovani che amano questo territorio. Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, la quale ha sottolineato l’importanza di riflettere sul valore degli insegnamenti e sulla straordinaria lezione di attualità di un intellettuale che ha progettato il futuro, sui cui scritti ancora si formeranno generazioni future di giuristi. Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, Rosario Infantino ha ricordato Vincenzo Panuccio maestro di diritto e infaticabile intellettuale che con le sue iniziative culturali e scientifiche ha data lustro alla nostra città. Francesco Arillotta, presidente dell’associazione Amici del Museo di Reggio Calabria, ha ricordato le innumerevoli battaglie che l’associazione, presieduta da Vincenzo Panuccio, ha dovuto affrontare per salvaguardare gli interessi del Museo e della città. Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, ha sottolineato come Vincenzo Panuccio, professore emerito dellUniversità di Messina, preside della Facoltà di Economia e Commercio, eminente rappresentante della scuola giuridica messinese ed uno dei più autorevoli esponenti della migliore cultura giuridica del nostro tempo, ha lasciato alla comunità calabrese un patrimonio inestimabile, una preziosa eredità da custodire gelosamente per il futuro: l’esempio di un professionista di indiscusso spessore umano e intellettuale, che è stato un autentico appassionato della propria terra. Da intellettuale, è stato parte attiva e propositiva nella vita sociale e culturale reggina, animando innumerevoli iniziative culturali e scientifiche che hanno dato lustro alla sua città, meritando per questo il conferimento nel 1972, da parte del Presidente della Repubblica, della medaglia d'oro dei Benemeriti della Cultura e dell'Arte. Ha concluso gli interventi, Francesca Panuccio, prof. associato di Diritto Privato Comparato dell’Università di Messina, che dopo avere ringraziato i partecipanti, ha ricordato come l’occasione di questo evento Le ha consentito di prendere in mano tanti testi di papà su cui non si era soffermata prima, con un sentimento di malinconia e di rimpianto. Tutto il ricordo di un passato ancora recente pulsa di presenza per un futuro nuovo tutto da costruire ed immaginare con fantasia creativa.